laRegione

N(i)etanyahu respinge il piano Usa che Hamas ripete di voler attuare

‘Con me premier non ci sarà alcuno Stato palestinese’

Ansa/red

Israele respinge il documento in 15 punti su Gaza annunciato dagli Usa, e non intende ritirare il suo esercito dalla Striscia «finché Hamas non sarà effettivamente disarmato». Lo ha detto domenica il premier Benjamin Netanyahu in apertura della riunione di gabinetto, nella sua prima dichiarazione pubblica sulla roadmap dei 15 punti presentata dal Board of Peace. «Finché sarò primo ministro, non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania. Né ‘Fatahstan’ né ‘Hamastan’», ha poi aggiunto.

Per la prima volta dall’annuncio di Donald Trump di un accordo storico su Gaza il 31 luglio, due giorni dopo il loro faccia a faccia, Benjamin Netanyahu ha dunque rotto il silenzio e annunciato ufficialmente la sua posizione sul piano del Board of Peace. Le sue parole hanno raccolto subito il plauso dell’ala oltranzista del governo: «Lo ringrazio per avere chiarito che non ci ritireremo di un millimetro dalla Striscia, né inizierà la ricostruzione prima del dissolvimento totale di Hamas», ha detto Betzalel Smotrich.

Dal canto suo, Hamas «riafferma il suo impegno ad agire seriamente e responsabilmente per attuare». Lo ha detto un suo dirigente alla Bbc britannica, ribadendo peraltro la sollecitazione ai «mediatori» affinché assicurino «che tutte le parti si attengano a quanto è stato concordato».

Houthi di nuovo all’attacco

Sempre in Medio Oriente, nonostante i reiterati proclami lo Stretto di Hormuz resta bloccato, con l’Iran che chiede agli Usa di accettare nuove condizioni, tra cui il pagamento dei danni di guerra, e smentisce le voci su una Guida suprema (l’Ayatollah Mojtaba Khamenei) in fin di vita, che anzi avrebbe incontrato di recente i militari e il presidente Masoud Pezeshkian. Intanto, gli alleati di Teheran in Yemen, i ribelli Houthi, alzano il livello dello scontro attaccando pesantemente nel Mar Rosso quelli che definiscono “obiettivi sauditi”, all’indomani del Patto della Mecca tra Turchia, Pakistan e Arabia Saudita, a cui secondo fonti turche potrebbe presto aderire anche l’Egitto.

Gli Houthi, a questo punto il gruppo più importante nella galassia della ‘resistenza’ antisionista di cui sono parte anche Hamas ed Hezbollah, hanno colpito con missili e droni sulle coste del Mar Rosso sia l’impianto petrolifero del gigante saudita Saudi Aramco a Jizan, scatenando un incendio, sia la zona yemenita di Mocha, controllata dai governativi sostenuti da Riad. Qui, dove è stato preso di mira in particolare il porto di al-Makha, il bilancio è di almeno 11 morti, 8 soldati e 3 civili, e 35 feriti, hanno annunciato le forze governative.

SVIZZERA / ESTERO

it-ch

2026-08-10T07:00:00.0000000Z

2026-08-10T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281552297676921

Regiopress SA