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L’ordine mondiale minato ‘alle sue fondamenta’

Pubblicato il rapporto 2025 di Amnesty International

Sta emergendo un “nuovo ordine mondiale pericoloso”, avverte Amnesty International nel suo rapporto annuale 2025. L’Ong denuncia gli attacchi sistematici sferrati da Stati potenti, multinazionali e movimenti ostili al multilateralismo contro il diritto internazionale e i diritti umani. E avverte: se le violazioni continueranno a essere tollerate, si profila un’era caratterizzata da disuguaglianza, impunità e un generale arretramento dei diritti fondamentali. Il rapporto pubblicato martedì segnala un “drammatico aumento dei crimini più gravi secondo il diritto internazionale”. Diversi Stati, tra cui Israele, gli Stati Uniti, la Russia e gli Emirati Arabi Uniti, vengono messi sotto accusa per il loro ruolo nell’intensificarsi dei conflitti, attraverso interventi militari, forniture di armi o sostegno diretto a gruppi armati. Particolarmente in evidenza le situazioni a Gaza, in Ucraina, in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Iran e in tutto il Medio Oriente.

Per Agnès Callamard, segretaria generale dell’organizzazione con sede a Londra, “non si tratta più di un’erosione ai margini del sistema, ma di un attacco aperto alle sue fondamenta”. Callamard denuncia i potenti che indeboliscono le istituzioni internazionali e favoriscono l’impunità, con gravi conseguenze per milioni di persone. L’organizzazione sottolinea inoltre un preoccupante indebolimento dello Stato di diritto a livello mondiale. Le sanzioni contro la Corte penale internazionale, le critiche politiche rivolte ai mandati dell’Onu e il ritiro da alcuni accordi internazionali in materia di disarmo e diritti umani contribuiscono a indebolire i meccanismi di regolamentazione internazionale. Allo stesso tempo, si moltiplicano gli attacchi alla società civile. Secondo Amnesty, i governi stanno intensificando la repressione contro i media indipendenti, gli attivisti e i movimenti di protesta. In molti paesi, le autorità ricorrono ad arresti arbitrari, a una sorveglianza più stretta e all’uso estensivo di leggi sulla sicurezza o antiterrorismo per contenere la contestazione. Strumenti di sorveglianza digitale, software spia e dispositivi basati sull’intelligenza artificiale sono sempre più utilizzati per prendere di mira giornalisti, attivisti e minoranze.

In Svizzera, Amnesty deplora un regresso delle libertà civili. La libertà di espressione e il diritto di manifestare sono stati sottoposti a forti pressioni negli ultimi mesi, afferma l’Ong. Le manifestazioni sono soggette a restrizioni sempre più severe, con procedure di autorizzazione più rigide e costi talvolta elevati per gli organizzatori. Amnesty denuncia inoltre interventi di polizia giudicati sproporzionati in diverse città, citando l’uso di tecniche di accerchiamento, proiettili di gomma, manganelli o gas lacrimogeni.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-04-21T07:00:00.0000000Z

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