laRegione

È un’arma spuntata lo stop dei pagamenti per i Patriot

Gli Usa hanno reagito attingendo ai fondi versati per i jet

Nuovo smacco per il Dipartimento federale della difesa (Ddps). Da un’indagine condotta dalla Srf è ora emerso che gli Stati Uniti avrebbero aggirato la sospensione dei pagamenti dei Patriot imposta in autunno dalla Confederazione a seguito dei ritardi nelle consegne dei sistemi d’arma.

Per fare leva su Washington, a settembre la Svizzera aveva deciso di sospendere i pagamenti per i sistemi di difesa terra-aria Patriot ordinati nel 2022. Invano. Da allora, infatti, gli Stati Uniti avrebbero attinto ai fondi che la Confederazione ha versato agli Usa per i caccia F-35: il capo dell’armamento Urs Loher lo ha confermato alla Srf.

Tuttavia, su pressione delle autorità statunitensi, non è più autorizzato a rendere pubblico l’importo in questione; ha detto che si tratterebbe di una cifra «nell’ordine di centinaia di milioni». Stando all’inchiesta, negli Stati Uniti le vendite di armamenti all’estero passano sempre attraverso lo Stato, in particolare tramite il Foreign Military Sales Program. Nell’ambito di tale programma, Washington gestisce un fondo unico per tutti gli acquisti militari svizzeri. Che si tratti dei 30 F-35 o dei cinque sistemi Patriot, tutti i pagamenti effettuati da Berna confluiscono in questo fondo. Se in un progetto mancano risorse, gli Stati Uniti possono attingere ai fondi destinati ad altri programmi. Ed è ciò che sta accadendo.

La procedura è legale, ha poi confermato Loher all’Srf, aggiungendo che il Ddps ne era a conoscenza. Rendere pubblica la questione non era però una priorità per il Dipartimento. Il capo dell’armamento ha definito la situazione «molto insoddisfacente».

Si tratta in effetti di un ulteriore smacco per il Ddps. La deviazione di questi fondi comporta deficit nel finanziamento degli F-35. Alla fine dell’anno, il Dipartimento della difesa ha dovuto versare anticipatamente diverse decine di milioni di franchi agli Stati Uniti per colmare tali deficit, riferisce la Srf. E questo in un momento in cui lo stesso Ddps si trova ad affrontare difficoltà finanziarie. Attualmente, il dipartimento non dispone dei fondi necessari per portare a termine gli acquisti di armamenti già decisi. Proprio giovedì il nuovo capo dell’esercito Benedikt Roos (in carica da 100 giorni) ha dichiarato che attualmente, per la sicurezza della Svizzera, all’Esercito servono molti più soldi di quanti ne abbia a disposizione.

La fornitura dei sistemi Patriot per la difesa terra-aria a lunga gittata avrebbe dovuto iniziare nel 2027 e concludersi nel 2028. Washington ha però ritardato la consegna di svariati anni, dando la priorità all’Ucraina e relegando la Svizzera in panchina.

Un’altra grana per il Ddps

Non è l’unica grana per il Ddps. Secondo le testate svizzerotedesche di Tamedia, la Svizzera dovrebbe rinegoziare i contratti stipulati con gli Stati Uniti per l’acquisto dei caccia F-35. Tuttavia, secondo quanto comunicato dall’Ufficio federale dell’armamento (armasuisse) ai giornali, una “rinegoziazione sostanziale” del contratto “non è necessaria”.

Il problema legato alla modifica del contratto risiede nell’imprevedibilità del governo americano. Il Dipartimento della difesa non prevede tuttavia alcuna complicazione.

La Svizzera deve comunicare agli Stati Uniti il numero definitivo di aerei da combattimento (una trentina, stando a quanto comunicato di recente dal Consiglio federale) al più tardi entro il secondo trimestre del 2027. Gli Stati Uniti sono stati informati della modifica della quantità ordinata. Armasuisse non si aspetta sanzioni, sebbene la Confederazione non possa rispettare il contratto iniziale a causa della riduzione del numero di velivoli che verranno acquistati, i cui costi sono lievitati in modo sensibile sulla scia del rincaro e di altri fattori.

SVIZZERA

it-ch

2026-03-27T07:00:00.0000000Z

2026-03-27T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281556592362462

Regiopress SA