laRegione

Per gli armamenti ‘solo’ un lieve aumento dell’Iva

Il Consiglio degli Stati stralcia il piano governativo e opta per un modello di finanziamento misto. Ma il nuovo Fondo non avrà vita facile al Nazionale

Di Stefano Guerra da Palazzo federale

Non è stato un giorno dei più piacevoli per Martin Pfister (Centro). Dapprima il compassato ministro della Difesa si è dovuto armare di pazienza: al Consiglio nazionale è stato sommerso di domande (19!) sull’F-35 (vedi a lato), due settimane dopo la pubblicazione di un impietoso rapporto parlamentare sulla procedura d’acquisto; in seguito, al Consiglio degli Stati, gli è toccato assistere all’annunciato funerale del ‘suo’ (peraltro già ridimensionato, vista la malaparata) piano di finanziamento delle uscite per l’armamento dell’esercito, seppellito sotto una valanga di ‘no’ (40 a 5). Il Consiglio degli Stati gli ha preferito una soluzione mista, imperniata su un aumento più moderato dell’Iva. Risposte alle principali domande.

Qual è il contesto?

Tutti sono d’accordo: la situazione della sicurezza in Europa si è deteriorata negli ultimi anni. Sulla scia della guerra in Ucraina, il Parlamento – dopo un lungo tira e molla – ha deciso di aumentare in modo massiccio il bilancio dell’esercito, destinato a raggiungere l’1% del Prodotto interno lordo entro il 2032. I 10 miliardi supplementari verranno finanziati attraverso il bilancio ordinario. Le annose discussioni attorno al finanziamento delle spese militari sono però lungi dall’essere terminate. Per rafforzare le capacità di difesa dell’esercito, le forze armate prevedono infatti di investire oltre 70 miliardi di franchi entro il 2039 in progetti di armamento, scorte e immobili. Una parte del fabbisogno può essere coperta dal bilancio della Confederazione. Resta però una lacuna da 24 miliardi fino al 2045: soldi che al momento mancano per procedere agli investimenti previsti.

Cos’è stato deciso lunedì?

Il Consiglio degli Stati – con 25 voti a 17 (in massima parte ‘senatori’ di Plr, Ps e Verdi) e 3 astensioni – ha seguito la maggioranza delle sue commissioni preparatorie: vuole istituire un Fondo per gli armamenti (ribattezzato ‘Fondo per la sicurezza e la difesa’) da 24 miliardi di franchi, alimentato innanzitutto attraverso un aumento di 0,2 punti percentuali dell’aliquota normale dell’Iva (e di 0,1 punti percentuali di quella speciale per il settore alberghiero), inferiore a quello prospettato dal Consiglio federale, che porterebbe in dote circa 800 milioni di franchi. «Un vero compromesso», lo ha definito il presidente della Commissione della politica di sicurezza Mathias Zopfi (Verdi/Gl).

Nel Fondo – che tra il 2029 e il 2045 potrà contrarre debiti fino a un massimo di 12 miliardi di franchi – confluirebbero inoltre la metà dei residui di credito registrati nel bilancio della Confederazione (circa mezzo miliardo; ciò equivale in pratica a un allentamento del freno all’indebitamento, il quale prevede infatti che eventuali avanzi d’esercizio vengano destinati alla riduzione del debito) e ulteriori versamenti provenienti da eccedenze fiscali (un miliardo circa, soldi sui quali però non si potrà contare sempre).

Il plenum ha anche deciso di separare un’eventuale votazione popolare sul Fondo da quella obbligatoria sull’Iva. In questo modo, il Fondo – sul quale si voterebbe prima nel caso venisse lanciato un referendum – continuerebbe a esistere anche se l’aumento dell’Iva venisse in seguito respinto alle urne.

A cosa serviranno questi soldi?

A finanziare in modo flessibile acquisti prioritari per l’esercito, ovvero armamenti suscettibili di difendere la popolazione svizzera dalle minacce ritenute più probabili. Quindici miliardi di franchi (di cui sei per procurarsi un ulteriore sistema di difesa terra-aria, così come deciso dal Consiglio federale, nonché per i costi aggiuntivi dei Patriot statunitensi) saranno impiegati per acquistare sistemi per la difesa da attacchi a distanza, ciberattacchi, (mini)droni, nonché per la protezione di infrastrutture critiche. Altri 9 miliardi di franchi serviranno per compensare gli aumenti dei prezzi nel settore degli armamenti dovuti all’elevata domanda a livello globale.

Cosa proponeva il Consiglio federale?

Anche il Governo vuole istituire un fondo speciale da 24 miliardi, da alimentare però mediante un aumento temporaneo (12 anni) dell’Iva più consistente (0,5 punti percentuali per l’aliquota ordinaria dell’Iva, 0,3 punti percentuali per quella speciale). Nel Fondo – che avrebbe potuto contrarre debiti fino a un importo massimo di 6 miliardi di franchi – sarebbe confluita anche una parte del budget ordinario dell’esercito. Come era lecito attendersi, la soluzione governativa ‘soprattutto Iva’ non ha avuto scampo (40 a 5). Buona parte della popolazione non vedrebbe di buon occhio un tale incremento a favore delle forze armate, com’è emerso da alcuni sondaggi e da un recente studio del Politecnico federale di Zurigo. Per Josef Dittli (Plr/Ur), le chance in votazione popolare di un qualsiasi aumento dell’Iva sarebbero vicine allo zero.

C’erano altre alternative sul tavolo?

Sì. La sinistra ha chiesto di non entrare in materia, o altrimenti di rinviare il dossier al mittente. Le sue proposte sono state nettamente respinte dal plenum. Scartati anche modelli di finanziamento alternativi all’aumento dell’Iva, come quello basato esclusivamente su risparmi (per almeno 1,5 miliardi di franchi) nel bilancio della Confederazione (lo hanno caldeggiato Plr e Udc), oppure quelli che prevedevano di attingere ai dividendi della Banca nazionale svizzera (principale sponsor il democentrista Werner Salzmann) o di introdurre un’imposta sulla sostanza che sarebbe andata a colpire i grandi patrimoni (proposta di minoranza targata Ps).

Come si va avanti?

Il Consiglio nazionale dirà la sua già in dicembre. Il modello di finanziamento approvato dalla maggioranza dei ‘senatori’ non sembra essere al riparo da sorprese. Se invece il dossier giungerà in porto in Parlamento, resterà l’ultimo ostacolo (o meglio, gli ultimi ostacoli): la votazione popolare (o le votazioni). Le commissioni del Consiglio degli Stati prospettano un’eventuale consultazione sul Fondo per il 2027 e quella (obbligatoria) sull’Iva per l’anno successivo (il Consiglio federale la prevedeva già nel 2027). In caso di responso positivo alle urne, l’imposta sul valore aggiunto verrebbe aumentata dal 2029. Capiti quel che capiti, la piccola e neutrale Svizzera – sotto l’ombrello protettivo della Nato, e ormai già in gran ritardo nella corsa al riarmo rispetto a molti Paesi occidentali – dovrà mettersi in fila, in un mercato saturo e affollato. Ripristinare l’effettiva capacità di difesa del malridotto esercito rossocrociato (la cui capacità di difesa oggi è «deplorabile», ha dichiarato ieri durante il dibattito il ‘senatore’ del Centro

Benedikt Würth) richiederà ancora parecchia pazienza. Più di quella di cui ha dato prova ieri Martin Pfister, che per il momento comunque può fregarsi le mani.

PRIMA PAGINA

it-ch

2026-09-22T07:00:00.0000000Z

2026-09-22T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281565182671984

Regiopress SA