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Il Ps approva all’unanimità il compromesso della Gestione

Il comitato cantonale socialista sostiene l’accordo raggiunto in Gestione, con rilanci su benefit e deroghe. Ma niente ritiro dell’iniziativa popolare

Di Jacopo Scarinci

Ma la trattativa non è finita: il comitato cantonale socialista chiede modifiche su benefit e deroghe ai Ccl. Sirica: ‘Se sconfitti alle urne, molte persone perderebbero centinaia di franchi al mese’.

Il Partito socialista ha scelto la strada del pragmatismo o, più semplicemente, quella che potrebbe portare sicuramente un uovo oggi invece che, forse, una gallina domani. Il Comitato cantonale straordinario convocato ieri sera a Lugano ha ratificato all’unanimità il compromesso raggiunto in seno alla commissione parlamentare della Gestione sul possibile controprogetto all’iniziativa popolare del Ps ‘Per un salario minimo sociale’, che comunque non è stata contestualmente ritirata. Cosa prevede questo compromesso raggiunto dal Ps con – almeno – Plr, Centro, Lega? Quanto segue.

A partire dall’aumento del salario minimo alla forchetta compresa tra 21,75 e 22,25 franchi orari (oggi è tra 20 e 20,50 franchi), in tre step prima di diventare effettivo: a partire dal 2027 il salario minimo salirebbe a 20,50/21 franchi, dal 2028 a 21/21,50 e alla fine, appunto, dal 2029 a 21,75/22,25. Tradotto: un aumento in media di 320 franchi al mese, 3’850 l’anno. E, alla fine del 2030, questo salario verrebbe indicizzato: quindi, un ipotetico quarto aumento. Per calcolare il salario minimo, saranno considerati anche i benefit che aiutano a stabilire il salario secondo i criteri stabiliti dall’Avs (tema molto dibattuto). Per quanto concerne l’altro scoglio che sembrava invalicabile, quello della deroga per i settori coperti da Contratto collettivo di lavoro, il compromesso prevede che entro il 2030 ci sia un passaggio obbligatorio al primato del salario minimo legale, quindi un po‘ di tempo per adeguarsi, nel caso, e nella legge sarà inserita una deroga per quei Ccl che a causa dell’applicazione delle nuove forchette vedrebbero “comprovate e ingenti” perdite di posti di lavoro poiché si tratterebbe di una remunerazione insostenibile. Su quest’ultimo punto, il ‘parlamentino’ socialista è stato chiaro: serve l’unanimità della Commissione tripartita per deciderla, ma sarà accettabile solo una maggioranza dei due terzi. Sui benefit, il rilancio socialista è che come condizione non siano comprese compensazioni di sforzi lavorativi.

Alla fine, quindi, rispetto all’iniziativa popolare socialista la differenza sarebbe di 25 centesimi, considerando che il Ps ritiene che la soglia con i parametri da loro proposti arriverebbe a un massimo di 22,50 franchi orari. Ben diversa l’opinione del mondo economico che, basandosi su stime del governo, teme che ci si avvicini molto ai 25 franchi orari.

Sirica: ‘Se sconfitti, c’è chi perderebbe centinaia di franchi in più al mese’

Che la strada fosse in discesa, nonostante il Ps abbia storicamente abituato a psicodrammi interni non da poco, si è capito subito dall’applauso che la cinquantina di presenti all’Auditorium dell’Usi ha dedicato all’intervento del copresidente Fabrizio Sirica, letto dalla segretaria Lisa Boscolo in quanto Sirica, dopo aver tanto cucito e cesellato l’accordo, non ha potuto illustrare personalmente le sue opinioni in quanto ammalato. Un discorso molto emotivo che partendo da molti ricordi personali delle ristrettezze economiche in cui è cresciuto, arriva al nocciolo: «Il 16% della popolazione ticinese è in stato di povertà reddituale: persone che quando si avvicina la fine del mese inizia davvero a far fatica, anche a fare la spesa». E quindi eccoci: «Da copresidente per me sarebbe profittevole profilare il partito in maniera netta sul tema, perché la questione salariale è centrale, abbiamo una proposta chiara, entusiasmo e una campagna pronta con militanti motivati». Però, c’è un però: «Il mio obbligo è quello di migliorare la fine del mese delle persone che faticano, e di conseguenza va detto che il voto popolare si può vincere, ma è una scommessa. Come con la roulette – dice Sirica –: rosso vinciamo, nero perdiamo». E in caso di sconfitta, «come Ps forse non perderemmo molto perché rimarrebbe attaccato qualcosa in vista delle elezioni, ma tante, troppe persone perderebbero centinaia di franchi al mese». Sirica concede tutto: «Capisco ogni posizione, sarebbe comprensibile non volere il controprogetto, e coerente dal punto di vista ideologico. Non possiamo nemmeno dire che è un controprogetto granitico e fantastico, sono rischi che non banalizzo. Ma vi chiedo di appoggiare il controprogetto».

Riget: ‘Sarebbe un miglioramento concreto’ Laura Riget

Sulla stessa linea la copresidente che a nome della direzione e del gruppo parlamentare ricorda come «non dobbiamo solo posizionarci o vincere delle elezioni, ma facciamo politica per migliorare la situazione e avere un impatto reale nella vita dei cittadini». Quindi «siamo di fronte a «un miglioramento concreto per la fine del mese di moltissimi lavoratori, avremmo tempistiche chiare e certe senza le lungaggini dell’applicazione di un’iniziativa costituzionale. Anche se lasceremmo sul piatto la crescita del salario minimo legata ai premi di cassa malati». In più, aggiunge Riget, «il primato del salario minimo sui Ccl sarebbe una vittoria. Anche se la clausola di salvaguardia potrebbe essere attivata dalla maggioranza della commissione tripartita, ma sarebbe comunque un netto miglioramento rispetto alla situazione attuale». La mancata indicizzazione ai premi di cassa malati, afferma dal canto suo il capogruppo Ivo Durisch, «non peserà sui budget, sarà neutralizzata dalla vittoria dell’iniziativa del 10%».

Gargantini: ‘Sì, ma’

A nome dell’Unione sindacale svizzera Giangiorgio

Gargantini spiega che «l’aumento del salario a 22 franchi è concreto e importante, e anche il raggiungerlo in tre fasi è assolutamente accettabile, così come lo è il passaggio obbligatorio al primato del salario minimo sui Ccl». Il «terreno scivoloso» per Gargantini è «la questione dei bonus, che tocca il 25% dei lavoratori, e dobbiamo metterci d’accordo in modo preciso su cosa sia un bonus» e, ancora di più, la clausola di salvaguardia: «Senza l’ottenimento di una decisione all’unanimità della Tripartita, per noi è noway». Tradotto: niet. Discussione tra i presenti n’è stata ma, si diceva, per stavolta solo la consueta loquacità socialista: psicodrammi evitati e unanimità raggiunta.

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