Visite in carcere, Svizzera bacchettata dalla Cedu
ATS/RED
La Svizzera ha violato il diritto al rispetto della vita privata e famigliare di una detenuta incinta rifiutandole qualsiasi visita da parte del suo compagno e la presenza di quest’ultimo al momento del parto. La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato giovedì la Confederazione per violazione dell’articolo 8 della Convenzione. La ricorrente, una cittadina spagnola nata nel 1994, era stata posta in detenzione preventiva nel canton Vaud nel dicembre 2019, sospettata di un’infrazione grave alla legge sugli stupefacenti. Incinta al momento dell’arresto, aveva chiesto più volte che il suo compagno, presentato come il padre di suo figlio, potesse farle visita, comunicare con lei telefonicamente e assistere al parto. Le autorità vodesi avevano respinto tali richieste, ritenendo che simili contatti comportassero un rischio di collusione suscettibile di compromettere l’inchiesta penale. Il Tribunale federale aveva poi parzialmente accolto il ricorso della donna autorizzando un’unica telefonata controllata, ma aveva mantenuto il divieto di visite e della presenza del compagno al momento del parto.
La Cedu, alla quale la detenuta s’è rivolta, ha riconosciuto che le autorità perseguivano un fine legittimo (la tutela dell’inchiesta penale). Ritiene tuttavia che non abbiano ponderato a sufficienza tale obiettivo col diritto della donna al rispetto della sua vita privata e familiare.
ESTERO / SVIZZERA
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2026-07-24T07:00:00.0000000Z
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