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Aumenta l’E-Commerce, attività locali in affanno

Il Consiglio federale risponde a Farinelli (Plr) sui numeri di invii (in crescita) e su cosa c’è in cantiere. Lui: ‘Ora il parlamento dovrà fare altri passi’

Di Jacopo Scarinci

Dati e prospettive in una risposta del governo federale al consigliere nazionale Plr Alex Farinelli. Sommaruga (Federcommercio): ‘Acquistare online non sempre vale la pena’.

Nel 2024, ultimo anno coi dati consolidati e disponibili, l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (Udsc) ha effettuato l’imposizione di circa 80 milioni di invii, 50 milioni dei quali sono “attribuibili con certezza al commercio elettronico”. A questi, si sommano circa 20 milioni di invii giunti in Svizzera per posta o per mezzo di altri servizi contenenti sia forniture ‘business-to-business’ sia ‘business-to-customer’. Morale della favola: “Si può affermare che la percentuale di invii importati provenienti dal commercio elettronico oscilla tra il 62,5 e l’87,5%”. A certificarlo è il Consiglio federale rispondendo a due interrogazioni del consigliere nazionale liberale radicale Alex Farinelli (cofirmate da Simone Gianini), che sull’impatto a ogni livello dell’E-Commerce vuole vederci chiaro dal momento che, scriveva nel suo testo, “il numero di invii di piccolo valore unitario importati in Svizzera tramite commercio elettronico è in forte crescita, e questo sviluppo genera costi amministrativi legati alla riscossione fiscale, ai controlli di sicurezza e alla gestione dei rischi, costi che ricadono in larga parte sulle autorità pubbliche”. E sempre per via della forte ascesa dell’E-Commerce, risponde il Consiglio federale, “è aumentato considerevolmente il dispendio legato ai controlli di questi prodotti. E l’intensificazione dell’attività di controllo in un ambito specifico va sempre a scapito dell’attività di controllo in altri ambiti”. E i costi? “Non sono quantificabili, poiché non registrati separatamente”.

‘Si valuta una tassa sugli ordini online dall’estero’

Però qualcosa si muove. Nel senso che, sempre rispondendo a Farinelli, il Consiglio federale ricorda come “si stia valutando l’introduzione di una tassa sugli ordini online dall’estero. Ed è parimenti oggetto di analisi in quale misura gli elementi essenziali del diritto europeo possano essere trasposti nel diritto nazionale. Tutto ciò è volto a garantire un livello di sicurezza paragonabile a quello finora vigente nell’Unione europea e a salvaguardare la competitività della Svizzera”. Il Consiglio federale, inoltre, “sta esaminando le possibilità di finanziamento per intensificare la sorveglianza del mercato nel commercio elettronico”.

E poi c’è il fattore concorrenza, sempre più lamentata dai commercianti al dettaglio e sempre più un fattore. Partendo dal caso in cui un dominio online ‘.com’ che si spacciava per rivenditore di merce di qualità e con sede a Zurigo, invece, vendeva “merce di qualità scadente e proveniva dalla Cina”, il Consiglio federale riferisce che “la Seco sta attualmente valutando se sia possibile prendere provvedimenti contro un’altra piattaforma di commercio elettronico con sede all’estero” e, nel rapporto in risposta al postulato Müller-Altermatt, il governo federale “approfondirà un eventuale rafforzamento del diritto di ricorso della Confederazione”. Questo, commenta Farinelli a ‘laRegione’, «voleva essere un primo passo per chiarire la situazione, avere qualche elemento di partenza e ragionare sui prossimi passi. Questo primo giro di risposte ci fa capire che il Consiglio federale qualcosa in piedi lo sta già mettendo, ma allo stesso tempo dal parlamento servirà fare un po’ più di pressione”. Le interrogazioni, precisa Farinelli, «sono nate da un servizio di ‘Patti Chiari’ sulla Rsi che ha ben evidenziato le problematiche relative al commercio online».

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