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La Nato avvisa Putin: ‘Se attaccati, combatteremo’

L’Ue si distanzia da Trump e mette altre sanzioni a Mosca

Dopo le continue provocazioni del Cremlino, lo spettro di uno scontro diretto con Mosca torna a essere evocato in seno all’alleanza atlantica. L’occasione è il Warsaw Security Forum, e il messaggero questa volta è il comandante supremo, Alexus Grynkewich. “La Nato non cerca la guerra con nessuno, ma nessuno scambi il fatto che la Nato è un’alleanza difensiva come una debolezza”, ha avvertito il generale dell’Aeronautica americana. “Se qualcuno sarà così pazzo da attaccarci, combatteremo. In breve – ha aggiunto Grynkewich – faremo in modo che qualsiasi attacco contro un nostro alleato si riveli del tutto vano”.

Ennesima frenata russa sulla tregua

Mosca, intanto, frena sulla tregua energetica con Kiev annunciata da Donald Trump. “I contatti sono in corso, non appena avremo qualcosa da comunicare, lo faremo sapere”, ha puntualizzato il Cremlino. Ma per gli ucraini, i russi non hanno alcuna intenzione di fermarsi. “Soltanto oggi (ieri, ndr), hanno attaccato sei infrastrutture energetiche in Ucraina, in tutto il Paese, 33 persone sono rimaste ferite”, ha scritto Volodymyr Zelensky su X. “È evidente che Putin non legge Truth Social e che i suoi droni Shahed seguono istruzioni diverse”, ha aggiunto sarcastico, riferendosi all’annuncio fatto domenica dal presidente americano, secondo il quale “entrambe le parti hanno concordato” di sospendere gli attacchi. Per la verità, non solo Zelensky, ma anche un funzionario della Casa Bianca citato già domenica sera da Axios aveva detto che la Russia non aveva accettato il parziale cessate il fuoco. E nella giornata di lunedì ha sancito con dichiarazioni ufficiali il rifiuto di un’altra tregua, quella di 60 giorni proposta da Zelensky per organizzare elezioni presidenziali in Ucraina, auspicate da Trump.

“Il Comandante supremo in capo”, cioè il presidente Putin, “sarà pronto a non ordinare attacchi aerei contro l’Ucraina il giorno delle elezioni, proprio il giorno delle elezioni”, ha sottolineato il suo portavoce, Dmitry Peskov. Dunque, per 24 ore. Ma comunque “Kiev non vuole assolutamente tenere le elezioni, è assolutamente ovvio, e ha bisogno di un cessate il fuoco di 60 giorni non per le elezioni, ma per riorganizzarsi, curare le ferite e continuare la guerra”, ha aggiunto il portavoce del Cremlino.

Bruxelles non segue Washington

Axios ha riferito anche che gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno sospeso una visita che avrebbero dovuto effettuare a Mosca questa settimana. Un funzionario statunitense citato dalla testata ha fatto sapere che il viaggio è stato posticipato finché non si avranno chiarimenti sulla disponibilità dell’Ucraina e degli europei ad accettare una proposta unitaria da presentare a Putin. Un’impresa che appare molto dubbia al momento. Considerati anche i toni polemici che Zelensky continua a usare nei confronti di Trump. Quanto all’Europa, che il Cremlino ha definito “la fazione della guerra”, i ministri degli Esteri “si sono espressi a favore di una tregua tra Ucraina e Russia riguardo agli attacchi alle infrastrutture energetiche, a condizione che Mosca la rispetti”, ha detto l’Alto commissario Kaja Kallas. Ma “è chiaro a tutti – ha aggiunto – che questo non è il momento di allentare la pressione su Mosca”. Quindi, non solo rimane netta l’opposizione alla revoca semestrale delle sanzioni sull’export russo di gasolio decisa da Trump, ma l’ennesima giravolta del tycoon contro Zelensky ha trasformato una formalità come le sanzioni europee alla Russia in una dichiarazione d’intenti.

Quasi 1’600 tra persone fisiche e giuridiche russe sono state infatti aggiunte alla lista nera dell’Ue, andando così a colpire il “cuore” del sistema militare-industriale russo che alimenta la fabbrica di droni e missili del Cremlino. “Per mettere fine alla guerra bisogna esercitare pressioni, non accordare concessioni”, è stata la stoccata finale di Kallas.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-10-13T07:00:00.0000000Z

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