‘Cara politica, sveglia! Il tempo è già scaduto’
Il presidente della Camera di commercio Andrea Gehri prende posizione prima del Preventivo ’27: ‘Deficit insostenibile, questa inerzia è difficile da giustificare’
di Jacopo Scarinci
Dopo la crisi del 1929 dovuta al crollo di Wall Street eccoci, un secolo dopo, alla crisi del 2029: “E a differenza del grande crollo di un secolo fa, questa non arriverà come un fulmine a ciel sereno: è già scritta nei documenti ufficiali, nelle decisioni votate, nelle leggi approvate”. Attacca come di consueto a testa bassa il presidente della Camera di commercio Andrea Gehri che, nell’imminenza della presentazione del Preventivo 2027 che è già annunciato come lacrime e sangue, richiama all’ordine la politica, sia essa il Consiglio di Stato come il Gran Consiglio. La crisi in arrivo nel 2029, riprende Gehri nel comunicato della Cc-Ti da lui firmato, “la conosciamo in anticipo. È proprio questo che rende l’inerzia difficile da giustificare. Complice un’estate torrida – sul piano meteorologico quanto su quello istituzionale – la questione delle finanze cantonali è scivolata nel dimenticatoio. Un’amnesia collettiva che la Camera di commercio intende interrompere. Bastano poche cifre”.
Da anni, scrive Gehri, “il Cantone convive con disavanzi strutturali, cioè squilibri che non dipendono da eventi eccezionali ma dal rapporto ordinario tra entrate e uscite. La risposta, finora, si è mossa su due binari: la speranza e l’espediente. La speranza che arrivino sopravvenienze fiscali o utili generosi della Banca nazionale – voci per definizione imprevedibili e non governabili. E gli espedienti: misure raffazzonate alla bell’e meglio, spesso temporanee, spesso di natura puramente contabile, quasi mai strutturali”. Insomma, “si è rinviato, non risolto”.
Il presidente della Cc-Ti parte dallo studio di Renato Mondada e Samuele Vorpe, presentato nella giornata di studio ufficiale dedicata alla fiscalità e alla finanza pubblica, che “fotografa la situazione senza indulgenze: 200 milioni all’anno è il disavanzo strutturale ‘ordinario’, quello con cui il Cantone già convive oggi. 350/400 milioni all’anno, invece, sono i nuovi oneri che entro il 2029 si aggiungeranno per effetto di decisioni già prese, dal popolo o dagli organi politici competenti. Non ipotesi, non scenari: impegni assunti. 600 milioni all’anno, il totale. Ogni anno. Non una volta sola”. Ed è su quest’ultimo punto che vale la pena fermarsi secondo Gehri, “perché è quello che sfugge più facilmente”. Nel senso che “un disavanzo strutturale non è una buca da riempire una volta: si ripresenta ogni dodici mesi. Due anni fanno 1,2 miliardi. Tre anni, 1,8 miliardi. Una legislatura intera, 2,4 miliardi. Il debito si accumula”.
‘Non preoccupano solo le cifre, ma anche l’assenza di una risposta’
A rendere più cupo il cielo, per Gehri, “è l’assenza di una risposta”. A oggi, continua a constatare il presidente della Camera di commercio, “non esiste – e nemmeno è stata abbozzata – una strategia organica per affrontare il problema”. Che non si fa con “un pacchetto di ritocchi, ma una visione d’insieme su quali prestazioni il Cantone vuole e può garantire, con quali risorse e con quale sostenibilità nel tempo. Il tema avrebbe meritato di stare al centro del dibattito pubblico con ben altro anticipo. Il termine ultimo, ormai, è la discussione sul Preventivo e sull’aggiornamento del piano finanziario che saranno presentati in ottobre”. Per due ragioni, secondo Gehri: “La prima è la trasparenza. Cittadini, imprese e istituzioni hanno il diritto di conoscere le conseguenze finanziarie delle decisioni già adottate. Non si tratta di aprire un processo al passato, ma di sapere dove ci si trova. La seconda è aritmetica politica”.
