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Cambiare parametro, risparmiare milioni

Ecco come il premio medio effettivo dimezza il costo dell’iniziativa 10%

Di Giacomo Agosta

Premio medio di riferimento, il cosiddetto Pmr, o premio medio effettivo, il Pme? Il dibattito non è di certo tra quelli che animano le discussioni al bar o i pranzi in famiglia. Si tratta di due dati, piuttosto tecnici, presi come riferimento per calcolare l’impatto dei premi di cassa malati sulla popolazione. Eppure proprio sulla loro differenza sta la “vera” misura di risparmio annunciata un po’ tra le righe dal Consiglio di Stato presentando l’implementazione delle due iniziative sulle casse malati votate dal popolo lo scorso 28 settembre, quella socialista per premi non oltre il 10 per cento del reddito disponibile e quella leghista per la loro deducibilità integrale.

Durante la conferenza stampa di presentazione del messaggio per la “fase uno” di implementazione delle iniziative, insieme a misure di contenimento e proposte per maggiori entrate, il governo ha infatti comunicato che nel futuro calcolo per stabilire se una persona avrà diritto al sussidio verrà preso in considerazione anche il premio medio effettivo. Fino a ora, nel sistema Ripam, viene considerato solo il premio medio di riferimento. Questa integrazione del Pme, pur avvenendo solo in una seconda fase del calcolo, ha una conseguenza molto importante: abbassa il costo dell’iniziativa da oltre 300 milioni di franchi, la cifra annunciata durante la campagna di voto, a 130 milioni di franchi, il costo previsto dal governo una volta che l’iniziativa sarà a regime. «È un cambiamento non di poco conto», afferma il professor Carlo De Pietro, esperto in politica sanitaria alla Supsi. «Se dalle urne fosse uscito un no all’iniziativa per premi non oltre il 10% del reddito disponibile e questi dati, con un impatto finanziario notevolmente più basso di quello annunciato, fossero trapelati ci sarebbe stato sicuramente chi avrebbe potuto chiedere di ripetere la votazione». Così non è stato, visto che la popolazione ha approvato la proposta socialista con il 57% di consensi.

Per giustificare anche l’introduzione del premio medio effettivo come riferimento di calcolo il Consiglio di Stato ha parlato di ‘dato maggiormente aderente alla realtà dei premi pagati’. È davvero così?

Sì, il premio medio di riferimento non considera la possibilità che hanno gli assicurati di scegliere una franchigia più alta rispetto ai 300 franchi. Oggi molti assicurati, soprattutto quelli giovani e in salute, scelgono di avere la franchigia a 2’500 franchi per pagare un premio mensile inferiore. Con il premio medio di riferimento questa possibilità non viene presa in considerazione, cosa che fa invece il premio medio effettivo. Inoltre, il premio medio di riferimento include l’assicurazione infortuni, che in realtà, nel caso dei lavoratori, viene generalmente pagata dal datore di lavoro.

Perché allora non si utilizza il Pme per tutto il calcolo dei sussidi?

È una convenzione. Il premio medio di riferimento, quello che considera solo i 300 franchi di franchigia, fino a qualche anno fa era molto più aderente alla realtà rispetto a oggi. Di per sé però tutto il sistema di calcolo dei sussidi risponde a convenzioni e scelte politiche. Ora, l’iniziativa votata dal popolo inserisce una soglia molto precisa, il 10 per cento del reddito disponibile. Il Consiglio di Stato vuole quindi prendere in considerazione un parametro a sua volta più preciso, il premio medio effettivo, al posto della convenzione utilizzata finora che è più alta rispetto alla realtà. Si parla sempre di medie, sia per il Pme che per il Pmr, ma scegliere di integrare il premio medio effettivo ha una sua logica. Ci sarà in ogni caso un aumento dei sussidi. Sia sulla dimensione orizzontale, con più persone beneficiarie, sia sulla dimensione verticale, con un importo medio più alto del sussidio riconosciuto alla famiglia.

Ma quindi è sostenibile?

Durante il dibattito prima della votazione cantonale, alcuni affermavano che il mancato gettito fiscale di circa 100 milioni all’anno utili a finanziare l’iniziativa per la deducibilità poteva essere facilmente compensato da risparmi da ricercare nei bilanci di Cantone e Comuni, mentre i 300 di paventati costi dell’iniziativa per il 10% la rendevano irrealistica. Faccio notare che considerare “utopico” poter recuperare 300 milioni e considerare invece “semplice” recuperarne 100, è poco serio. Se poi l’iniziativa per il 10% dovesse arrivare a costare davvero 130 milioni, il costo delle due iniziative sarebbe in pratica lo stesso. Con una differenza sostanziale.

Quale?

Quella socialista è progressiva: in media, beneficia maggiormente le famiglie con redditi più modesti. Quella leghista è invece regressiva: come tutte le deduzioni fiscali, beneficia i contribuenti con redditi più alti e aiuta meno chi ha redditi più bassi, e per nulla chi le imposte non le paga.

Resta però aperta la questione del finanziamento. Per ora il Consiglio di Stato ha presentato le coperture per la prima fase. Quella successiva, che richiede maggiori risorse, non è ancora stato detto come verrà finanziata.

Secondo alcuni il Partito socialista si sarebbe suicidato in campagna di voto indicando dove andare a prendere le risorse, cioè dalla fiscalità generale. È stato un esercizio rischioso, ma intellettualmente onesto. Il messaggio governativo propone un finanziamento che si basa in parte su un aumento delle imposte, ma in parte anche su misure di risparmio. Non deve quindi sorprendere se vengono rimesse in discussione altre voci di spesa dello Stato.

Questo a scapito di altri compiti dello Stato? Penso alla formazione che ha subito diversi tagli…

Siamo alla vigilia di uno tsunami che toccherà tutti i Paesi occidentali: un rapido invecchiamento della popolazione che ci obbligherà a scelte politiche difficili. Lo Stato sarà inevitabilmente chiamato a un impegno crescente nel settore socio-sanitario. L’iniziativa per premi non oltre il 10 per cento del reddito va in questa direzione. E apre alla possibilità di ricevere sussidi anche a fasce medio-basse della popolazione che fino a poco tempo fa non si sarebbero mai aspettate di poter aver accesso a un aiuto. È un cambiamento molto considerevole. Sarà una grande sfida anche pratica per il Cantone, è facile pensare che almeno la metà della popolazione si attiverà per sapere se avrà diritto al sussidio. Un onere amministrativo enorme che difficilmente si può affrontare da un giorno all’altro.

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