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Il Consiglio federale diffida di una ‘Bussola’ che scombussola

L’iniziativa ‘interferisce col processo politico in corso’

Ats/red

L’iniziativa ‘Per la democrazia diretta e la competitività del nostro Paese - No a una Svizzera membro passivo dell’Ue’, che chiede di sottoporre a referendum obbligatorio il pacchetto di accordi con l’Ue, va respinta. Parola del Consiglio federale, secondo cui la proposta è troppo vaga e interferisce col normale processo democratico.

L’iniziativa meglio nota come ‘Bussola’ chiede di sottoporre al voto del popolo e dei cantoni i trattati internazionali che prevedono il recepimento di disposizioni importanti contenenti norme di diritto. Intende così estendere il referendum obbligatorio in materia di trattati internazionali. I promotori (che ieri hanno ribadito l’ipotesi di fondare un nuovo partito, che a loro dire attirerebbe membri scontenti del Plr e del Centro) vogliono che la loro iniziativa venga sottoposta a votazione prima di una decisione sui Bilaterali III. Da parte sua, il Consiglio federale ha sempre sostenuto che il nuovo pacchetto di accordi con l’Ue debba essere sottoposto a referendum facoltativo (com’era stato il caso per i Bilaterali I e II), ciò che richiede solo la maggioranza del popolo.

In una conferenza stampa a Berna, il consigliere federale Beat Jans ha sostenuto che le modifiche costituzionali proposte creerebbero nuove incertezze giuridiche. Il Governo, ha spiegato, rifiuta in particolare di legare una questione fondamentale come l’estensione del referendum sui trattati internazionali al caso specifico dei Bilaterali III. Secondo l’Esecutivo, un tale pilastro della democrazia «non deve essere modificato sulla base di considerazioni politiche a breve termine e senza un dibattito di fondo». A giudizio del Governo, un referendum obbligatorio ‘sui generis’ – applicato per esempio nel 1992 per la votazione sullo Spazio economico europeo – può giustificarsi solo in casi eccezionali, quando un accordo modifica a fondo la struttura delle istituzioni svizzere o comporta un cambiamento fondamentale nella politica estera della Svizzera. Ma non è questo il caso dei cosiddetti Bilaterali III, secondo il basilese.

Un punto particolarmente problematico è la disposizione transitoria del testo. Questa interferisce con il processo politico in corso e cerca di modificare a posteriori le modalità di voto applicabili agli Accordi bilaterali III. Se quest’ultimo pacchetto venisse ratificato prima di un’eventuale approvazione dell’iniziativa, una parte degli Accordi bilaterali I e II sarebbe già stata sostituita dai nuovi accordi. «Non sarebbe quindi possibile tornare alla situazione attuale perché questa non esiste più. Si dovrebbe negoziare qualcosa di nuovo. E ciò metterebbe a dura prova le relazioni tra la Svizzera e l’Ue», ha sottolineato. Per questo l’Esecutivo crede che questo modo di procedere «si discosti dal collaudato sistema democratico svizzero e sia pertanto inappropriato».

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2026-08-14T07:00:00.0000000Z

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