Questo perché “intervenire quando il disavanzo si sarà manifestato nella sua interezza significa rinunciare alla possibilità di scegliere. Chi agisce in anticipo può calibrare, distribuire, negoziare. Chi agisce sotto emergenza subisce decisioni drastiche, disordinate e dolorose, imposte dall’urgenza anziché dal merito”.
Ciò detto, che si fa? “Come si ricostruisce? – si chiede Gehri –. Non con una scorciatoia. Occorre studiare, approfondire, costruire il consenso attorno a misure equilibrate e durevoli, inserite in un disegno coerente. Qualche intervento parziale sarà probabilmente ancora inevitabile – ma dovrà essere un ponte verso una soluzione, non un sostituto”. Serve inoltre “una regola di elementare responsabilità: prima di assumere nuove spese ricorrenti o nuovi investimenti, le autorità competenti – e i cittadini eventualmente chiamati alle urne – devono essere pienamente informati del quadro finanziario in cui quella decisione si colloca. Votare senza conoscere il conto non è democrazia: è sonnambulismo istituzionale”.
Il vero oggetto della discussione, conclude la nota, “non sono i conti del 2029. E in fondo non sono nemmeno i conti. È la capacità del Cantone, negli anni a venire, di finanziare le proprie prestazioni, di investire, di rispondere ai bisogni della popolazione. È il margine di manovra delle generazioni che verranno. Il momento per affrontare tutto questo non sarà quando il disavanzo toccherà i 600 milioni. È adesso”.
‘Le fondamenta sprofondano e imperterriti pitturano le facciate’
Ma il governo sembra non capire. «È come avere una costruzione dove le fondamenta sprofondano e tu imperterrito continui a pitturare le facciate», sintetizza a ‘laRegione’ Gehri. Con un esempio freschissimo: «Abbiamo avuto il presidente della Confederazione Parmelin che in modo discreto e rispettoso ci ha chiesto se non fosse ora di guardare a quanto spendiamo e risparmiare... e la risposta del governo è stata completamente errata, un passo falso, quando invece si doveva prendere quel suggerimento come spunto per il futuro. A Berna, come al solito, penseranno se questo Ticino c’è o ci fa». Insomma, «serve autocritica, è il minimo. Ma sembra impossibile anche il minimo», per Gehri. Che non nutre chissà quali aspettative per il futuro: «Noi abbiamo preso posizione adesso, prima del Preventivo 2027, con l’appello alla politica di svegliarsi perché il tempo è scaduto». Ma di ottimismo zero. All’Assemblea della Camera di commercio dell’anno scorso, Gehri aveva formulato diverse richieste al governo e alla politica: su burocrazia, campi d’azione e intervento, economia, finanze. «Non è successo assolutamente nulla in questo anno – commenta amaro –, di tutte le richieste e speranze rivolte alla politica non ne è stata messa in pratica neanche una. Certo, ci sono stati altri temi importanti di cui occuparsi in questi mesi... ma non siamo stati mai invitati a neanche una riunione assieme alle parti sociali per provare a trovare insieme delle soluzioni, zero».
Ma tra un governo che cambierà sia a ottobre con l’ingresso di Piero Marchesi, sia ad aprile con l’uscita – e chissà che non sia l’unico – di Christian Vitta che non si ripresenterà, quale possibilità di miglioramento potrebbe esserci? «Auspico con forza che questo tema venga già trattato nel Preventivo 2027, perché il prossimo governo sarà già ipotecato dall’approvazione di questi conti e il relativo Piano finanziario – risponde secco Gehri –. Noi stiamo provando a suonare la sveglia, cara politica il tempo è scaduto. Ora bisogna davvero rendersi conto della situazione e provare, con noi e i sindacati, a sederci insieme per capire come non perdere altro tempo e non cadere nel burrone che ci aspetta».
CANTONE
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2026-09-25T07:00:00.0000000Z
2026-09-25T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281565182679703
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