‘Pacchetto’ recapitato, solo mezzo salvato
Si decide in Parlamento nelle prossime settimane la sorte del piano governativo per sgravare il bilancio dal 2027. Verdi pronti a lanciare il referendum
Di Stefano Guerra/Ats
Le finanze della Confederazione saranno uno dei piatti forti della sessione primaverile delle Camere federali che si aprirà lunedì. Già martedì e mercoledì il Consiglio nazionale affronterà il controverso piano di sgravio per il periodo 2027-2029. Il ‘pacchetto’ trae origine dal rapporto di un gruppo di esperti incaricati nel marzo 2024 dalla ministra delle Finanze Karin Keller-Sutter (Plr) di passare al setaccio i compiti della Confederazione. Il destino dell’agricoltura sarà al centro di un dibattito che si preannuncia lungo e intenso, e che verosimilmente sfocerà in una conferenza di conciliazione nella terza e ultima settimana della sessione.
Il piano governativo è stato concepito per evitare deficit strutturali miliardari a partire dal 2027, a causa del finanziamento della 13esima Avs e dell’aumento della spesa per l’esercito. Finora i conti – a dispetto delle cifre inserite a preventivo, e tranne gli anni della pandemia – sono sempre rimasti in attivo. Ma il Consiglio federale suona da tempo l’allarme. I suoi esperti avevano proposto decine di misure, con un potenziale di sgravio annuo del bilancio di 4-5 miliardi di franchi. Dopo le forti critiche espresse in fase di consultazione, il Governo aveva però rivisto al ribasso le proprie ambizioni.
Da 8,5 miliardi a meno di sei
Il programma prevede ‘risparmi’ (tra virgolette, perché in realtà si tratta perlopiù di contenere l’incremento della spesa) per 8,5 miliardi di franchi tra il 2027 e il 2029. Interesseranno praticamente tutti i settori, ad eccezione della difesa, il cui bilancio – in ossequio alla volontà del Parlamento, che vuole arrivare all’1% del Prodotto interno lordo entro il 2032 – sarà aumentato. Il piano ha suscitato un’ondata di critiche da parte della sinistra e dei settori interessati. Ricerca, ambiente e cooperazione internazionale sono colpiti in modo particolare.
Lo scorso mese di dicembre il Consiglio degli Stati aveva alleggerito di un terzo circa la portata del pacchetto. La somma totale degli sgravi era stata ridotta a 5,5 miliardi di franchi. La Commissione delle finanze del Consiglio nazionale (Cdf-N) propone adesso un taglio di 5,9 miliardi, quindi circa 400 milioni in più rispetto a quanto stabilito dai ‘senatori’. Siamo in ogni caso ben lontani dagli 8,5 miliardi prospettati dal Governo.
Agricoltura al centro
Il Consiglio degli Stati aveva voluto evitare di chiamare alla cassa il settore agricolo, tra i più sensibili alle mire risparmiste di una parte del Parlamento. La Cdf-N invece vuole ridurre la spesa per l’agricoltura di poco più di 50 milioni di franchi all’anno. I tagli sono comunque la metà di quelli proposti dal Consiglio federale.
La commissione preparatoria del Nazionale intende inoltre generare ulteriori 175 milioni di franchi all’anno aumentando i dazi sulle importazioni di prodotti agroalimentari. Un quarto del volume di queste maggiori entrate riguarda i mangimi. Secondo il presidente della commissione Jacques Nicolet (Udc/Vd), gli allevatori di maiali e di pollame sarebbero particolarmente colpiti da questo aumento dei prezzi. L’Unione svizzera dei contadini si è subito fatta sentire, accusando la Cdf-N di voler risparmiare denaro a spese di un settore che già tira la cinghia.
