‘Questo controprogetto non lo accettiamo’
I promotori dell’iniziativa ‘Spazi verdi per i nostri figli’ respingono la nuova proposta della commissione. Durisch: si vada finalmente in Gran Consiglio!
di Andrea Manna
Stavolta è un chiaro no quello appena indirizzato alla commissione parlamentare ‘Ambiente, territorio ed energia’. “Dopo attenta valutazione, riteniamo di non poter accettare questo nuovo controprogetto nella sua formulazione”: così, nero su bianco, Ivo Durisch, primo promotore (all’epoca non era ancora in Gran Consiglio) dell’iniziativa popolare ‘Spazi verdi per i nostri figli’ lanciata nel 2014 da Cittadini per il territorio, Unione contadini e Agrifutura, con l’appoggio di altri enti: tra questi Pro Natura, Wwf, Società per l’arte e la natura e Associazione per un Piano di Magadino a misura d’uomo.
Un nuovo controprogetto all’iniziativa, il secondo proposto dalla commissione. Il quale – scrive però alla ‘Ambiente, territorio ed energia’ il deputato e capogruppo socialista, esprimendosi a nome degli iniziativisti – “modifica in modo sostanziale l’impostazione dell’iniziativa, spostando l’asse della responsabilità e dell’attuazione verso un livello che rischia di indebolire il principio fondamentale che essa intende affermare: la garanzia di una tutela effettiva, coerente e uniforme degli spazi verdi di fondovalle nelle aree geografiche menzionate nel testo dell’iniziativa”.
Il primo
Ampiamente riuscita avendo raccolto 14’064 firme, l’iniziativa chiede di intervenire sulla Legge cantonale sullo sviluppo territoriale affinché le aree verdi di fondovalle finora risparmiate dal cemento vengano salvaguardate. «In sostanza sollecitiamo – spiega da noi contattato Durisch, ribadendo quanto già dichiarato in passato – uno statuto di protezione per i principali fondivalle del cantone allo scopo di tutelare i terreni non urbanizzati situati nelle piane alluvionali». Ma la richiesta è sempre pendente in commissione. Quest’ultima, ricorda il granconsigliere, «nel 2021 ci aveva sottoposto un primo controprogetto. Come proponenti dell’iniziativa ci eravamo detti pronti ad accoglierlo, se fossero state apportate alcune modifiche, e avevamo dato la disponibilità a ritirare l’iniziativa, evitando così il ricorso alle urne, in caso di luce verde del plenum del Parlamento al controprogetto, corretto in base alle nostre indicazioni, e una volta scaduto il termine per un eventuale referendum».
Il secondo
Il mese scorso la ‘Ambiente, territorio ed energia’ ha tuttavia comunicato a Durisch che “all’interno della commissione è emerso un ulteriore possibile controprogetto, che intende istituire la tutela degli ‘spazi verdi di fondovalle non edificabili o non edificati in larga misura e non urbanizzati’ tramite i Piani regolatori comunali anziché tramite un Piano di utilizzazione cantonale”. Ha quindi trasmesso il testo al primo promotore, chiedendo agli iniziativisti un parere e “di esprimersi circa la disponibilità al ritiro dell’iniziativa in caso di accettazione da parte del Gran Consiglio di questo ulteriore possibile controprogetto”. Ma questa volta, come abbiamo riferito all’inizio, gli iniziativisti rispondono negativamente. L’ulteriore possibile controprogetto non li convince.
‘Il Cantone, non i Comuni’
“Riteniamo che il controprogetto, pur animato da intenti costruttivi, non rispecchi pienamente lo spirito e la portata dell’iniziativa”, annota Durisch. Che, sempre all’attenzione della commissione parlamentare, aggiunge: “Per quanto riguarda la richiesta di descrivere e disegnare i comparti da tutelare, ci preme ribadire che il nostro obiettivo non è quello di definire nel dettaglio le cartografie che ci chiedete, bensì di indicare le aree geografiche di intervento e di fissare principi chiari e vincolanti”. Di più: “La loro concretizzazione operativa, attraverso dei Piani di utilizzazione cantonale, spetta legittimamente al Cantone”. La conclusione: “Rimaniamo naturalmente disponibili a un confronto aperto e costruttivo, nella convinzione che il dialogo istituzionale rappresenti la via migliore per individuare soluzioni equilibrate e rispettose degli obiettivi perseguiti”. Chiarisce il primo proponente di ‘Spazi verdi per i nostri figli’: «L’iniziativa chiede che sia il Cantone, e non i Comuni, a tutelare gli spazi verdi di fondovalle non edificabili o non edificati». E questo, sottolinea Durisch, «attraverso appunto il Puc, il Piano di utilizzazione cantonale, elaborato dal Consiglio di Stato e approvato dal Gran Consiglio».
Gli scenari
E ora? «In una delle prossime riunioni», la commissione ‘Ambiente, territorio ed energia’, afferma il suo presidente Giovanni Berardi (Centro) interpellato dalla ‘Regione’, «discuterà la risposta di Durisch e tirerà le conclusioni. Deciderà cioè se accogliere il testo originale dell’iniziativa, opzione che ritengo poco probabile; se respingere l’iniziativa senza controprogetto, in tal caso il voto popolare sarebbe praticamente certo; oppure se proporre al Gran Consiglio l’approvazione di uno dei due controprogetti, respingendo l’iniziativa: a dipendenza del controprogetto scelto e proposto al plenum dalla commissione, gli iniziativisti dovrebbero decidere definitivamente se ritirare o no l’iniziativa».
Osserva Durisch: «Dalla raccolta e dalla consegna delle firme sono passati più di dieci anni. Davvero troppi. Non è ammissibile. Gli oltre quattordicimila cittadini che hanno sottoscritto questa iniziativa hanno il sacrosanto diritto di ottenere finalmente una decisione dal Parlamento. Si vada dunque al più presto in Gran Consiglio, dove favorevoli e contrari si confronteranno apertamente!».
CANTONE
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2026-02-18T08:00:00.0000000Z
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