Togliendo le deduzioni spunta un ‘tesoretto’
Un’iniziativa vuole limitare la possibilità di deduzione per chi ha figli all’estero. Si lavora a un controprogetto che evita disparità e garantisce 30 milioni di gettito
Di Giacomo Agosta
Frontalieri, imposte e relazioni tra Ticino e Italia. Il dossier è tra i più scottanti sul tavolo della politica dopo che il Consiglio di Stato ha deciso di congelare cautelativamente i ristorni alla Lombardia. Uno ‘strappo istituzionale’ che vuole spingere l’Italia e (soprattutto) il Consiglio federale a fare i passi necessari per non applicare la ‘tassa sulla salute’. Un balzello – fino a 200 euro di contenuto sul salario dei vecchi frontalieri – che secondo il governo ticinese rappresenta una violazione degli accordi tra Svizzera e Italia. C’è però un altro dossier, sempre legato alla fiscalità dei frontalieri, che avanza. È l’iniziativa parlamentare elaborata presentata nel maggio 2018 dall’allora deputato in Gran Consiglio per l’Udc, e ora consigliere nazionale, Paolo Pamini. La proposta di Pamini è di modificare l’articolo 34 della Legge tributaria per fare in modo che le deduzioni sociali per figli siano possibili solo se questi ultimi risiedono in Svizzera. Una mossa per togliere ai frontalieri la possibilità di deduzione e aumentare il gettito d’imposta cantonale.
Più soldi per la Svizzera Meno entrate per l’Italia
Il tema è ora sul tavolo della commissione parlamentare ‘Gestione e finanze’ e l’ipotesi più probabile è che si vada in direzione di un controprogetto. Questo perché la proposta, così come formulata da Pamini, presenta delle criticità sul piano della parità di trattamento e apre la porta a possibili ricorsi. I ‘vecchi’ frontalieri – quelli attivi in Svizzera già prima del luglio 2023 – non avrebbero infatti la possibilità di esercitare le deduzioni per figli né in Svizzera né in Italia. Cosa che invece, in virtù del nuovo accordo, potrebbero fare i ‘nuovi’ frontalieri.
Ora, attraverso una nuova formulazione della modifica di legge, si va nella direzione di togliere la possibilità della deduzione fiscale solo ai nuovi frontalieri. Questo perché, essendo tenuti a fare la dichiarazione fiscale in Italia, dovrebbero avere la possibilità di dedurre questa spesa nel loro Paese di residenza. Una possibilità prevista dai nuovi accordi tra Svizzera e Italia che mettono in chiaro come a farsi carico delle deduzioni sociali sia il Paese di residenza del lavoratore. In questo modo per il frontaliere non cambierebbe nulla: pagherebbe più tasse in Svizzera e meno in Italia, visto che il credito di imposta gli verrebbe dedotto dalla tassazione lombarda. A cambiare, e non di poco, sarebbe la situazione per le casse ticinesi. Circa 8 milioni di gettito in più tra Cantone e Comuni: una cifra destinata a salire man mano che aumenterà la quota di nuovi frontalieri. A regime le maggiori entrate complessive per il Cantone dovrebbero essere di circa 30 milioni di franchi. A rimetterci sarebbe invece l’erario italiano. Ma così prevedono gli accordi.
Vorpe (Supsi): ‘Legare le deduzioni all’esistenza di un accordo’
Per quanto riguarda la formulazione della modifica di legge. «Il mio suggerimento è di subordinare la concessione della deduzione sociale alla condizione che lo Stato di residenza del lavoratore, Stato con il quale è in vigore un trattato internazionale che lo regola, non preveda questa possibilità», afferma Samuele Vorpe, professore ordinario in diritto tributario e responsabile del Centro di competenze tributarie e giuridiche della Supsi. Detto altrimenti: se c’è la garanzia che il lavoratore può già dedurre le spese per figlio nel suo Paese, la deduzione non deve essere possibile in Svizzera. «Questa formulazione è più solida e meno attaccabile. La distinzione non è infatti tra figli residenti in Svizzera e figli residenti all’estero, ma sull’esistenza di un accordo, come nel caso dell’Italia», spiega Vorpe che fu il primo, attraverso un contributo apparso nel 2016 sul ‘Giornale del Popolo’ a lanciare la proposta poi ripresa da Pamini. «In tal modo – continua il responsabile del Centro di competenze tributarie e giuridiche – la norma sarebbe più coerente con l’obiettivo di evitare conflitti positivi, ovvero una deduzione sia nello Stato della fonte sia in quello di residenza». Con questa soluzione, secondo Vorpe, sarebbe sistemata anche la situazione dei ‘vecchi’ frontalieri. «A loro continuerebbe a essere attribuita in Svizzera la deduzione sociale, visto che il loro reddito da attività lucrativa dipendente è imponibile solo in Svizzera». Di questo tema, quello dell’imposta alla fonte e deduzioni sociali dei contribuenti non residenti, Vorpe si è occupato anche in un ampio articolo pubblicato nell’ultimo numero della rivista Novità fiscali della Supsi.
La prima proposta, quella contenuta nell’iniziativa di Pamini, prevede che per ogni figlio a carico residente in Svizzera minorenne, a tirocinio o agli studi fino ai 28 anni sia prevista una deduzione di 11’100 franchi. «Una limitazione della deduzione sociale ai soli figli residenti in Svizzera – fa notare però Vorpe – determinerebbe inevitabilmente un’imposizione più gravosa per i contribuenti con figli residenti all’estero rispetto ai contribuenti con figli residenti in Svizzera. Questo anche a fronte di una situazione economica simile. La disparità di trattamento sarebbe quindi difficile da giustificare». Disparità di trattamento che colpirebbe, ad esempio, anche famiglie ticinesi con figli che studiano all’estero. Ecco perché la ‘Gestione e finanze’ sta lavorando a un controprogetto che garantisce maggiori entrate ed è giuridicamente solido.
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