730 milioni in otto anni per l’Internet veloce
Licenziato il messaggio. Costi, fifty-fifty tra Berna e i Cantoni. Attese fino a 600 domande dai Comuni. Rösti: così riduciamo il divario città/campagna
Di Stefano Guerra/Ats
In Svizzera grandi passi sono già stati fatti per garantire un accesso a Internet di buona qualità nelle zone periferiche. Ma il tasso di copertura con reti in fibra ottica performanti e sicure rimane inferiore alla media europea (50%, contro il 69% nell’Ue). Per non restare ancora più indietro (la Commissione europea intende raggiungere entro il 2030 una copertura capillare via cavo con una larghezza di banda di almeno 1 Gbit/s), il Consiglio federale ora ingrana la marcia superiore. Per promuovere l’accesso all’Internet veloce nelle zone rurali, propone un programma di sostegno temporaneo di 8 o 11 anni per uscite complessive di 730 milioni di franchi, una metà a carico della Confederazione e l’altra dei Cantoni. Il relativo messaggio è stato trasmesso mercoledì al Parlamento.
L’impulso lo aveva dato nel 2016 un’iniziativa cantonale firmata dall’allora deputato al Gran Consiglio Bruno Storni e adottata dal Legislativo cantonale all’intenzione delle Camere federali. Interpellato da ‘laRegione’, l’oggi consigliere nazionale socialista parla di «un passo coraggioso», di «decisione non scontata, visti i chiari di luna finanziari». L’unica nota dolente riguarda la ripartizione dei costi: «Non vedo perché i Cantoni debbano essere chiamati alla cassa per un compito che è della Confederazione». Il deputato di Gordola si riserva di proporre degli emendamenti al riguardo in sede di esame commissionale.
650mila economie domestiche sprovviste
Non è una mera questione tecnologica. «L’ampliamento delle reti a banda larga è destinato a generare un miglioramento delle pari opportunità digitali e a ridurre il divario fra città e campagna», ha detto in una conferenza stampa a Berna il capo del Dipartimento federale delle comunicazioni (Datec) Albert Rösti (Udc). Per l’Esecutivo, un migliore accesso all’Internet veloce in zone discoste permetterà di crearvi valore aggiunto e di ridurre il traffico, grazie a maggiori possibilità di lavoro da remoto.
Si stima che in Svizzera circa il 10% delle economie domestiche (650mila in termini assoluti) non siano allacciate a reti a banda larga moderne, ha spiegato il consigliere federale. Stando al Governo, saranno circa 600 i Comuni ad approfittare del progetto, in particolare nelle zone rurali e montane. Anche in Ticino, il Cantone che ha la quota di copertura con servizi a banda larga fissa più bassa del Paese (vedi cartina). “Questi Comuni – si legge nel messaggio governativo – potranno (...) approfittare di una maggiore attrattiva di sede in termini di posti di lavoro e di popolazione residente. Il fatto di ridurre il divario rispetto alle zone più urbanizzate consentirà inoltre di limitare la pressione sulle aree urbane fornendo spazi di lavoro e residenziali interessanti anche in luoghi decentralizzati”.
Il disegno della Legge sul sostegno alla banda larga prevede che i fondi siano versati anzitutto per l’ampliamento delle reti in fibra ottica. Dove questo dovesse implicare costi molto elevati, il sostegno andrebbe a beneficio di allacciamenti a infrastrutture di radiocomunicazione terrestre. L’obiettivo è una copertura, quanto più capillare possibile a livello nazionale, degli edifici residenziali e commerciali mediante connessioni internet fisse con velocità di trasmissione dei dati di almeno un gigabit al secondo in download. Il sostegno è necessario per le regioni rurali scarsamente abitate dove un ampliamento non risulta redditizio per i fornitori, ha precisato Rösti.
Cavi in rame presto in disuso
L’ampliamento delle connessioni internet tramite fibra ottica e altre tecnologie moderne assume importanza anche perché i cavi in rame, oggi ancora in uso, saranno messi gradualmente fuori servizio nel decennio a partire dal 2030.
Stando al Governo, gli aiuti finanziari dovrebbero essere limitati ai contributi minimi necessari e sono rivolti ai Comuni, i quali devono presentare domanda per poterne beneficiare. Il programma terminerà dopo un periodo di otto anni; il Consiglio federale potrà prolungarlo una sola volta per un massimo di tre anni qualora i fondi non siano stati esauriti. Rösti considera però una proroga poco probabile. Il Consiglio federale chiede al Parlamento un credito d’impegno di 365 milioni per gli anni dal 2030 al 2037. Secondo i piani dell’Esecutivo, il programma non dovrà essere finanziato con i soldi della cassa generale della Confederazione, ma tramite le entrate derivanti dalle tasse delle future concessioni di telefonia mobile, che saranno disponibili dal 2029. Per giungere alla stima di una spesa di 730 milioni di franchi, la Confederazione si è basata principalmente sul numero di economie domestiche oggi prive di Internet veloce (650mila), ha indicato Gianna Luzio, direttrice dell’Ufficio federale delle comunicazioni.
Co-finanziamento
Il presupposto per il sostegno federale a un progetto di ampliamento della banda larga è che il Cantone interessato si faccia carico di metà dell’importo da finanziare. La partecipazione al programma è volontaria sia per i Comuni che per i Cantoni, ma l’adesione delle autorità cantonali è necessaria ai fini del cofinanziamento da parte della Confederazione. Durante la procedura di consultazione sul disegno di legge le critiche principali sono state due: la partecipazione ai costi dei Cantoni e il timore, per i Comuni, di un’eccessiva burocrazia legata al progetto. Quanto alla prima, Rösti ha fatto notare che è pratica corrente che Confederazione e Cantoni si suddividano i costi, quanto alla seconda il Governo ha semplificato alcuni aspetti amministrativi per gli enti locali.
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