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Dadò al ‘Mattino’: ‘Se pensa di intimorirmi, si sbaglia’

«Se pensano con questi metodi di imbavagliarmi o intimorirmi, si sbagliano di grosso, perciò si mettano il cuore in pace». Non le manda a dire neanche un po’ il presidente del Centro Fiorenzo Dadò dopo la copertina dedicatagli sull’edizione di ieri del ‘Mattino della domenica’. Dopo la decisione della Corte dei reclami penali di accogliere il reclamo dell’ex giudice Mauro Ermani e quindi annullare il decreto di abbandono firmato dal procuratore generale Andrea Pagani a carico del presidente del Centro per il reato di denuncia mendace nel quadro del ‘caos Tpc’, il centrista è infatti finito nel mirino del direttore del domenicale Lorenzo Quadri che in prima pagina parla di ‘caso Dadò’ chiedendo tra le altre cose se sia opportuno che continui a presiedere sottocommissioni parlamentari che si occupano di alta vigilanza. «La Lega – riprende Dadò – è come sempre molto prevedibile… Avrei potuto giocarmela in una scommessa milionaria e l’avrei vinta! Peccato che in via Monte Boglia continuino a guardare le pagliuzze negli occhi degli altri e non si occupino degli elefanti in casa loro». E ribadisce come più volte fatto in passato: «Personalmente di fronte a casi delicati ho fatto ciò che andava fatto come deputato e, nel dubbio, li ho segnalati, non come loro che hanno messo tutto a tacere cercando di risolvere ‘in famiglia’». E Dadò non si fa mancare alcuni esempi: «Penso alle lettere di richiesta di aiuto della povera Sabrina (lo pseudonimo della donna trovata morta nel lago a Melide che aveva fatto scoppiare qualche settimana prima il caso Zali, ndr), inviate a Lorenzo Quadri e al ‘ministro’ Norman Gobbi, e al relativo colloquio privato tra Antonella Bignasca (editore del ‘Mattino’, ndr) con Zali per chiarire i suoi comportamenti». E ancora: «Per non parlare delle indagini e dei rapporti segreti sul caso Hospita commissionati all’avvocato Petrini e coadiuvati dai vertici leghisti sostituitisi alla magistratura e oggi oggetto di un’inchiesta parlamentare. E della creazione del sindacato TiSn, voluto dalla famiglia Bignasca per gestire ad hoc il salario minimo e favorire i frontalieri, vogliamo parlarne»? Chiede ancora Dadò: «Perché Antonella Bignasca non chiarisce pubblicamente i termini di quei colloqui ‘privati’ con Zali? Sarebbe interessante sentire pubblicamente la sua voce e che cosa pensa di tutte queste ‘belle’ faccende riguardanti i suoi esponenti di punta, che hanno fatto parlare così ‘bene’ del Ticino sui giornali di mezza Europa».

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2026-10-12T07:00:00.0000000Z

2026-10-12T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281565182720693

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