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La Corte Suprema: ‘Sì al voto per posta’

I giudici, a maggioranza conservatrice, hanno bocciato le modifiche chieste da Trump, che attacca: ‘Vi siete fatti intimidire dai democratici’

Dopo i dazi e lo ius soli la Corte Suprema americana, a maggioranza conservatrice, ha inflitto un altro duro colpo a Donald Trump. A soli 50 giorni dalle elezioni di medio termine, il massimo tribunale ha bocciato le modifiche che il tycoon avrebbe voluto applicare al voto per corrispondenza, un metodo da lui considerato a rischio frode nonostante se ne sia più volte avvalso.

Questa volta, anche la maggior parte dei saggi di nomina repubblicana hanno espresso parere contrario oltre a tutti quelli liberal. Dalla parte del presidente americano si sono schierati solo i due fedelissimi, Samuel Alito e Clarence Thomas. La decisione ha, ovviamente, scatenato l’ira di Trump che in un lungo post su Truth ha accusato la Corte Suprema di essersi fatta “intimidire” dai democratici.

Il parere del massimo tribunale americano è arrivato poche ore dopo che un secondo giudice ha bloccato la norma emanata dall’amministrazione lo scorso 21 agosto con l’obiettivo di inasprire i requisiti del voto per corrispondenza.

Il giudice distrettuale Carl J. Nichols, nominato dallo stesso tycoon durante il suo primo mandato, ha stabilito che la regola va contro gli interessi dei cittadini americani e ha sottolineato che potrebbe rendere più difficile per alcune persone esprimere la propria preferenza. In sostanza la Corte Suprema ha confermato questa sentenza e quella emanata da un altro giudice a inizio mese.

Restrizioni non applicabili

La misura voluta da Trump prevede che gli Stati presentino al Servizio postale nazionale un elenco degli elettori aventi diritto a ricevere le schede per posta e che l’Usps le consegni solo ed esclusivamente a quelli presenti nella lista. Diversi Stati a guida democratica hanno fatto causa, i detrattori della riforma l’accusano di essere “approssimativa” e di non avere una “chiara base giuridica”.

Ma è improbabile che la decisione dei nove saggi rappresenti l’ultima parola sulla questione. Il giudice conservatore Brett Kavanaugh ha concordato con la sentenza lasciando tuttavia intendere che in futuro potrebbe pronunciarsi a favore di Trump se il contenzioso legale dovesse continuare.

Altre sentenze indigeste

Il presidente americano ha attaccato la sentenza definendola “orribile”. “La Corte Suprema ha davvero deluso il nostro Paese! Alcuni giudici sono terrorizzati da questi democratici folli e depravati e sono totalmente incapaci di dimostrare il coraggio necessario per salvare la nostra America”, ha scritto su Truth.

Nel lungo post il presidente ha ricordato altre due grandi sconfitte subite di recente: “L’orribile decisione sui dazi” e quella sullo ius soli, “un disastro totale”. “L’incapacità e la riluttanza della Corte a fare la cosa giusta per il nostro Paese passeranno alla storia”, ha incalzato. In tutto questo, più o meno nelle stesse ore in cui i saggi si pronunciavano sul voto per corrispondenza, un giudice federale ha bloccato un’altra norma varata dall’amministrazione Trump che avrebbe limitato la permanenza negli Stati Uniti per studenti e giornalisti stranieri. Un altro schiaffo al tycoon. Dennis Saylor, di Boston, si è pronunciato a favore di una coalizione di sindacati e gruppi a sostegno dei college spiegando che il dipartimento per la Sicurezza ha adottato la misura basandosi su motivazioni “incredibilmente deboli” e stravolgendo un sistema attraverso il quale, per quasi cinquant’anni, gli Stati Uniti hanno rilasciato visti agli studenti stranieri.

Questo sistema, ha osservato, ha permesso a decine di milioni di studenti e ricercatori stranieri di recarsi in America, favorendo “ricerche pionieristiche in campo scientifico, medico e tecnologico, una crescita economica significativa e numerosi altri vantaggi, spesso su vasta scala”. È probabile che anche questa sentenza finirà davanti alla Corte Suprema se Trump deciderà di presentare un ricorso.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-09-16T07:00:00.0000000Z

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