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Migrazione e diversità, presentato il rapporto

Ha visto la luce il primo rapporto del gruppo di lavoro ‘Migrazione e diversità’, che aveva il fine di analizzare la situazione e prevenire razzismo e discriminazioni nella formazione, nella cultura e nello sport. Questo rapporto arriva dopo un’indagine esplorativa che invero ha ricevuto pochi riscontri: al questionario online trasmesso a tutte le sedi scolastiche, enti culturali e sportivi sono giunte 66 risposte di cui 23 da istituti scolastici e formativi. La direttrice del Decs Marina

Carobbio presentando alla stampa il documento ha esordito ricordando che «la Svizzera è un Paese plurale per storia, vocazione e composizione demografica. Ma anche di storie di vita, diverse culture e lingue frutto di percorsi migratori che sono fonte di ricchezza per la società, che così è dinamica, resiliente e capace di rinnovarsi». La scuola non è da meno: «Nell’anno scolastico 2023/2024 c’erano il 70,4% di allievi svizzeri, mentre il 29,6% di altra nazionalità. Un dato che conferma come la pluralità sia una componente stabile della scuola». Qui cominciano i problemi però, perché se a livello federale «il 17% della popolazione nel 2024 ha dichiarato di essere stato vittima di discriminazione razziale», i contesti dove avvengono queste segnalazioni vedono «le scuole al secondo posto con il 27%». Da qui la decisione del Decs di procedere a un rapporto che, nelle parole di Carobbio, «vuole essere una prima analisi della situazione. Mette in luce le buone pratiche già in atto, ma evidenzia anche la necessità di un approccio più sistematico, coordinato e trasversale. In particolare, emerge come le iniziative siano spesso puntuali, con livelli di consapevolezza eterogenei e non sempre supportati da strumenti condivisi».

Le indicazioni scaturite dal rapporto le illustra Chiara Orelli Vassere, presidente del gruppo di lavoro e in seno al Decs direttrice dell’Istituto della transizione e del sostegno. Si va dal bisogno di «approfondire le conoscenze, soprattutto in riferimento ai temi dell’equità e dell’inclusione in ambito scolastico e formativo, rafforzando le risorse che sostengono politiche di inclusione e di prevenzione delle discriminazioni» al «rafforzare anche la sensibilità». Come? Nel «saper individuare razzismo o discriminazioni anche quando si presentano sotto forma di generalizzazioni, stereotipi o micro aggressioni, attivare protocolli condivisi, garantire formazione continua al personale, permettere l’allineamento tra teoria e pratica professionale, estendere la formazione interculturale, rendere visibile la valorizzazione della pluralità». Inoltre, verrà proposta una carta etica per tutte le scuole con gli obiettivi di «promuovere una scuola realmente inclusiva, nessuna tolleranza verso ogni forma di discriminazione e una gestione chiara dei comportamenti discriminatori tramite un protocollo unitario».

Mostra tutta la sua preoccupazione Nora Bardelli, antropologa e direttrice amministrativa del Polo di ricerca nazionale per gli studi sulla migrazione e la mobilità basato all’Università di Neuchâtel. Secondo lei, «il razzismo in Svizzera è un fenomeno strutturale e istituzionale, non una questione di individui malintenzionati. Le persone non devono essere per forza razziste per produrre discriminazione, è sufficiente seguire determinate routine istituzionali, usare una serie di materiali disponibili e applicare certe regole così come sono».

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2026-04-24T07:00:00.0000000Z

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