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Svelati i redditi dei ‘vecchi frontalieri’, inciampo non da poco

Utili per calcolare la ‘tassa sulla salute’, ma non per l’Irpef

M.M.

È un inciampo, non di poco conto, quello che da qualche giorno sta togliendo il sonno a migliaia dei cosiddetti ‘vecchi frontalieri’, categoria di lavoratori (per lo più lombardi occupati in Canton Ticino) in servizio prima del 17 luglio 2023, giorno in cui, dopo un lungo e travagliato percorso, Svizzera e Italia hanno firmato l’accordo che fissa i punti fermi della nuova fiscalità dei frontalieri.

Succede che la Svizzera ha trasmesso i dati salariali all’Agenzia delle entrate italiana anche per i vecchi frontalieri, oltre ai nuovi frontalieri assunti dopo il 17 luglio di tre anni fa, così come previsto dall’Accordo bilaterale, in base al quale coloro che hanno iniziato a lavorare in Svizzera dopo la storica firma, sono soggetti a tassazione concorrente: pagano le imposte alla fonte in Svizzera e hanno obbligo dichiarativo Irpef in Italia, con una franchigia di 10mila euro del credito per le imposte estere. Per i ‘vecchi frontalieri’ – ricordiamo – l’Accordo italo-svizzero prevede il regime transitorio di tassazione esclusiva in Svizzera, per cui quel reddito non è imponibile in Italia, non si somma a eventuali altri redditi, non genera una imposta lorda.

Dati sempre negati, per un motivo

A questo punto è bene sottolineare che i dati arrivati all’Agenzia delle entrate sono quelli che sia la Confederazione, sia i cantoni Ticino, Grigioni e Vallese, nonostante le ripetute sollecitazioni arrivate da Roma, da parte del Ministero dell’economia e delle finanze, e da Regione Lombardia, hanno tenuto molto stretti, mancando una base legale a sostegno del trasferimento degli elenchi riferiti ai ‘vecchi frontalieri’ e soprattutto agli stipendi netti percepiti, sulla base dei quali far pagare la ‘tassa sulla salute’ che da oltre due anni fa discutere non poco.

Della trasmissione dei dati salariali dei ‘vecchi frontalieri’ si è avuta notizia dopo che numerosissimi lavoratori, per lo più comaschi e varesotti, si sono accorti che nella dichiarazione precompilata dei redditi 2026 sono scritti il reddito da lavoro dipendente percepito nel 2025, le imposte alla fonte pagate in Svizzera e i dati identificativi del datore di lavoro. Una ‘scoperta’ che comprensibilmente sta generando confusione, ansia nei ‘vecchi frontalieri’ che temono di dover pagare l’Irpef italiana (una botta di non poco conto), per cui a centinaia si stanno rivolgendo alle Organizzazioni sindacali di categoria.

Augurusa: ‘Errore da rimuovere, ci stiamo adoperando’

«I nostri uffici si stanno adoperando per rimuovere questo errore, perché di errore si deve parlare, ‘cancellare’ dalla documentazione riferita ai vecchi frontalieri i loro dati salariali», commenta Giuseppe Augurusa, segretario nazionale Cgil frontalieri. Ma perché il reddito svizzero è finito nella dichiarazione precompilata italiana 2026, che l’Agenzia delle entrate invia ai contribuenti per verificare se ci sono errori o modifiche da apportare? Innanzitutto c’è da dire che non si tratta di un errore o di una segnalazione del datore di lavoro o di una segnalazione specifica a carico del singolo frontaliero. È la conseguenza del meccanismo di scambio automatico di informazioni che opera indipendentemente dalla posizione individuale e che non distingue, nella fase di trasmissione, tra chi ha l’obbligo dichiarativo in Italia e chi non ce l’ha.

Insomma, vecchi e nuovi frontalieri, in questo passaggio, pari sono. Non a caso questo inciampo (o errore che dir si voglia) si è verificato quest’anno. Fa seguito al fatto che nel contesto specifico dei frontalieri, il nuovo Accordo bilaterale Italia-Svizzera, ha introdotto un obbligo di trasmissione dei dati salariali da parte delle autorità fiscali cantonali all’Agenzia delle entrate entro il 21 marzo di ciascun anno, con l’obiettivo di semplificare gli adempimenti di nuovi frontalieri, soggetti a tassazione concorrente, inserendo i dati direttamente nella precompilata. Il problema è che (come hanno scoperto i sindacati) il flusso informativo è stato attivato a livello di categoria, interessando tutti i frontalieri senza filtrare preventivamente i ‘vecchi’, per i quali l’obbligo dichiarativo Irpef non esiste. Insomma, chiarito che si tratta di un errore, tutto a posto? Così parrebbe. Resta il fatto che dati salariali sensibili che sarebbero dovuti rimanere celati dietro a un riserbo dovuto sono nero su bianco di un documento ufficiale.

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2026-06-22T07:00:00.0000000Z

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