‘Usi, la situazione può diventare drammatica’
Il rettore ad interim Balbi dopo la decisione del governo per finanziare le iniziative sui premi: ‘Si va verso scelte dolorose, ma non sulla qualità’
Di Jacopo Scarinci
«La situazione potrebbe diventare, in prospettiva, drammatica». Il taglio di 5,5 milioni di franchi al contratto di prestazione tra il Cantone e l’Università della Svizzera italiana, deciso dal Consiglio di Stato nell’ambito dell’applicazione della prima parte delle iniziative popolari per il contenimento dei premi di cassa malati votate dal popolo, preoccupa non poco Gabriele Balbi, rettore ad interim dell’Usi. A colloquio con laRegione assicura: «La qualità della formazione e della ricerca non verrà messa in discussione, e cercheremo di preservarla il più possibile. È giusto che corpo docente e studenti prossimi e futuri sappiano che continueranno a studiare e lavorare in un ateneo di alto livello». Ma se a questi 5,5 milioni «si somma il milione che ci è già stato tagliato lo scorso dicembre, si arriva già a 6,5 milioni. E su un budget di 130 milioni il colpo si sente».
Questo taglio vi ha sorpresi?
No, la notizia non era del tutto inattesa. Eravamo stati allertati da qualche settimana sul fatto che potessero arrivare possibili tagli cantonali oltre a quello già deciso a dicembre. Ma sicuramente è inattesa l’entità, di questo taglio. Adesso si impone una riflessione, che stiamo già facendo a livello di Consiglio d’università e Commissione finanza. La direzione che prenderemo sarà quella del contenimento della spesa, con tagli interni ma non sulla qualità di formazione e ricerca, e aumento degli introiti.
Si sta profilando la tempesta perfetta, tra tagli cantonali e federali?
Non potrei usare altre parole. Abbiamo lavorato l’ultimo anno e mezzo per fronteggiare i possibili tagli federali che si stanno discutendo a Berna, perché gli introiti dal Fondo nazionale insieme agli altri fondi di ricerca competitiva per noi sono fondamentali arrivando a 33 milioni annui, e tutto il tema degli Accordi bilaterali che per noi come università sono importantissimi per la differenziazione delle tasse. Se ticinesi e svizzeri pagano una retta di 4mila franchi annui, gli stranieri ne pagano 8mila. È il livello di retta più alto di tutta la Svizzera, da sempre. Ma perché? Perché se a livello svizzero il finanziamento medio cantonale delle università è circa al 50%, in Ticino prima di questi tagli era del 29% e dopo sarà del 24%. Meno della metà.
Sugli studenti stranieri c’è stata parecchia polemica, a livello politico...
Sì, e mi lasci dire però che per noi dal punto di vista economico fruttano, osservando i dati dello scorso semestre, 37 milioni di franchi sempre su un budget di 130 milioni. Quindi vuol dire che sostengono l’Usi, e permettono a studenti ticinesi e svizzeri di avere un’università con 9 bachelor e 28 master. Limitando il loro numero, limiteremmo ancora di più il budget dell’Usi e peggioreremmo nei ranking come quello, centrale, dell’international outlook.
Rimanendo al budget, sapete già come agire per fronteggiare questi tagli?
Appunto perché, come dicevo, abbiamo lavorato in questo periodo e non è che prima di questi tagli ci fossero sprechi immotivati, anzi, possiamo resistere nel breve, e sottolineo, breve periodo. Abbiamo aumentato in maniera importante il numero di studenti, quindi più introiti. Così come sono cresciuti l’apporto alla ricerca e una serie di riserve che per un anno o due potranno aiutare. Ma poi finiranno, e il fiore all’occhiello che rappresenta l’Usi rischia di appassire. Quello che dobbiamo mantenere è l’attrattività che abbiamo, e che ci rende orgogliosi, per professori, ricercatori e studenti che arrivano da tutto il mondo per studiare a Lugano. Anche se dovremo operare scelte dolorose.
Però ha detto che non riguarderanno la qualità dell’insegnamento.
Esatto, e lo ribadisco. Il nostro impegno per garantire che non ci sarà alcun peggioramento dell’offerta sarà totale, non transigo io e non transigeremo in futuro. Un altro punto su cui non faremo passi indietro è la ricerca. Ovvio, come detto è un taglio inatteso per le sue proporzioni, che ci mette in difficoltà e dovremo cambiare un po’ di cose. Opereremo nel contenimento dei costi, ma non è che abbiamo un grande margine operativo, anche lo staff è limitato e il lavoro delle persone va preservato. Spiace, davvero, che una decisione simile vada a colpire l’Usi, la prima scelta universitaria degli studenti ticinesi e di 4’749 ragazzi e ragazze che studiano da noi.
Ce la farete da soli?
Proveremo, ci mancherebbe. Ma in questo momento che potremmo anche definire drammatico mi sento di lanciare un appello a chi ha a cuore l’Usi: siamo aperti a parlare di aiuti che ci permettano di continuare a fare tutto quello che facciamo. Fondazioni e privati ci aiutano già con borse di studio, finanziamento di programmi e cattedre... ma se qualcuno vuole aggiungersi, o aumentare il proprio sostegno, se c’è un momento per palesarsi è questo. Dobbiamo unirci tutti, assieme al territorio, per mantenere quanto costruito negli ultimi trent’anni.
Da professore e rettore ad interim come valuta il fatto che quando c’è da tagliare si finisca spesso a usare le cesoie sulla formazione, ritenuta sacrificabile rispetto ad altri ambiti?
Che si tagli spesso sulla formazione come abitudine in casi di difficoltà è vero. Giuseppe Buffi, che l’Usi ha contribuito a fondarla, diceva che proprio nei periodi di crisi economica e sociale bisogna investire nella formazione. Ora avviene il contrario: significa smettere di investire sul futuro di un intero territorio. L’ultimo studio d’impatto che abbiamo disponibile risale al 2010, e per ogni franco investito nell’Usi ne sono stati generati 3,2. Ne abbiamo chiesto un altro al Cantone, perché in questi 16 anni l’impatto sarà sicuramente aumentato.
Cosa si sente di dire alla politica?
Che la nostra parte la faremo, anche per contribuire all’applicazione della volontà popolare sui premi di cassa malati. Ma la politica deve seriamente chiedersi che università vogliamo, che Usi ci immaginiamo per il futuro del Canton Ticino. Noi ci siamo, ma al tavolo devono esserci tutti.
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2026-04-17T07:00:00.0000000Z
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