Tassa sulla salute, il Piemonte dice no
di Marco Marelli
La tassa sulla salute e i ristorni dei frontalieri continuano ad agitare le aree di confine con il Canton Ticino. L’ultima novità è che il Consiglio regionale del Piemonte ha votato all’unanimità di non applicare il balzello. Il sottosegretario alla presidenza Alberto Preioni (leghista ossolano) è tornato a ribadire che la riscossione del tributo è delegata alle Regioni e, non essendo un obbligo di legge assoluto, il Piemonte ha scelto di non applicarlo. A nulla è valso l’ennesimo richiamo del consigliere regionale lombardo Giacomo Zamperini (Fratelli d’Italia), presidente della commissione speciali Rapporti tra Lombardia e Confederazione Elvetica, che recentemente ha nuovamente sottolineato come “sarebbe inaccettabile che una regione come il Piemonte non la applicasse. Si creerebbero discriminazioni”. Considerazioni lasciate cadere da Alberto Preioni: “Noi rimaniamo fermi sulla nostra decisione e non stiamo facendo ulteriori valutazioni”. Come dire che per Regione Piemonte la tassa sulla salute è un capitolo chiuso. Insomma, non c’è spazio per ripensamenti. Il sottosegretario piemontese si è soffermato anche su quanto accaduto in Regione Lombardia, che nelle settimane scorse ha ufficialmente deciso di applicare il balzello: “Ho letto la dichiarazione dell’assessore Sertori sugli aumenti per i sanitari di confine, ho visto quanto affermato in Consiglio regionale e in Commissione: reputo che si tratti di atti di indirizzo che necessitano di altri adempimenti”.
Acque agitate in Lombardia
Anche al Pirellone attorno alla tassa sulla salute le acque sono agitate. A questo proposito fanno discutere le considerazioni di Giuseppe Licata, consigliere regionale, capogruppo di Forza Italia: “Dalle fila del mio partito mi sto opponendo all’istituzione della cosiddetta tassa della salute per i vecchi frontalieri”. C’è di più: secondo Licata, la sua posizione è condivisa con diversi consiglieri regionali, anche della maggioranza.
In un recente Consiglio Regionale, Licata è intervenuto per chiedere di portare il tema sul tavolo nazionale della Conferenza Stato-Regioni, con due obiettivi: valutare l’effettiva applicabilità del contributo ed evitare che la norma venga applicata in modo disomogeneo nelle diverse regioni interessate (il riferimento è ovviamente al Piemonte). Sul fronte dell’accordo fiscale tra Italia e Svizzera, Licata rivendica un risultato che definisce concreto e tutt’altro che scontato: la salvaguardia dei vecchi frontalieri dalla doppia imposizione e dalla tassazione concorrente, che alla fine ha riguardato solo i nuovi frontalieri, quelli assunti dal luglio 2024: “Un risultato frutto del lavoro bipartisan con l’associazione Comuni Italiani di Frontiera, i sindacati e i Comuni. Sul fronte della sanità non c’è dubbio che quella di confine soffre la fuga degli operatori sanitari verso la Svizzera, dove i salari sono più alti”.
A questo proposito Licata si sofferma sul nuovo accordo fiscale, “uno strumento già parzialmente attrezzato: il testo prevede l’istituzione di un fondo destinato ad aumentare gli stipendi dei cittadini residenti nei comuni di frontiera che restano a lavorare in Italia, insieme a misure di welfare dedicate come agevolazioni per l’alloggio e sostegni alle famiglie. Tutte misure da costruire nei prossimi anni, continuando a coniugare la tutela dei frontalieri con il potenziamento della sanità di confine. Insomma, ci attende un lavoro politico complesso, ma possibile, che richiede un fronte comune delle istituzioni e delle forze politiche, evitando inutili contrapposizioni da campagna elettorale”.
Come era facile prevedere le considerazioni di Licata non sono passate sotto silenzio. “Le parole del consigliere regionale Giuseppe Licata confermano purtroppo un approccio che in questi mesi abbiamo visto troppo spesso da parte della maggioranza: annunci e rassicurazioni pubbliche che però non si traducono mai in un reale confronto con i territori e con il Consiglio regionale – commenta Samuele Astuti, consigliere regionale varesino del Pd –. Su una misura così delicata per le aree di confine, non è mai stato attivato un vero percorso di condivisione con amministratori locali, sindacati e rappresentanze dei lavoratori. In Consiglio regionale abbiamo chiesto più volte di aprire una discussione seria e strutturata, ma la maggioranza, ogni volta, ha deciso di non ascoltarci. È difficile parlare di tutela dei frontalieri quando chi rappresenta quei territori viene tenuto ai margini del confronto. Sul tema dei ristorni e dei rapporti con la Svizzera assistiamo inoltre a un quadro sempre più incerto, con continue tensioni e segnali preoccupanti che rischiano di mettere in discussione equilibri fondamentali per i Comuni di confine”. Da Astuti arriva un invito: “Se Forza Italia e il centrodestra ritengono davvero necessario rivedere la misura noi siamo disponibili: sediamoci attorno a un tavolo e affrontiamo il tema nel merito, con serietà e senza slogan. Oggi come oggi, intanto, ci troviamo di fronte a norme confuse e disomogenee, come già sta accadendo tra Regioni diverse, senza una regia nazionale e senza un vero confronto parlamentare e istituzionale”.
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2026-05-18T07:00:00.0000000Z
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