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‘Urgono misure contro il mancato rientro dei giovani’

Con una raffica di interrogazioni a oltre trenta Municipi, la sezione giovanile del Centro vuole fare chiarezza: ‘Ogni anno partono ottocento persone’

Di Vittoria De Feo

Per la sezione giovanile del Centro, che con una raffica di interrogazioni chiede lumi a oltre trenta Municipi, ‘il fenomeno va monitorato attentamente. I Comuni cosa fanno?’.

“A livello ticinese, ogni anno circa ottocento giovani lasciano il Ticino per cercare lavoro altrove. Molti osservatori definiscono la situazione demografica del nostro cantone come un vero e proprio inverno demografico”. Sono cifre che non possono lasciare indifferenti quelle che i Giovani del Centro hanno sottoposto quest’oggi a oltre trenta Comuni ticinesi con altrettante interrogazioni. Ed è con una serie di domande che la sezione giovanile del Centro vuole vederci chiaro: sulla fuga dei giovani dal Ticino come si muovono i Comuni?

Un tema annoso

Il tema, ricorda la presidente dei Giovani del Centro Giovanna Pedroni, «era già stato affrontato dal nostro movimento giovanile a livello cantonale tre anni fa tramite un’iniziativa parlamentare, attualmente ancora nei cassetti della commissione ‘Gestione e finanze’ del Gran Consiglio». Ragione per cui, evidenzia, «abbiamo ritenuto importante riprenderlo a livello comunale, così da poter poi valutare come procedere». L’iniziativa parlamentare a cui si riferisce Pedroni era stata depositata nella forma generica nel febbraio 2023 dal deputato Claudio Isabella. Una proposta che chiede “di istituire un assegno a favore dei giovani ticinesi che al termine del proprio percorso formativo decidono di rientrare, risiedere e lavorare in Ticino”. Questo assegno, si legge nel testo dell’iniziativa, “sarà concesso ai giovani di età compresa fra i 20 e i 35 anni che si impegnano a risiedere per cinque anni fiscali in Ticino. Al termine di questi cinque anni, la persona domiciliata potrà beneficiare di un assegno una tantum del valore che sarà pari al 50% della somma di imposte cantonali dovute e pagate nei cinque anni precedenti”. Più semplicemente, chi dopo gli studi dovesse decidere di tornare in Ticino pagherebbe per cinque anni metà dell’imposta cantonale. Il tutto per un costo a regime stimato in 6,5 milioni di franchi. Come detto, la proposta non ha tuttavia ancora superato lo scoglio della commissione ‘Gestione e finanze’.

Diverse le cause del mancato ritorno

Tornando al presente, nelle interrogazioni inoltrate oggi ai Municipi viene in prima battuta spiegato che “partire per studiare è naturalmente parte della cultura ticinese”, anche perché “l’offerta formativa sul territorio cantonale non è estremamente vasta”. A ciò si aggiunge il fatto che, per i Giovani del Centro, “un periodo di formazione o di soggiorno all’estero rappresenta spesso un’importante occasione di crescita personale”. Insomma, se da un lato “questo fenomeno è comprensibile e positivo”, dall’altro “il problema si pone quando i giovani, dopo un periodo di studi fuori cantone o all’estero, scelgono di non rientrare”.

Diverse, indica ancora la sezione giovanile del Centro, le cause di questo mancato ritorno. Innanzitutto, “il mercato del lavoro ticinese offre meno opportunità rispetto a quello della Svizzera tedesca e francese”. C’è poi anche il discorso salariale: “Nel 2024 il salario mediano in Svizzera era pari a 7’024 franchi lordi al mese, mentre nella regione di Zurigo raggiungeva i 7’502 franchi”. E in Ticino? “5’708 franchi”. Una differenza evidente.

Un altro elemento importante, poi, riguarda l’offerta di servizi e la qualità di vita. “La conciliabilità tra lavoro e famiglia – evidenzia il Centro – rappresenta un fattore decisivo per molti giovani adulti che desiderano costruire una carriera professionale e, al contempo, avviare un progetto familiare”. Di più. “Anche l’offerta di attività ricreative, culturali e artistiche – concerti, eventi, vita notturna – può influenzare la scelta del luogo di residenza, così come il costo della vita, in particolare quello degli affitti”.

Da non trascurare, secondo i Giovani del Centro, anche il fatto che il Ticino sia ben collegato alla cosiddetta ‘Greater Zurich Area’, “uno dei principali poli economici e scientifici a livello europeo”. Tant’è che “questa vicinanza rappresenta un’opportunità concreta: consentire a giovani qualificati di accedere a mercati del lavoro più dinamici continuando però a risiedere nel nostro cantone”. In quest’ottica, sanciscono dunque i centristi, “diventa legittimo interrogarsi su quali strumenti possano incentivare i giovani a scegliere un comune ticinese come luogo di domicilio”, proprio perché “l’attrattività di un territorio non dipende da un solo fattore, ma da un insieme di condizioni economiche, fiscali e di qualità della vita”. È quindi “importante monitorare attentamente il fenomeno della partenza dei giovani e riflettere su possibili misure prima che – mette in guardia il Centro – il nostro cantone passi da un semplice inverno demografico a una vera e propria era glaciale, dalla quale sarebbe poi difficile uscire”. Tra gli strumenti possibili proprio quello delle “agevolazioni fiscali mirate per i giovani contribuenti, con l’obiettivo di rafforzare gli incentivi economici a stabilirsi nel nostro territorio”.

Le domande, una per una

Ciò premesso, i Giovani del Centro chiedono ai Municipi se si stiano “muovendo, nell’ambito delle proprie competenze, per affrontare le diverse cause che portano i giovani a lasciare il Ticino e a non rientrare”, in caso affermativo, “con quali strumenti e come intendano incentivare il ritorno, o evitare la partenza, di giovani” dai propri territori, quali misure ritengano “prioritarie a livello cantonale per contrastare la fuga dei giovani e favorirne il rientro (in particolare in ambito fiscale, del mercato del lavoro e dei servizi alle famiglie)”, nonché se abbiano “già intrapreso, o intendano intraprendere, azioni di sensibilizzazione o coordinamento con il Cantone su questo tema”. Ai Municipi vengono non da ultimo chiesti lumi su “quanti contribuenti domiciliati rientrino attualmente nella fascia di età compresa tra i 25 e i 35 anni”, quale sia “il gettito fiscale annuo generato da questa fascia di contribuenti per quanto riguarda l’imposta comunale” e “quanti nuovi giovani di età compresa tra i 25 e i 35 anni si siano stabiliti sul loro territorio negli ultimi dieci anni”.

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