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Consumo sotto controllo, anche il Ticino si allinea

Dallo scorso marzo viene somministrata a Viganello eroina sotto supervisione medica: è la prima volta in Ticino. Moriggia (ingrado): ‘Un passo dovuto’

Di Vittoria De Feo

Dallo scorso marzo è stata introdotta a Viganello una terapia basata sulla prescrizione medica di eroina. È la prima volta nel cantone. Oltralpe la pratica esiste da più di trent’anni.

Allontanare il più possibile le persone con dipendenza dal consumo illegale di sostanze. Evitare che foraggino il mercato nero sottraendole al rischio di incarcerazione e di impoverimento. Il tutto migliorando la loro salute psicofisica. Ha uno scopo essenzialmente sociale la somministrazione di eroina sotto controllo medico. Una pratica presente da più di trent’anni oltralpe e introdotta per la prima volta in Ticino lo scorso marzo. La richiesta a Berna, e più precisamente all’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp), è stata inoltrata da ingrado - Servizi per le dipendenze. Da un mese e mezzo sono una decina le persone che stanno ricevendo questa terapia presso il settore di Medicina delle dipendenze nella sede di Viganello, ma in prospettiva i pazienti potrebbero aumentare. Anche perché si tratta di colmare un divario di diversi decenni. Ne parliamo con il direttore sanitario del centro, il dottor Alberto Moriggia.

Dagli anni ’90 a oggi

Prima, però, è necessario fare un passo indietro. In Svizzera gli albori della somministrazione controllata di eroina risalgono agli anni ’90, un periodo contraddistinto dalla ‘scena aperta’ della droga di Zurigo. In questo contesto, nel 1992, il Consiglio federale si era detto favorevole alla distribuzione sperimentale ai tossicodipendenti gravi. Poco più di un anno dopo, nel novembre 1993, veniva annunciata a Zurigo la prima somministrazione controllata di eroina. Da allora la terapia basata sulla prescrizione di eroina si è affermata come misura terapeutica in seguito ai risultati positivi ottenuti ed è stata così introdotta nella legge sugli stupefacenti in occasione della sua revisione nel 2011. Negli anni i centri di distribuzione hanno superato quota venti, ma fino al mese scorso nessuno di questi si trovava in Ticino.

Ed è qui che interviene ingrado, come ci spiega Moriggia: «Il discorso è fondamentalmente etico. Come servizio di cura delle dipendenze abbiamo a che fare giornalmente con i pazienti e l’esigenza di portare in Ticino questa terapia è stata avanzata anche da parte loro». Il processo che porta all’autorizzazione da parte dell’Ufsp è però abbastanza macchinoso, ragione per cui questo servizio non è arrivato prima al Sud delle Alpi. «Che la somministrazione controllata sia stata introdotta solo di recente – osserva Moriggia – è perché nessuno si era mai chinato in modo concreto sul tema. Negli ultimi anni siamo però riusciti a consolidare presso ingrado un gruppo di interesse di professionisti con maggiori conoscenze e competenze. Grazie a questi sviluppi abbiamo quindi potuto presentare richiesta all’Ufsp». L’introduzione di questa terapia, riprende il medico, «era per noi una cosa necessaria, non straordinaria». Una questione anche di parità di trattamento nei confronti dei pazienti: «Come servizio eravamo nella posizione di non poter offrire uno standard riconosciuto nel resto della Svizzera e questo non andava bene. Chiaramente oltre Gottardo non ogni Cantone ha un proprio centro, ma esistono accordi intercantonali. Dal Ticino è però più complesso beneficiare di questi accordi, proprio perché si tratta di terapie giornaliere. Basti pensare che prima di marzo i centri più vicini erano Zurigo e Coira», commenta Moriggia. Logisticamente, le autorizzazioni ai centri e ai pazienti, la consegna e lo stoccaggio relativi a questa terapia sono di competenza esclusiva dell’Ufsp, che interviene a ogni livello, cartina al tornasole di quanto sia rigoroso il controllo. «È abbastanza singolare – dice Moriggia – perché normalmente le questioni di salute vengono regolate dai Cantoni, non dalla Confederazione. Poi certo, il Cantone viene comunque coinvolto. L’Ufficio del medico cantonale deve per esempio fornire un nullaosta sull’inizio di ogni singola terapia».

