Keir Starmer all’angolo per il caso Mandelson
Se non è il colpo di grazia alla leadership di Keir Starmer, ha tutta l’aria di esserne il preannuncio. Lo scandalo legato al nome di Peter Mandelson, e ai suoi noti legami con il defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein, torna ad abbattersi sul premier laburista britannico, sospettato ora di aver “fuorviato” il Parlamento di Westminster sull’affaire e investito da una raffica di richieste di dimissioni.
Ad assestare l’ultima legnata alla credibilità di sir Keir, giunto al potere con le credenziali dell’uomo di legge impegnato a far pulizia dell’opaca eredità dei precedenti governi Tory, è stata un’ennesima rivelazione (del ‘Guardian’) sull’inopinata nomina politica da lui decisa nel 2025 del controverso lord Mandelson, 72enne ex ministro, ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair, ex commissario Ue ed ex consulente di business strapagato, ad ambasciatore negli Usa. Nomina poi revocata solo di fronte al tracimare di rivelazioni ulteriori sul caso.
In sostanza, si è scoperto che Mandelson, al momento della designazione per l’incarico diplomatico più delicato, non aveva superato le verifiche dell’Uk Security Vetting: ossia i controlli necessari ad autorizzare l’accesso di qualunque figura pubblica indicata per ruoli di rilievo sull’isola ai segreti della sicurezza nazionale. Verifiche che, anzi, s’erano poi chiuse con un parere negativo dei servizi d’intelligence dell’MI6 ignorato dall’apparato ministeriale. Starmer ha accusato Olly Robbins, segretario generale del Foreign Office, di averlo tenuto all’oscuro.
ESTERO / SVIZZERA
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2026-04-18T07:00:00.0000000Z
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