Il Controllo delle finanze stronca il programma
Criteri lacunosi, redditività sopravvalutata, finanziamento incerto: il Cdf solleva questioni di fondo sul programma. Il parere di Storni (Ps) e Farinelli (Plr)
Di Stefano Guerra da Palazzo federale
‘Importanti carenze’: i ‘controllori’ della Confederazione rivolgono dure critiche al Datec di Rösti, che le respinge. I pareri di Bruno Storni (Ps) e Alex Farinelli (Plr). “Importanti carenze”, “debolezze significative” che “rimettono fondamentalmente in discussione” la priorizzazione dei progetti. In un rapporto pubblicato lunedì, il Controllo federale delle finanze (Cdf) stronca il programma ‘Trasporti 45’, del quale prima dell’avvio della consultazione ha chiesto addirittura – e invano – la sospensione al Consiglio federale. Il dipartimento di Albert Rösti (Udc) rispedisce le critiche al mittente. Ma intanto l’audit del Cdf potrebbe portare acqua al mulino di quei Cantoni che si sono visti penalizzati da una definizione delle priorità fatta in assenza di “basi di decisione solide”.
Nel novembre 2024 sei progetti di ampliamento della rete autostradale sono stati respinti in votazione popolare. Era emerso anche che la fase di ampliamento ferroviario già approvata avrebbe comportato un costo aggiuntivo di circa 14 miliardi di franchi. Il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec) ha quindi commissionato una perizia esterna per stabilire le priorità dei progetti previsti. Sulla base di un rapporto allestito dal professor Ulrich Weidmann del Politecnico federale di Zurigo, il Consiglio federale ha elaborato un avamprogetto per lo sviluppo (fino al 2045 e oltre) delle reti stradale e ferroviaria, nonché del traffico d’agglomerato. Denominato ‘Trasporti 45’, è in consultazione fino al 9 ottobre. Prevede investimenti per circa 50 miliardi entro il 2045. Un primo pacchetto da 11 miliardi verrà sottoposto al Parlamento all’inizio del 2027. Un secondo messaggio seguirà nel 2031.
‘Base non affidabile’
L’approccio scelto incontra i favori dei ‘controllori’ della Confederazione. Nell’audit pubblicato lunedì, questi sottolineano che “per la prima volta, i progetti di ampliamento sono stati analizzati e presentati in modo trasversale”. Inoltre, “alcuni progetti precedenti” sono stati “messi in discussione”. Gli apprezzamenti però finiscono qui. Per il resto, vengono rilevate “importanti carenze”.
Le critiche partono dalla perizia dell’Ethz: con il suo incarico, il Datec avrebbe imposto limiti troppo ristretti all’autore. Non era prevista una valutazione critica di fondo dei progetti. Il documento, di oltre sessanta pagine, non costituirebbe quindi una base sufficientemente affidabile per le decisioni in materia di politica dei trasporti.
Uno dei rimproveri principali attiene alla redditività dei progetti. Per quanto riguarda quelli autostradali, il Cdf è giunto alla conclusione “che la redditività (...) sia probabilmente sopravvalutata”. Ad alcuni aspetti sarebbe stato attribuito un peso eccessivo. La conseguenza è che a progetti valutati in modo relativamente negativo, come l’ampliamento dell’autostrada A1 tra Aarau Est e Birrfeld, è stato attribuito un peso eccessivo. “Non è comprensibile” dare la precedenza a “progetti economicamente non sostenibili che mettono a repentaglio il finanziamento di progetti futuri migliori”, si legge nel rapporto.
Il Cdf critica inoltre il fatto che l’Ustra non abbia analizzato in modo sistematico alternative all’ampliamento di autostrade. Opzioni come i limiti di velocità dinamici e l’utilizzo dinamico della corsia di emergenza, che risultano efficaci e oltretutto meno dispendiose. L’Ustra contesta di non averlo fatto.
Maglia nera al tunnel del Grimsel
Anche i progetti ferroviari non sarebbero stati selezionati sulla base di criteri affidabili, trasparenti e aggiornati, critica il Cdf. Un esempio su tutti: la nuova galleria ferroviaria del Grimsel, tra Oberland bernese e Alto Vallese. Costo dell’investimento incerto (si parla di 800 milioni di franchi), e costi di esercizio che superano i benefici alla società: “Un chiaro caso di utilizzo inefficiente di fondi pubblici”, lo definisce il Controllo delle finanze. A tutto ciò si aggiunge il rischio che la carenza di risorse nel Fondo per le infrastrutture ferroviarie (Fif) possa comportare il rinvio di alcuni progetti.
Nelle loro prese di posizione pubblicate con la verifica, il Datec e gli uffici federali competenti respingono le critiche. La definizione delle priorità non deve seguire rigorosamente formali calcoli di redditività. Le decisioni devono tenere conto anche di altri aspetti importanti, non quantificabili, come ad esempio la resilienza delle reti di trasporto, la stabilità della loro gestione o lo sviluppo regionale.
Acqua al mulino dei ‘perdenti’
Membro della Commissione dei trasporti, Bruno
Storni ricorda che il Cdf già in passato aveva segnalato problemi in merito alla dotazione del Fif. Se lo 0,1 per mille di Iva a lui destinato verrà mantenuto anche dopo il 2030 (una votazione popolare si terrà al riguardo nei prossimi anni), «dovremmo avere a disposizione 24 miliardi di franchi», spiega il consigliere nazionale socialista. «Si potrebbe fare molto di più, ma ogni volta che cerchiamo di aumentare i mezzi a disposizione – come ad esempio con il semplice adeguamento al rincaro della tassa sul traffico pesante – non riusciamo ad avere una maggioranza in Parlamento». Un grosso problema sollevato dal Cdf, afferma Storni, è la mancata considerazione di alternative «come il mobility pricing» all’ampliamento delle autostrade, che «potrebbero essere gestite in modo più intelligente di quanto si è fatto sin qui». Storni non esclude che, in sede di consultazione e più tardi durante l’iter parlamentare, certi Cantoni cavalchino le conclusioni del rapporto del Controllo delle finanze, rilanciando progetti scartati o ai quali è stata attribuita una bassa priorità.
Il consigliere nazionale Alex Farinelli (Plr) invita a «non dare un peso eccessivo» al rapporto del Cdf. Questo in sostanza «conferma quanto sapevamo già, ovvero che ‘Trasporti 45’ non dev’essere visto come un punto d’arrivo, ma come un primo passo di una strategia volta a ridefinire le priorità in quest’ambito». Il deputato di Comano, anch’egli membro della Commissione dei trasporti, non crede che l’audit influenzerà in modo significativo i dibattiti parlamentari: «Non porta elementi nuovi di rilievo», dice a ‘laRegione’. «I limiti della perizia Weidmann – spiega – sono noti da tempo. Così come è noto da tempo l’aspetto della finanziabilità non dimostrata dei progetti previsti». Farinelli concorda con il Cdf per quanto riguarda il previsto tunnel del Grimsel. Il consigliere nazionale ticinese parla di «scandalo», di un’assoluta «non priorità».
PRIMA PAGINA
it-ch
2026-09-15T07:00:00.0000000Z
2026-09-15T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281560887688713
Regiopress SA