Non un trattamento di prima linea

A Viganello l’eroina viene somministrata per via orale, una modalità che a differenza dell’iniezione non prevede locali ad hoc. In diversi centri si sta anche sperimentando la somministrazione nasale, ma non in Ticino. «Per noi – illustra Moriggia – l’eroina è semplicemente un farmaco in più rispetto a tutte le altre terapie orali che somministriamo da tempo». La terapia, come detto, è regolata da una legge specifica: «Per i primi sei mesi di terapia – chiarisce il responsabile sanitario del Centro – la somministrazione deve essere a vista. Non possiamo consegnare pastiglie da portare via e i pazienti devono venire in loco tutti i giorni se non più volte al giorno. Dopo i primi sei mesi, a seconda dei criteri di stabilità, il medico può decidere di dare delle dosi da portare via».

È inoltre importante sottolineare che la terapia con eroina non è un trattamento di prima linea. In altri termini, non ogni persona con una dipendenza può accedere alla terapia, ma deve essere verificata tutta una serie di criteri. «Nel percorso – precisa Moriggia – non vengono inserite persone con dipendenze che non hanno mai fatto trattamenti. Al contrario di altre farmacoterapie, la legge prevede criteri molto stringenti. In particolare i pazienti devono essere maggiorenni, avere una dipendenza da almeno due anni, avere tentato almeno due regimi di trattamento che però sono risultati inefficaci e avere deficit biopsicosociali, quindi delle problematiche causate dalla dipendenza nell’ambito psichico, fisico e sociale».

La situazione in Ticino non è molto diversa da quella di altri Cantoni. «Le statistiche ufficiali dei pazienti in trattamento con agonisti oppioidi – afferma Moriggia – situano il Ticino subito dietro a realtà demograficamente più grandi come Zurigo, Berna, Basilea, Ginevra e Losanna. La quota di pazienti con questa problematica in Ticino è quindi importante. Ogni Cantone ha ovviamente le sue specificità, ma il fenomeno è assolutamente paragonabile. Parliamo di persone con dipendenza da oppioidi e/o altre sostanze, di un aumento del crack e di una popolazione che invecchia. Qui come in Romandia o in Svizzera interna l’età media dell’utenza supera i 45 anni; sono quindi persone con storie di consumo abbastanza lunghe, una sorta di ‘vecchia guardia’ delle dipendenze emerse negli anni ’90».

Obiettivi realistici, al di là dello stigma

L’esperienza di Viganello è appena iniziata, ma le sensazioni sono positive. «Per la decina di persone che ha avviato questo percorso vediamo già alcuni importanti risvolti. Visto che i pazienti devono venire al Centro almeno una volta al giorno, gli operatori sono in grado di monitorare insieme a loro l’evoluzione della situazione», sostiene il medico. E aggiunge: «Non va dimenticato che tutti coloro che entrano in un percorso di somministrazione controllata di eroina sono persone tolte al commercio illegale. Il che, va da sé, ha un importante impatto sulla società. Ottenere la sostanza sotto il nostro controllo è una protezione dal rischio di impoverimento, ma anche da situazioni potenzialmente pericolose o dall’eventualità di venire arrestati e incarcerati».

Lo scopo della somministrazione controllata di eroina, rimarca non da ultimo Moriggia, «è smettere il consumo illegale, non il consumo tout court. È importante fissare obiettivi realistici. Smettere di consumare la sostanza, sospendendo quindi la terapia, non è per forza un obiettivo e non deve essere posto come tale». Come altri ambiti, quello delle dipendenze porta con sé diversi stigmi sociali, «ma si tratta di una malattia non differente da altre. Guarire è un concetto complesso che per noi può significare migliorare la salute biopsicosociale dei pazienti raggiungendo uno stato di maggior benessere».

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