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‘Adesso serve una strategia per il lavoro dei residenti’

Era un addentellato non ufficiale dell’accordo sull’aumento del salario minimo votato quasi all’unanimità dal Gran Consiglio la scorsa settimana, ed eccoci qua: il Cantone deve dotarsi di una strategia di lavoro per i residenti. A chiederlo è una mozione del copresidente socialista, e presidente della commissione parlamentare della Gestione, Fabrizio Sirica. Partendo appunto dalla decisione di rivedere verso l’alto le forchette del salario minimo cantonale, Sirica sostiene come “affinché questo cambiamento produca effetti concreti sull’occupazione dei residenti, esso deve essere accompagnato da una strategia attiva e coordinata”. La strategia richiesta al Consiglio di Stato verte su cinque punti. Il primo è avere “obiettivi chiari e verificabili di inserimento professionale di persone residenti (in disoccupazione o assistenza), con una pianificazione temporale pluriennale”. Ciò detto, occorre “un sistema di monitoraggio annuale, con indicatori pubblici per settore economico, che permetta di misurare l’evoluzione del rapporto tra lavoratori residenti e frontalieri nei settori a basso salario”. Dopo, è la volta della creazione di “un dispositivo operativo di coordinamento tra Ufficio regionale di collocamento, Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, associazioni economiche e aziende, finalizzato all’incontro tra domanda e offerta di lavoro residente”.

Il Consiglio di Stato dovrà portare avanti anche “l’elaborazione, in collaborazione con le associazioni economiche, di piani settoriali di reclutamento, in particolare nei comparti caratterizzati da forte presenza di frontalieri e bassi salari”. Infine, l’ultimo punto è quello di “misure di accompagnamento mirate (formazione, riqualifica, incentivi all’assunzione) per facilitare l’inserimento dei residenti nei posti liberati o resi accessibili dal nuovo quadro salariale”.

Nei prossimi anni, continua Sirica nel testo della mozione, “si prevede inoltre un importante turnover legato al pensionamento della generazione del babyboom. La strategia dovrà esplicitamente porsi l’obiettivo di intercettare questo ricambio, favorendo la sostituzione, nella misura più ampia possibile, dei lavoratori frontalieri con persone residenti in cerca di occupazione o in assistenza sociale”.

Per le aziende di dimensioni medio-grandi, in particolare quelle dotate di servizi di risorse umane, “il Consiglio di Stato dovrà promuovere la definizione di piani previsionali di assunzione, quale base concreta per orientare le politiche di inserimento dei residenti”.

L’achtung della Lega al Consiglio federale

E sempre in tema di lavoro e frontalieri, il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri mette le mani avanti. Settimana scorsa, stando all’Aargauer Zeitung, gli Stati membri dell’Ue e il parlamento europeo hanno infatti raggiunto un accordo su una riforma dell’assicurazione contro la disoccupazione per i lavoratori frontalieri. Il che, va da sé, potrebbe comportare costi aggiuntivi per la Svizzera. A Bruxelles, va detto, non è però stata ancora presa una decisione definitiva. Ciononostante Quadri inizia ad alzare le barricate. E lo fa con una mozione all’indirizzo del governo nazionale. La richiesta del leghista è concisa: “Il Consiglio federale chiarisca subito all’Ue che la Svizzera non intende versare le indennità di disoccupazione ai frontalieri; pertanto, non si adeguerà a eventuali modifiche in questo ambito decise da Bruxelles”. La Svizzera, dice Quadri, “con circa 412mila frontalieri, è il Paese europeo che impiega il maggior numero di permessi G. Di conseguenza, sarebbe pesantemente colpita dalla modifica. Secondo la Segreteria di Stato dell’economia la spesa per l’assicurazione contro la disoccupazione elvetica, nel ‘nuovo regime’, varierebbe tra alcune centinaia di milioni di franchi e un miliardo all’anno”. E questa, per il consigliere nazionale, non sarebbe l’unica conseguenza negativa. “Cantoni con un numero elevato di frontalieri, a partire dal Ticino – sostiene –, dovrebbero potenziare, a proprie spese, gli Uffici regionali di collocamento per far fronte a un annuncio in massa di frontalieri (oggi quasi nessuno si iscrive). Gli Urc dovrebbero quindi assumere ulteriori risorse per collocare frontalieri a scapito dei disoccupati ticinesi: una situazione che, oltre a essere paradossale, contrasta con la ‘preferenza indigena light’”.

CANTONE

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2026-04-28T07:00:00.0000000Z

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