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Sommaruga: ‘Lottiamo, ma è difficilissimo’

«È un problema sempre più in aumento, e rischia di renderci così deboli che qualche attività rischia davvero di non esserci più prima che il consumatore si renda davvero conto che acquistare online non vale la pena», afferma da noi interpellata la presidente di Federcommercio Lorenza Sommaruga. Le preoccupazioni legate all’E-Commerce «sono cominciate con la pandemia, dove poteva anche avere senso, ma sono cresciute sempre di più: l’anno scorso e l’inizio di questo 2026 abbiamo visto un’esplosione continua che corrisponde a un’erosione per il commercio fisico». Per Sommaruga i motivi sono due: «Da un lato rispetto a un tempo le mode sono molto più veloci, e se fino a qualche anno fa i commercianti quando azzeccavano il filone giusto potevano cavalcarlo per mesi e mesi, ora tutto è più veloce e con un clic si fa sicuramente prima rispetto al cambiare rifornimento». Secondo, «il fatto che i giganti dell’E-Commerce con il clic di cui parlavamo prima fanno quello che vogliono, ottenendo merci da tutto il mondo rivendendole. A scapito anche della qualità. Noi commercianti invece – rileva la presidente dell’associazione mantello ticinese – ci rechiamo nelle fiere, parliamo coi fornitori, cerchiamo di capire quali possano essere i prodotti migliori e apprezzati, investiamo tanto tempo e denaro che non tutti hanno: è Davide contro Golia».

La fatica (e il bisogno) di essere un po’ ottimisti

Ma se Davide aveva la fionda, i commercianti locali qualche carta ce l’hanno: «Certo, perché in mezzo a tanta negatività mi piace vedere che quando chiude un’attività molto spesso ne apre un’altra, che c’è movimento, che c’è ancora gente disposta a mettersi in gioco». Perché la funzione sociale del negozio fisico è rivendicata con forza: «Quante chiacchiere coi clienti, quanti consigli possiamo dare, senza dimenticare il nostro ruolo di presidio sociale e anche di sicurezza nelle città, o le tasse che paghiamo e che invece l’E-Commerce paga in maniera proporzionalmente inferiore». È qui che spinge Sommaruga: «La sproporzione è enorme, ci piacerebbe avere parità di trattamento: a livello di controlli, di imposizione e anche di sicurezza della merce che inviano penso e spero si possa fare molto di più anche se si tratta di grandi gruppi». L’ottimismo però ha un retro della medaglia che non lascia che l’amaro in bocca: «Noi ci proviamo, abbiamo il fuoco sacro. Ma se non vendiamo, non possiamo permetterci di rimanere con aziende forti, con dipendenti e presenza territoriale e sociale».

Un lumicino acceso c’è ancora, per Sommaruga: «Nelle fiere dove vado a vedere quali prodotti posso inserire nel catalogo del negozio vedo gente motivata, persone del settore che hanno capito bene che l’online sia spesso uno specchietto per le allodole, che nasconde più fregature rispetto alle comodità che illusoriamente promette». Se sia sufficiente o no è presto per dirlo, ma un fatto è per la presidente di Federcommercio incontrovertibile: «Se uno sbaglia un acquisto online o gli arriva rotto o rovinato a volte non può farci niente, se viene in negozio da noi trova persone competenti che consigliano, e se succede qualcosa i clienti possono tornare nello stesso negozio e chiedere conto di quanto successo o della qualità di un prodotto. Ma parlandosi tra persone, non attraverso un bot su internet o chissà cosa. Tornare più a questo credo farebbe bene a tutti, non solo al commercio».

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2026-02-23T08:00:00.0000000Z

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