‘Ci opponiamo alle iniziative di destra e Udc’
Tremila in corteo a Lugano. Gargantini: ‘Svizzera a 10 milioni? Idea razzista e xenofoba’. Da Pregassona, Fonio (Ocst): ‘Condizioni di lavoro a rischio’
Di Jacopo Scarinci
Circa tremila persone, stando agli organizzatori, hanno partecipato ieri al corteo del 1° maggio promosso a Lugano dall’Unione sindacale svizzera. Tra le rivendicazioni salari più giusti, sicurezza sul lavoro – «è intollerabile andare a lavorare la mattina e non sapere se si farà ritorno a casa» – e un netto stop a disuguaglianze e sfruttamento verso i lavoratori indipendentemente dalla loro provenienza. Ma l’attenzione dei sindacati è rivolta anche a temi su cui il popolo si esprimerà alle urne: ed è un attacco a testa bassa alla destra e, soprattutto, all’Udc. Le polveri le accende il segretario regionale di Unia Giangiorgio Gargantini, che sul palco si scaglia contro l’iniziativa popolare dell’Udc ‘No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti’, «l’ennesima iniziativa razzista e xenofoba dell’Udc. Perché se passasse, questa misura comporterebbe un indebolimento del diritto d’asilo, limitazioni al ricongiungimento familiare e conseguenze negative anche per l’economia e il territorio ticinese. I diritti di tutti sono messi in discussione, perché è questo che vuole la destra – tuona Gargantini –: precarizzare il lavoro, togliere diritti a tutte e tutti noi, svizzeri e stranieri, e fissare dei tetti di migranti». Immediatamente collegato, il fatto che «l’unità dei lavoratori significa unità al di là delle frontiere e dei confini. Significa dire no a visioni che dividono i lavoratori per indebolirli, no al cosiddetto “patriottismo operaio” e ad altri valori che non appartengono alla nostra storia, che invece si fonda su valori chiari e solidi di classe, di apertura e di solidarietà».
‘Dipendenti pubblici privilegiati? Falso’
Se Gargantini ha sbullonato l’iniziativa popolare sull’immigrazione, tocca a Edoardo Cappelletti, co-segretario della Vpod, affossare quella che chiede il taglio dei dipendenti pubblici (che non si sa ancora quando andrà al voto): «Vediamo ormai ogni giorno quanto sia falsa e strumentale la favola del dipendente pubblico privilegiato. È una narrazione – insiste Cappelletti – utile solo a chi, su queste basi, cerca anno dopo anno di scaricare i sacrifici su chi garantisce cure, istruzione e sostegno alla popolazione. L’iniziativa popolare per la decimazione del personale cantonale è un attacco frontale alle condizioni di lavoro, ai volumi occupazionali e alla qualità dei servizi; il cavallo di Troia, insomma, di una destra liberista che punta a smantellare e a privatizzare lo Stato. Se oggi siamo in piazza è quindi anche per rivendicare maggiori investimenti nei settori dove i carichi di lavoro e i bisogni sono in crescita».
‘L’unità non è solo necessaria, ma urgente’
Nicole Rossi, segretaria politica dell’Uss, ricorda che «il Primo Maggio è una giornata che nasce dal conflitto, dal coraggio, dalla determinazione di chi si è opposto allo sfruttamento per ottenere un avvenire migliore, per tutte e tutti noi. E in questi tempi così bui, l’unità delle lavoratrici e dei lavoratori non è solo necessaria ma urgente. Perché non esiste una vera difesa del lavoro, se poi lasciamo indietro chi subisce condizioni più precarie e violente solo perché appartiene a una minoranza di genere».
A lanciarsi contro l’iniziativa Udc ‘No a una Svizzera da 10 milioni’ è anche, dal ritrovo dell’Organizzazione Cristiano Sociale a Pregassona, il consigliere nazionale del Centro e segretario regionale Ocst del Mendrisiotto Giorgio Fonio: «Se approvata, metterebbe in pericolo le condizioni di lavoro, i salari e genererebbe instabilità in numerosi settori professionali i quali hanno carenza di personale come la ristorazione o il settore infermieristico».
‘Costruire, non solo denunciare’
Il segretario cantonale dell’Ocst Xavier Daniel, nel suo intervento, ha ricordato che «il sindacato non è solo denuncia. Certo, difendiamo diritti, contrattiamo, interveniamo nei conflitti e correggiamo le storture. Ma vogliamo anche costruire. Mettere la persona al centro non è uno slogan, è un principio che si traduce in iniziative concrete, in solidarietà che diventa organizzazione, in sussidiarietà che promuove una rete di corpi intermedi, in bene comune che diventa servizi, progetti e comunità. Noi agiamo senza cercare giustificazioni in un’ideologia fine a sé stessa, senza retorica, ma con i fatti». Indipendentemente dall’approccio, i problemi ci sono. E Daniel li snocciola: «Le condizioni di lavoro sono sempre più difficili. I ritmi sono sempre più insostenibili, le forme di lavoro precario si stanno normalizzando. Spesso i salari non garantiscono una vita dignitosa. E il divario dei salari nel nostro cantone, rispetto al resto della Svizzera, continua ad allargarsi». Spazio poi, nelle preoccupazioni, agli incidenti e alle morti sul lavoro: «Ogni volta che succede si parla di fatalità, ma la realtà è che si investe troppo poco nella prevenzione, nella formazione e nei controlli. Il nostro sindacato deve essere fermo ed esigere a gran voce più sicurezza, più prevenzione, più responsabilità, e anche più sanzioni per chi, con negligenze gravi, causa queste tragedie».
Dopo un cenno all’importanza della formazione, Daniel conclude sull’importanza per l’Ocst del ruolo «prettamente sindacale» nel suo impegno sociale e civile: «Ogni giorno sosteniamo persone che cercano orientamento, tutela e risposte. E sempre più spesso ci viene chiesto un accompagnamento serio, onesto intellettualmente e responsabile perché i problemi sociali crescono e il sostegno che ricercano le persone si fa più intenso».
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