Eisenkot cerca alleati tra arabi e ultraortodossi
Svanito lo spettro di un nuovo Qatargate, i partiti israeliani si apprestano a iniziare mercoledì le consultazioni dal capo dello Stato Isaac Herzog. Il ‘blocco del cambiamento’ sembra trovarsi in un vicolo cieco: comunque si proceda con la conta, i numeri non tornano. Gadi Eisenkot (il suo Yashar con 21 seggi è il partito dominante tra le attuali opposizioni) ha avuto il primo faccia a faccia post-urne con Avigdor Liberman (7 seggi), l’osso duro dello schieramento, che pone il veto più risoluto a qualsiasi governo con l’appoggio anche solo esterno dei partiti arabi o ultraortodossi. I retroscena giornalistici pullulano di indiscrezioni e ipotesi contrastanti, restituendo l’immagine di un’opposizione che dovrà rinunciare per forza ad almeno una delle tre promesse elettorali: non sedersi con i partiti arabi, né con gli ultraortodossi, né con Netanyahu. Lo scenario però rimane molto incerto, soprattutto a causa dell’instabilità di un governo che sarebbe sostenuto da ben 15 voti esterni che rischiano di fatto di impedirne l’attività. Sulle trattative si riversa prepotentemente l’ombra della ripresa della guerra con l’Iran, che potrebbe spingere per l’opzione di unità tra Netanyahu ed Eisenkot “con garanzie dei presidenti”, riporta Channel 11, intendendo anche quello Usa che gradirebbe un governo del genere.
SVIZZERA / ESTERO
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2026-11-02T07:00:00.0000000Z
2026-11-02T07:00:00.0000000Z
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