laRegione

‘Udc e Lega ritrovino l’alleanza per le Federali’

Il presidente nazionale dei democentristi Marcel Dettling auspica che la destra ticinese torni unita. Intanto l’Mps rilancia su Zali: ‘Tutti hanno fatto finta di niente’

di Giacomo Agosta

File audio indecenti, mail arroganti, pressioni inopportune. Il ‘caso Zali’, ovvero le polemiche che si sono alzate nelle ultime settimane intorno al consigliere di Stato leghista, che mercoledì ha rassegnato le proprie dimissioni dal governo cantonale, hanno avuto un’eco pure nel resto della Svizzera. E non solo. A guardare con grande attenzione (e interesse) alle vicende ticinesi c’è anche la dirigenza nazionale dell’Unione democratica di centro. Non è un mistero: da anni l’Udc, partito di maggioranza relativa nella politica federale e con una forte presenza in molti cantoni d’Oltralpe, vuole crescere in Ticino. Il processo, nonostante la presenza ingombrante della Lega nell’area di destra, è in corso. Ma per potersi considerare davvero una forza “autoctona” e completamente radicata nella politica cantonale serve un passaggio imprescindibile, fondamentale: avere una propria rappresentanza anche in Consiglio di Stato. Rappresentanza che ora l’Udc, con l’ingresso in governo di Piero Marchesi previsto a inizio ottobre, avrà. Ne abbiamo parlato con Marcel Dettling, presidente nazionale dell’Udc, in un’intervista che ha rilasciato a ‘laRegione’. Dall’alleanza con la Lega «che sul piano cantonale deve essere decisa dalla sezione, ma auspico che per le elezioni federali si trovi un accordo», all’approccio del gruppo parlamentare nei confronti di Marchesi «che non dovrà essere tutelato solo perché è ‘uno dei nostri’. Auspico lo stesso approccio che ha il gruppo parlamentare Udc alle Camere federali nei confronti di Albert Rösti e Guy Parmelin».

Piero Marchesi, da ottobre, sarà il primo consigliere di Stato ticinese dell’Udc. Un passo che avevate nel mirino da tempo. Ora cosa si aspetta?

L’entrata di Piero Marchesi nel Consiglio di Stato ticinese non mi sorprende. In Ticino l’Udc sta crescendo con costanza da anni, profilandosi su temi importanti e sentiti dalla popolazione. Penso alle diverse proposte che hanno avuto l’approvazione del popolo alle urne. Insomma, è un passaggio naturale che ci aspettavamo. Va poi detto che Piero Marchesi non è un nome che esce dal nulla, si tratta di un volto noto e un politico solido. Ha dimostrato leadership anche nel gruppo parlamentare in Consiglio nazionale. Ora potrà portare la nostra sensibilità anche all’interno dell’Esecutivo cantonale e fare il bene dei ticinesi, è una cosa positiva.

Piero Marchesi entra in Consiglio di Stato da subentrante. Tra meno di un anno, a inizio aprile 2027, ci saranno però le elezioni cantonali. Sarà un problema confermare il seggio?

Quando si sta in governo per così poco tempo un rischio c’è sempre, è naturale. Un consigliere di Stato in carica per poco tempo ha meno possibilità di dimostrare il suo valore. Piero dovrà essere bravo a farlo. Va però detto che negli anni ha già dimostrato il suo valore a livello federale e cantonale difendendo i temi cari all’Udc. Non vedo particolarmente problematica una sua rielezione. Sono fiducioso.

Quali saranno i temi che l’Udc ticinese e Piero Marchesi dovranno mettere al centro del dibattito?

Non spetta a me dirlo. Non vogliamo calare imposizioni dall’alto, ma lasciamo grande libertà e autonomia alle sezioni cantonali. È anche una questione strategica: le sezioni cantonali sono presenti sul territorio, conoscono la popolazione e i suoi problemi. Sanno interfacciarsi con i cittadini. È questo il modo giusto per vincere. A livello svizzero i temi dell’Udc riguardano l’immigrazione eccessiva, la criminalità e i richiedenti asilo. Temi che in Ticino sono decisamente molto sentiti, forse anche più che in altri cantoni. C’è poi la questione dei frontalieri e il potere d’acquisto in calo. Non ho dubbi che su questi argomenti sapremo avere delle soluzioni.

Con ogni probabilità, a partire dalle elezioni cantonali del prossimo anno, per la prima volta dopo diverso tempo, Udc e Lega non avranno un’alleanza. Niente lista unica per il Consiglio di Stato. È deluso dal fatto che la destra ticinese non sia riuscita a trovare un accordo?

Facciamo però un distinguo.

Quale?

La strategia per le elezioni cantonali è una cosa, quella per le elezioni federali un’altra. Sulla prima il partito nazionale non vuole e non deve intromettersi, è una questione che riguarda unicamente la sezione. Spetta a loro decidere cosa è giusto fare. A livello federale, visto che poi ci sono conseguenze sulla composizione delle Camere federali, abbiamo invece interesse a fare in modo che ci siano congiunzioni di lista nella destra borghese. In passato è stato fatto e i risultati si sono visti. La Deputazione ticinese è composta per il quaranta per cento, ovvero quattro rappresentanti su dieci totali, da esponenti di Lega e Udc. Con Lorenzo Quadri c’è inoltre un’ampissima visione comune, la pensiamo allo stesso modo su tutti i grandi temi che si discutono sotto la cupola di Palazzo federale.

Tornando in Ticino, come si dovrà comportare il gruppo democentrista in Gran Consiglio nei confronti del consigliere di Stato Piero Marchesi?

La riporto a Berna e a quello che fa il nostro partito ad esempio in Consiglio nazionale: fa quello che deve fare un parlamento, analizza criticamente le proposte del governo e, se non è d’accordo, lo dice chiaramente. Marchesi non deve ricevere un trattamento di favore dal gruppo parlamentare. Se anche per una questione di collegialità presenterà proposte che il gruppo non condivide, il gruppo dovrà criticarle. In Ticino questo non succede così spesso e non condivido questo modo di fare.

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