Plr e Udc tra dubbi e barricate, Centro e Lega attendono
Speziali (Plr): ‘Nessun cambio di passo’. L’Udc: ‘Appiattimento generale’. Agustoni (Centro) e Guerra (Lega): ‘Analizzeremo bene e ci determineremo’
Di Jacopo Scarinci
Il messaggio del governo, dopo aver raccolto il sostegno dell’area rossoverde, fa discutere il centrodestra. Speziali e i democentristi freddissimi, Agustoni e Guerra: ‘Valuteremo’.
«Non sembra esserci il cambio di passo che serviva. Per ora mi sembra tutto ancora molto impostato su equità, origini socioeconomiche, ulteriore inclusione». Per il presidente del Plr Alessandro Speziali non ci siamo, il progetto del Consiglio di Stato illustrato giovedì dalla direttrice del Decs Marina Carobbio sul superamento dei livelli A e B in matematica e tedesco alla scuola media non convince.
Il perché è presto detto: «Troviamo poco o nulla sull’orientamento e la personalizzazione del percorso scolastico, che è importante dato che si sta parlando appunto del biennio di orientamento. Poco o nulla sulle vere competenze concrete da migliorare, mentre parlano di “clima in classe”. Poco o nulla sulle altre proposte che il Decs ha sul tavolo, a partire dalla nostra proposta di riforma». Insomma, per Speziali «l’unico piccolo cambiamento che si vede è porre il focus sulla codocenza, quindi nel rapporto tra numero di allievi e docenti». E anche sulla codocenza in sé «rimangono alcuni interrogativi da risolvere, peraltro accennati anche nel messaggio». Su questo e tutto il resto «dobbiamo continuare ad approfondire bene con gli specialisti della scuola», rimarca Speziali.
Anche perché c’è una questione non solo di merito, ma anche di metodo: «È stata un’esperienza, non una sperimentazione: altro non potrebbe essere con solo sei classi su 36. È un numero di allievi sufficiente per un confronto davvero scientifico? Non dimentichiamo – aggiunge il presidente del Plr – che il prendere parte a questo progetto era basato sulla volontarietà. La domanda si pone: garantisce oggettività?». Infine, «non è stato praticamente ‘sperimentato’ il cosiddetto quarto modello, quello con gli indirizzi opzionali». E, conclude Speziali, «per noi è importante avere un confronto dei risultati a inizio liceo, e altre scuole, per vedere se davvero non ci sono differenze. Perché sembrerebbe che, di differenze, al liceo ce ne siano».
‘Ritorno mascherato della Scuola che verrà’
Pur definendosi semplicemente “perplessa”, l’Udc imbraccia il fucile parlando di “ritorno mascherato della ‘Scuola che verrà’, una riforma già bocciata dal popolo, che provoca un appiattimento generale, al quale il nostro partito si oppone”. Quella che i democentristi definiscono “euforia del Decs” non nasce da altro rispetto a “una sperimentazione condotta con modalità da noi contestate fin dall’inizio: l’esperimento è stato definito dal Dipartimento, senza criteri di valutazione fissati in anticipo, e svolto in sedi ‘amiche’. In queste condizioni – scrive l’Udc – è troppo facile mettere in evidenza solo gli aspetti positivi e spacciare per successo ciò che successo non è”. Il Ticino, si legge ancora nella nota dell’Udc firmata dal capogruppo Alain Bühler e dal membro della commissione ‘Formazione e cultura’ Sergio Morisoli, “si è già espresso chiaramente. La ‘Scuola che verrà’, di stampo socialista, è stata respinta dal popolo, grazie anche al referendum da noi lanciato. E non solo: nel 2022 anche il Gran Consiglio ha approvato i cinque indirizzi di riforma della scuola dell’obbligo proposti da un’iniziativa generica dell’Udc”. Quindi, “è questa la base concreta che non va abbandonata: valorizzazione del docente, organizzazione degli istituti, riforma seria del modello dei livelli, contenuti e piani di studio, maggiore coinvolgimento di genitori e mondo del lavoro”.
L’Udc sgombra il campo: “Non difendiamo l’attuale sistema dei livelli così come è pensato e applicato oggi: va superato e riformato. Sappiamo bene che nel tempo è stato percepito e interpretato in modo sbagliato, anche dal mondo economico. Ma la soluzione non è cancellare le differenze reali tra gli allievi, provocando un appiattimento generale. Se si vuole superare il sistema attuale, bisogna farlo seriamente. La nostra proposta è chiara: non eliminare semplicemente i livelli e le difficoltà, ma costruire percorsi differenziati, capaci di valorizzare davvero le attitudini dei giovani. C’è chi è più orientato verso gli studi e chi ha invece capacità più pratiche e professionali. Ignorare questa realtà non è inclusione: è un errore”.
Ma c’è chi aspetta
«Prima di tutto resto sempre molto ammirato dal fatto che ci siano colleghi che riescono ad assimilare in un pomeriggio un documento denso e di molte pagine, io mi considero più nella media e ritengo che si debba avere a disposizione un po’ di tempo per farsi un’idea precisa», commenta serafico il capogruppo del Centro Maurizio Agustoni. Dopodiché, «sicuramente la proposta concreta dovrà essere approfondita, e noi la approfondiremo con chi si occupa di scuola ed è vicino alla nostra sensibilità».
Di primo acchito, però, «la durata totale dell’operazione, dieci anni se entrerà totalmente a regime nel 2033, mi sembra un po’ esagerata – rileva Agustoni –. Si decida se aderire o non aderire alla proposta, ma in tempi ragionevoli, anche perché stiamo parlando di due materie in due anni di un percorso scolastico, con tutto il rispetto il tema dei livelli non è l’alfa e l’omega della scuola ticinese. Una cosa molto delicata e altrettanto importante, e con conseguenze e impatto pure sulle famiglie, come l’inserimento del tedesco in prima media, ci ha messo un anno...».
«Analizzeremo con grande attenzione i risultati della sperimentazione e ci determineremo – commenta dal canto suo il deputato della Lega Michele
Guerra –. Fatto sta che l’attuale sistema a livelli dimostra importanti malfunzionamenti ormai da troppo tempo. Basti pensare che si sceglie sostanzialmente il futuro di uno studente sulla base del suo rendimento scolastico a 12/13 anni, quando non dimostra le sue vere competenze. E lo si fa tenendo conto in modo eccessivo di tedesco e matematica, quando tedesco e matematica non sono il metro di misura della capacità dell’allievo. In più la selezione non funziona, visto che un altissimo numero di studenti boccia poi in prima liceo. Serve quindi un miglioramento».
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