Trasporti regionali risparmiati
Sono attesi dibattiti accesi anche sui trasporti regionali e l’ambiente. Una risicata maggioranza della commissione preparatoria del Nazionale si è espressa contro i tagli auspicati dal Governo e confermati in dicembre dal Consiglio degli Stati. La Cdf-N ha individuato una fonte di entrate supplementari che consente questa flessibilità. L’idea è di accelerare l’entrata in vigore del Public Liquidity Backstops, un meccanismo di garanzia statale della liquidità per le banche di rilevanza sistemica. Il Consiglio federale prevede di inserirlo nella futura regolamentazione ‘too big to fail’ (troppo grandi per fallire), o ‘Lex Ubs’, che potrebbe entrare in vigore al più presto nel 2028. La Cdf-N vorrebbe implementarlo già nel 2027, generando così con almeno un anno d’anticipo circa 140 milioni di franchi di entrate annue aggiuntive.
Il tempo stringe
In commissione il pacchetto di sgravio 27 è stato accolto con 17 voti contro 8. Buona parte delle decisioni sulle singole misure è stata presa però con maggioranze risicate, non di rado 13 a 12. Svariate minoranze propongono di seguire le proposte del Consiglio federale, di modificare singoli provvedimenti o di rinunciarvi. Una minoranza di sinistra propone di non entrare in materia. Ancora la scorsa settimana, Karin Keller-Sutter ha messo in guardia dal ridurre ulteriormente il volume di sgravi. Le due Camere devono appianare le 19 divergenze restanti entro la fine della sessione. Altrimenti l’attuazione del pacchetto rischia di slittare oltre il 1° gennaio 2027, data prevista per l’entrata in vigore delle modifiche legislative. I Verdi minacciano da tempo il referendum. Continuano a farlo, nonostante il Consiglio degli Stati abbia ridotto il volume complessivo degli sgravi. Se il piano otterrà l’ok del Parlamento, la popolazione voterà al più presto in settembre.
Il Consiglio federale farà il punto della situazione dopo la sessione primaverile, come annunciato dalla ministra delle Finanze. La sangallese ha già lasciato intendere che potrebbero essere necessari ulteriori tagli. “Meno risparmieremo nel pacchetto di aiuti, più saranno necessarie correzioni nel preventivo 2026”, ha osservato anche Jacques Nicolet.
La tela di fondo
Il futuro delle finanze della Confederazione non si esaurirà con l’esame del pacchetto di sgravio 27. Durante l’imminente sessione parlamentare si parlerà infatti anche di freno all’indebitamento (sul tavolo del Consiglio degli Stati vi è una mozione della ‘senatrice’ socialista Eva Herzog che propone di adeguarlo) e del finanziamento della 13esima Avs (il dibattito, alla Camera dei Cantoni, è in agenda giovedì 19 marzo, penultimo giorno della sessione). A fare da tela di fondo, l’onnipresente questione dell’aumento del budget delle forze armate. Con un tabù (quello dell’aumento delle entrate) che sembra vacillare. Il Consiglio federale vorrebbe finanziare il fabbisogno futuro dell’esercito e degli altri organi preposti alla sicurezza con un incremento di 0,8 punti percentuali dell’Iva limitato a un decennio. Ma l’idea non piace a nessun partito, tranne che a quello del ministro della difesa Martin Pfister (il Centro).
Le alternative quindi sono fioccate nelle ultime settimane: da un’imposta federale sulla sostanza (rilanciata dal consigliere nazionale verde-liberale Patrick Hässig) a un aumento dell’imposta federale diretta (i Verdi), da un’imposta nazionale sugli utili immobiliari (l’ha suggerita il gruppo di esperti di Karin Keller-Sutter) alla vendita delle azioni Swisscom o all’impiego degli utili della Banca nazionale (il ‘senatore’ del Plr Josef Dittli), passando da una ‘percentuale [Iva] di sicurezza’ di durata limitata a favore di Avs ed esercito (la mozione del ‘senatore’ del Centro Benedikt Würth verrà trattata giovedì 12 dal Consiglio degli Stati). Non sono le idee a mancare, come si vede.
SVIZZERA
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2026-02-28T08:00:00.0000000Z
2026-02-28T08:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281556592308225
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