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Molte votazioni e nove elezioni per scaldare i motori

Numerosi appuntamenti alle urne da qui alle Federali

Ats/sg

Oltre alle elezioni in programma in nove cantoni (tra cui il Ticino), si profila anche un’abbuffata di votazioni sul piano federale in questi 14 mesi che ci separano dalle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento. Diversi referendum sono stati lanciati martedì contro recenti decisioni delle Camere federali. E il Governo ha presentato il (ricco) menù dell’appuntamento alle urne di fine novembre. In mezzo, le votazioni del 27 settembre su due iniziative popolari (neutralità e alimentazione).

Quando manca poco alla pausa estiva, a uscire allo scoperto sono stati i promotori di tre referendum (hanno tempo fino all’8 ottobre per raccogliere le 50mila firme necessarie per chiamare il popolo alle urne). Un comitato composto da sindacati e partiti di sinistra ha lanciato la raccolta firme contro la decisione di far prevalere i contratti collettivi di lavoro sui salari minimi cantonali o comunali e sanciti dalla legge. A loro parere, la “politica dei bassi salari” della maggioranza parlamentare aumenterà la pressione sulle retribuzioni di tutti i lavoratori in Svizzera. Anche il Consiglio federale respinge il progetto, così come avevano fatto durante la procedura di consultazione quasi tutti i cantoni.

Altra campagna referendaria al via: quella contro la revoca del divieto di costruire nuove centrali nucleari. Secondo una coalizione che riunisce i Verdi, il Ps, il Pvl e diverse organizzazioni, queste renderebbero la Svizzera dipendente, costerebbero miliardi e frenerebbero le energie rinnovabili. In gioco vi è il controprogetto indiretto all’iniziativa ‘Stop al blackout’ (nel frattempo ritirata), approvato dal Parlamento dopo un acceso dibattito durante la sessione estiva. Il terzo referendum riguarda l’accordo di libero scambio tra i Paesi dell’Associazione europea di libero scambio (Aels, di cui la Svizzera fa parte) e la Malaysia. A lanciarlo è un’alleanza composta da organizzazioni della società civile, dal Ps e dai Verdi. Al centro vi è ancora una volta l’olio di palma, com’era stato il caso di un accordo simile tra Paesi Aels e Indonesia

accolto di misura alle urne nel 2021. Secondo gli oppositori, l’accordo crea ulteriori incentivi all’espansione della sua produzione e non prevede misure efficaci contro deforestazione e lavoro forzato. Le votazioni certe, per finire. Il 29 novembre saremo chiamati a votare su un aumento dell’Iva per finanziare la 13esima Avs, su un allentamento della legge che disciplina l’export di materiale bellico e su due iniziative popolari: quella del Centro per il ritorno alla tassazione congiunta dei coniugi (se venisse accolta, l’imposizione individuale approvata dal popolo in marzo diventerebbe verosimilmente incostituzionale) e quella che chiede una maggiore protezione delle persone, degli animali e dell’ambiente dal rumore e dalle emissioni dei fuochi d’artificio.

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2026-07-01T07:00:00.0000000Z

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