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‘Un inganno che porta più prelievi e imposte’

Scende in campo l’ampio comitato per il no. ‘150 milioni pagati da lavoratori e aziende, ma nessun miglioramento concreto’. Economia preoccupata

Di Beatrice Reali e Giacomo Agosta

Un pugno sulla guancia destra, quello di più prelievi salariali. Un pugno sulla guancia sinistra, quello di un aumento delle imposte. Nel mezzo: il cittadino, e soprattutto i lavoratori. Ha scelto un’immagine pugilistica per lanciare la sua campagna il comitato contrario all’iniziativa ‘Per il rimborso di cure dentarie’, un fronte molto ampio di partiti (Plr, Centro, Udc e Lega), rappresentanti del mondo economico e, non è scontato, associazioni di odontoiatri e igienisti. Il messaggio di chi si oppone all’iniziativa lanciata dalla sinistra e in votazione il 14 giugno è chiaro e semplice: si tratta di una proposta costosa e ingannevole. Costosa, perché l’impatto sarebbe di 150 milioni di franchi l’anno. Cifra finanziata da lavoratori e aziende con un contributo dello 0,8% sulla massa salariale: 0,4% dato dal datore di lavoro e 0,4% prelevato dal salario del dipendente. Ingannevole, perché andrebbe a cambiare un sistema che funziona senza dare garanzie. La proposta dell’iniziativa, depositata nell’ormai lontano 2015, parte dal principio che è anche alla base della cassa malati: i costi per le cure dentarie di base non devono essere a carico dei singolo cittadino, ma devono essere coperti in maniera solidale dalla collettività.

«I dati ufficiali ci dicono che il problema della rinuncia alle cure dentarie per motivi finanziari, seppur presente, è limitato: tocca il 2,7% della popolazione. Una percentuale che sale al 6,2% tra le fasce di reddito più basse», afferma il capogruppo del Centro Maurizio Agustoni. «Esistono già strumenti mirati, come prestazioni complementari e assistenti sociali, che coprono le cure dentarie necessarie secondo criteri di appropriatezza ed economicità». Agustoni sottolinea inoltre che una proposta più mirata e sostenibile è stata avanzata dal Consiglio di Stato, ma subito rifiutata dai promotori. «Il Governo prevedeva misure mirate, tra cui un contributo annuo di circa 150 franchi per cure dentarie preventive destinato a 60mila persone con un reddito medio-basso. L’obiettivo di tutelare i più fragili sarebbe stato raggiunto lo stesso, ma con un costo decisamente più basso: 6-8 milioni. Nonostante ciò, i promotori hanno rifiutato il controprogetto».

È preoccupato dall’impatto finanziario dell’iniziativa il capogruppo Plr Matteo Quadranti:

«Nel 2022 i costi complessivi per le cure dentarie in Ticino erano di circa 160 milioni di franchi. Di questi, circa 3,4 milioni sono coperti dalla LAMal, al netto di franchigie e partecipazioni ai costi. Questo significa – continua Quadranti – che la grande maggioranza delle spese viene sostenuta dai cittadini, all’interno di un sistema che, nel tempo, ha mostrato una notevole stabilità». Già, perché a differenza di altri settori «quello delle cure dentarie è un modello virtuoso che negli anni ha mantenuto la spesa, e quindi i costi, sotto controllo». Raffaella Zucchetti, granconsigliera della Lega, si sofferma sulla perdita di salario mensile. «Con 5’000 franchi lordi al mese, il prelievo aggiuntivo sarebbe di circa 240 franchi all’anno. Può sembrare una cifra contenuta, ma il potere d’acquisto è già sotto pressione a causa dell’aumento dei premi di cassa malati, degli affitti e dei costi energetici”. Domanda quindi la Zucchetti: «È giusto chiedere a tutti di pagare di più?». C’è poi la questione dei frontalieri: «È probabile che non sarebbero tenuti a pagare questo contributo e questo li renderebbe profili anche più attrattivi sul mercato del lavoro». Per la deputata dell’Udc Raide Bassi non è solo una questione di costi, bensì “l’introduzione di un’assicurazione obbligatoria comporterebbe inevitabilmente un aumento significativo della complessità amministrativa. Oggi il settore odontoiatrico è relativamente snello, il che consente flessibilità e rapidità nelle cure». Dichiara Bassi: «Questa iniziativa non comporta solo nuovi costi, ma anche più burocrazia e maggiore incertezza». Guarda preoccupato al 14 giugno anche il mondo economico. «Qui si rischia di aumentare il costo del lavoro in Ticino. Per le aziende e per i datori di lavoro – spiega la presidente di Aiti Nicoletta Casanova – non è un dettaglio. In un contesto economico già complesso ogni aumento dei costi è un fattore di criticità. Significa meno risorse per investimenti, innovazione e posti di lavoro».

Secco no da odontoiatri e igienisti

È contraria un’ampia fetta della politica e tutto il mondo economico, ma pure le associazioni dei professionisti attivi nel settore. «Si potrebbe pensare che questa iniziativa semplifichi la gestione amministrativa e aumenti il volume di lavoro, ma dopo una profonda riflessione abbiamo deciso di opporci a questo cambiamento», spiega Plinio Rondi, presidente della Società svizzera odontoiatri Sso-Ticino. «Il sistema dentario svizzero si distingue dal modello medico generale per la presenza, nella maggior parte dei casi, di un rapporto economico diretto tra medico e paziente. L’introduzione di un’assicurazione obbligatoria – aggiunge Rondi – altera profondamente il rapporto di fiducia tra medico dentista e paziente. Le decisioni verrebbero influenzate da terzi mettendo a rischio libertà di scelta e personalizzazione delle cure».

E i risultati di un cambiamento sono tutt’altro che garantiti. «Il sistema attuale, che punta molto sulla prevenzione, ha dato risultati ottimi», sostiene

Lorenzo Realini, membro del comitato centrale Sso Svizzera. «Altri Paesi, dove c’è un sistema simile a quello proposto, hanno una qualità più bassa e una maggiore percentuale di persone che rinuncia alle cure». Aggiunge Gabriella Benaglia, igienista e presidente di Swiss Dental Hygienists Ticino: «L’introduzione di un’assicurazione obbligatoria metterebbe sotto pressione i fondi pubblici destinati al servizio dentario scolastico, che rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci di prevenzione».

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2026-05-06T07:00:00.0000000Z

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