Rösti, i giornalisti e gli attivisti
‘Incontro estivo’ con sorpresa al Museo dei trasporti
Dall’inviato Stefano Guerra
Lucerna – «Ci sono cose più piacevoli di ricevere coriandoli in faccia. Ma forse questa è la voce di chi è preoccupato per il cambiamento climatico. E allora è buon segno per la democrazia». Albert Rösti la prende con filosofia. Al Museo dei trasporti di Lucerna, davanti a una imponente Ce 6/8 (una delle quattro locomotive di prova per l’elettrificazione della linea del Gottardo, costruita tra il 1918-1919), il consigliere federale si concede ai giornalisti. Esprime indulgenza nei confronti della dozzina di attivisti per il clima che per più di mezz’ora – oltre che chiedergli di dimettersi – gli hanno appena fatto una testa così a suon di fischi, buuh, urla e, appunto, lanci di coriandoli. Anche nel pieno dell’azione di disturbo, durante il tragitto che dalla stazione costeggiando il lago porta al ‘suo’ museo, il ministro dei Trasporti si è mostrato comprensivo: «Ognuno deve poter esprimere la propria opinione», ha detto a un collega della Rts. Prima di aggiungere: «Il problema è che loro non vogliono parlare con me».
Rösti ancora una volta non ha avuto fortuna. Con la meteo, anzitutto. Già nei suoi primi due ‘incontri estivi’ con i giornalisti (nel 2024 al lago di Oeschinen, nell’Oberland bernese; lo scorso anno sul Moléson, nel Canton Friborgo) il tempo era stato uggioso. Mercoledì mattina a Lucerna – meta scelta anche per sottolineare uno dei più importanti investimenti (3,3 miliardi per la prima tappa della stazione sotterranea) previsti nel pacchetto governativo ‘Trasporti 45’ – il sole non ha nemmeno fatto capolino. Invece pioggia a tratti battente, il Pilatus avvolto da nubi nerissime, un paio di potenti tuoni. E per giunta tutti gli strali lanciatigli contro dagli attivisti di ‘Drop Kollektiv’.
I manifestanti spuntano non appena il bernese si ferma a pochi passi dal Torbogen, il portale principale della vecchia stazione, nel bel mezzo della Bahnhofplatz. Rösti prende la parola per illustrare le sue priorità ai giornalisti. Sennonché una ragazza si avvicina e comincia a scandire slogan contro le energie fossili, i lobbisti del petrolio e i politici a loro asserviti. Scrosciano applausi dai suoi colleghi (per lo più giovani), insinuatisi nel frattempo nel gruppetto di giornalisti al seguito. Meglio andare, fa cenno il consigliere federale.
A piedi ci vuole circa mezz’ora per arrivare al Museo dei trasporti. Gli attivisti non mollano la presa: «Rösti, wir lassen uns nicht rösten» («Rösti, non ci lasciamo arrostire»); «Shame on you, shame on you» («Vergognati, vergognati»); «Quanti morti [per la canicola] nelle ultime settimane? E lui tace, lui tace». Assordano la comitiva con fischietti, lanciano manciate di coriandoli, urlano slogan. «Rösti distrugge il nostro futuro», dice una ragazza a un collega romando che le porge il microfono.
Davanti al Casinò arriva una pattuglia della polizia. Due poliziotti scendono e si accodano al gruppo. Vanno a dare man forte ai tre agenti in borghese (riconoscibili per i bicipiti e l’ombrello nero) che non mollano un istante Rösti. Uno dei poliziotti a un certo punto allontana un signore che tenta di avvicinarsi troppo al consigliere federale. Accanto a noi, un collega si preoccupa per lo zainetto con la scritta delWorld Economic Forum («Meglio nasconderlo, sennò questi mi prendono a calci»).
Non succederà nulla. E dopo il filtraggio operato all’entrata del museo, gli attivisti – che sul sito dropkollektiv.org si definiscono “agitatori e agitatrici creativi” e che nell’ultimo anno già avevano ‘disturbato’ lo stesso Rösti, il consigliere federale Martin Pfister, il Ceo di Ubs Sergio Ermotti e alcuni imprenditori – si disperdono.
Ferrovia, strada e nucleare
Rösti comunque di tempo per parlare ne avrà, eccome. Nella hall ‘trasporto ferroviario’ del museo, passa da un’intervista all’altra. E da un tema all’altro: la ferrovia (la Svizzera francese non viene penalizzata dal pacchetto ‘Trasporti 45’, cerca di spiegare a un paio di colleghi romandi alquanto scettici), le code sulle autostrade (le ultime cifre ufficiali indicano che sono aumentate di oltre il 20% lo scorso anno), la revoca del divieto di costruire centrali nucleari, il cambiamento climatico, la decarbonizzazione. Onnipresente, la responsabile della comunicazione Franziska Ingold rimane a distanza di sicurezza; a un tratto passa a Rösti una bottiglia d’acqua minerale; poi gli toglie un coriandolo rimasto impigliato nei capelli. C’è tempo anche per una foto di gruppo e per alcuni selfie con dei ragazzi in visita al museo («Sie machen gute Politik», fa buona politica, gli dice al volo uno di questi).
I suoi obiettivi sono rimasti gli stessi, spiegherà poi il consigliere federale ai giornalisti al momento del dessert. La sicurezza dell’approvvigionamento elettrico, anzitutto. A medio termine la chiave è lo sviluppo delle energie rinnovabili, ha ribadito. A lungo termine, invece, il fabbisogno di elettricità aumenterà. Pertanto, «puntiamo su tutte le forme di produzione, compresa l’energia nucleare». Il popolo svizzero dovrebbe pronunciarsi a febbraio sulla revoca del divieto di costruire centrali nucleari, decisa dal Parlamento. «Sarà un dibattito difficile e impegnativo», ha osservato il ministro dell’Energia. A suo parere, un ‘sì’ è importante anche per il funzionamento a lungo termine delle centrali nucleari esistenti, nella misura in cui darebbe slancio alla ricerca in un settore per il quale – come ha ricordato un paio di settimane fa al Consiglio nazionale – si comincerebbe ormai ad avvertire anche un certo disinteresse da parte degli studenti universitari. I trasporti, infine. Albert Rösti si è speso per difendere il pacchetto «equilibrato» da poco in consultazione. Il progetto prevede investimenti per complessivi 56,5 miliardi di franchi nell’arco di 20 anni. Di questi, ben 36 sono destinati alla ferrovia; altri 13 serviranno per potenziare la rete autostradale; infine, 7,5 miliardi saranno consacrati a progetti negli agglomerati urbani. Cifre che dimostrerebbero l’infondatezza dell’accusa che da sinistra gli viene mossa, e che il bernese ha dichiarato di non riuscire a comprendere: quella di privilegiare la strada rispetto alla ferrovia e alla mobilità dolce.
Presto di nuovo in sella
L’incontro con i giornalisti è stata una delle prime apparizioni pubbliche di rilievo di Rösti dopo l’intervento chirurgico alla schiena a cui si è sottoposto a fine aprile. Ha detto di aver dovuto «tenersi in disparte» per un paio di settimane, ma ora sta «di nuovo bene»: «Sono al cento per cento in forma per la routine politica quotidiana». Quest’estate dovrà rinunciare alle escursioni in montagna. Ma da agosto potrà tornare ad andare in bicicletta. Incontrerà ancora qualche attivista che gli lancia coriandoli in faccia?
PRIMA PAGINA
it-ch
2026-07-02T07:00:00.0000000Z
2026-07-02T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281552297591629
Regiopress SA