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Il prezzo fisso c’era solo nella testa di chi stava ai vertici del Ddps

Rapporto rivela gravi lacune nella procedura d’acquisto

Nonostante le ripetute rassicurazioni contrarie provenienti dal Dipartimento federale della difesa (Ddps), in merito all’acquisto dei caccia F-35A, la Svizzera e gli Stati Uniti non hanno mai concordato alcun prezzo fisso. È quanto rivela in maniera impietosa il rapporto pubblicato martedì dalla Commissione della gestione del Consiglio nazionale (CdG-N). Quest’ultima esprime critiche acerbe circa i negoziati fra Berna e Washington condotti dal Ddps e dal Consiglio federale. Ps, Verdi e Gruppo per una Svizzera senza esercito tornano a chiedere lo stop immediato dell’acquisto degli F-35A.

Il bubbone è scoppiato nel giugno 2025. Il Consiglio federale rese noto che gli aviogetti sarebbero costati molto di più rispetto a quanto affermato fino ad allora. Per i 36 caccia di questo modello desiderati, alla somma di 6 miliardi di franchi, si sarebbero dovute aggiungere diverse centinaia di milioni (a fine giugno si stimavano maggiori costi per 650 milioni-1,3 miliardi). Nel frattempo il Consiglio federale ha deciso di rivedere al ribasso – da 36 a 30 – il numero di jet da acquistare. Ma in Parlamento Udc e Plr intendono aumentare da 394 milioni a 1,044 miliardi di franchi il credito supplementare destinato all’acquisto di 30 F35A, il che consentirebbe di averne sei in più.

Comunicazione a senso unico

La CdG-N non è riuscita a comprendere la linea comunicativa così categorica del Ddps nei confronti del Parlamento e dell’opinione pubblica. Fra l’altro, ha affermato in una conferenza stampa a Berna il consigliere nazionale Laurent Wehrli (Plr/Vd), nell’agosto 2024 l’allora responsabile del dipartimento Viola Amherd era stata informata da armasuisse che le parti non erano riuscite a mettersi d’accordo su un prezzo forfettario. La ministra ha impiegato tuttavia otto mesi per informare i colleghi di governo, e lo ha fatto solo dopo che gli Usa avevano confermato per la prima volta in forma scritta l’entità dei maggiori costi. Un lasso di tempo «incomprensibile» per Wehrli, che ha stupito la commissione.

Stando a David Roth (Ps/Lu), Ddps e Consiglio federale non sarebbero dovuti partire dal presupposto che le parti contraenti avessero stabilito un prezzo fisso forfettario. Quest’ultimo, oltre a non essere esigibile, non è nemmeno stato definito contrattualmente. In questo genere di operazioni il prezzo è stabilito definitivamente soltanto con la stipulazione del contratto tra il produttore e il governo statunitense. Non poteva perciò essere stato già fissato nel contratto tra i due Paesi.

Contratto letto solo in parte

La CdG-N, ha proseguito Roth, critica anche il fatto che soltanto poche delle persone coinvolte (compresa la stessa Amherd) abbiano letto tutto il contratto. Di conseguenza, il risultato delle trattative è stato verificato in misura insufficiente. Questo nonostante i dubbi al riguardo espressi già a inizio 2022 dal Controllo federale delle finanze.

Nel corso dei suoi lavori, durati oltre un anno, la CdGN ha poi appurato che le trattative con gli Usa non erano organizzate in modo opportuno. La Segreteria generale del Ddps ha affiancato ad armasuisse uno studio legale, escludendo di fatto il servizio giuridico interno dalle trattative. Ciò risulta contrario al mandato legale di armasuisse quale ufficio degli acquisti centrale della Confederazione specializzato nel settore degli armamenti. Inoltre, la Segreteria generale e l’allora responsabile del Ddps non hanno seguito abbastanza da vicino le trattative.

Per i futuri acquisti di tale portata, la CdG-N si aspetta un coinvolgimento più coerente del servizio giuridico di armasuisse, oppure la formulazione di un chiaro mandato negoziale e un accompagnamento adeguato da parte dei vertici del Ddps.

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2026-09-09T07:00:00.0000000Z

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