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Carnevale senza Lingera? ‘Lo valutiamo seriamente’

Dopo le 280 firme per l’iniziativa che chiede di rivedere la manifestazione, il presidente Simone Giudicetti dice che la società è pronta a lasciare ad altri l’organizzazione dell’evento.

Di Fabio Barenco

«Il comitato della Società Lingera sta seriamente valutando di rinunciare» a organizzare la prossima edizione del Carnevale Lingera di Roveredo. Non usa mezzi termini il presidente Simone Giudicetti, dopo la consegna in Cancelleria, avvenuta ieri mattina, di ben 280 sottoscrizioni all’iniziativa popolare comunale denominata ‘Carnevaa per tucc’ lanciata lo scorso 23 aprile da un gruppo di cittadini. Se almeno 150 firme dovessero risultare valide, saranno poi i cittadini a esprimersi in votazione popolare. Iniziativa che chiede di rivedere le modalità della festa, rendendo gli spazi pubblici accessibili a tutti gli interessati. In sostanza si vorrebbe riportare i bagordi anche in paese, invece che solamente su un sedime delimitato. Come? Definendo regole chiare da poi introdurre nella Legge di Polizia locale. Ma se si dovesse andare in questa direzione il comitato della società Lingera è «fortemente intenzionato a farsi da parte» – afferma deciso a ‘laRegione’ Giudicetti – lasciando dunque ad altri l’organizzazione della manifestazione.

Tina Furger: ‘Far tornare i festeggiamenti nel centro del paese’

L’intenzione degli iniziativisti è quella – come avevamo riferito – di rendere gli spazi pubblici accessibili a tutti gli interessati, in condizioni eque e non discriminatorie, senza concedere diritti esclusivi che comportino l’esclusione generalizzata di terzi. Inoltre, l’occupazione di questi spazi dovrebbe essere autorizzata in base a criteri di trasparenza, oggettività e proporzionalità. Il tutto nasce da un “malcontento che si è creato negli ultimi anni”, dovuto a “un cambiamento generale nel modo in cui il Carnevale viene organizzato e, di conseguenza, vissuto”, spiega alla redazione Tina Furger a nome del comitato d’iniziativa. “Per ragioni di sicurezza, che comprendiamo e che nessuno vuole minimizzare, la festa si è spostata sempre di più all’interno del cosiddetto ‘sedime Lingera’. Il risultato, però, è che il centro del paese è rimasto progressivamente ai margini dei festeggiamenti e molti partecipanti, soprattutto quelli che arrivano da fuori, non sanno nemmeno che esiste la possibilità di vivere il Carnevale anche lì”. Furger ritiene dunque che la manifestazione “dovrebbe essere uno dei momenti in cui le strade, le piazze e i locali tornano a riempirsi e diventano davvero parte della festa, come è sempre stato. Negli ultimi anni, invece, molti hanno avuto l’impressione che il cuore del Carnevale si sia spostato altrove e che il paese sia rimasto sullo sfondo”.

‘Spazio pubblico assegnato a una sola società’

L’iniziativa è anche stata sostenuta da alcuni esercenti: “Per chi gestisce un bar, il Carnevale è uno dei periodi più importanti dell’anno e può fare una grande differenza sul piano degli incassi”, sottolinea l’iniziativista. “Oggi, però, chi vuole beneficiare davvero dell’afflusso di pubblico si trova spesso nella condizione di dover prendere una tendina all’interno del villaggio del Carnevale, pagando costi importanti. Ed è proprio qui che nasce una parte del problema, perché quel sedime non è una proprietà privata della Lingera: si tratta di suolo pubblico”. Stando a Furger il punto centrale dell’iniziativa è proprio “l’assegnazione di una parte importante dello spazio pubblico a un’unica società, con un effetto molto concreto sugli altri cittadini, sugli esercenti e su chi vorrebbe proporre attività diverse”. Vengono quindi chieste più accessibilità, equità e trasparenza. “Accessibilità nel senso che gli spazi pubblici devono continuare a essere percepiti e vissuti come spazi della collettività; equità nel senso che chi desidera utilizzarli durante il Carnevale deve poterlo fare secondo condizioni corrette e criteri uguali per tutti; e trasparenza nel senso che queste regole devono essere chiare fin dall’inizio, così che cittadini, esercenti, associazioni e organizzatori sappiano quali possibilità hanno e su quali basi vengono prese le decisioni”. Gli iniziativisti ritengono quindi che “regole più chiare sull’uso del suolo pubblico possano aiutare a ricucire una distanza che negli ultimi anni è diventata sempre più evidente e a rendere il Carnevale più aperto, più condiviso e, in definitiva, più forte”.

‘Non abbiamo ancora richiesto l’autorizzazione per la 65esima edizione’

L’intenzione degli iniziativisti in ogni caso “non è la dissoluzione della Società Lingera, né una cessazione della loro attività”. Ma non è di tale avviso Giudicetti (che è pure municipale, ma in questa occasione si esprime in qualità di presidente della società organizzatrice): «È un affronto alla Lingera e alla tradizione del Carnevale». Ritiene inoltre che l’iniziativa sia «discriminatoria, visto che si tratterebbe di un regolamento comunale dedicato esclusivamente al Carnevale e non ad altre manifestazioni o eventi». L’intenzione tutt’altro che remota è dunque quella di «fermarci almeno per un anno, lasciando spazio agli iniziativisti» nell’organizzazione dei bagordi. «Così la popolazione potrà valutare quale Carnevale sia migliore: quello organizzato da noi o quello degli altri». E proprio per questo motivo «non abbiamo ancora richiesto l’autorizzazione al Comune per organizzare quella che sarebbe la 65esima edizione della Lingera». ‘Lingera’ che fra l’altro «è un marchio registrato che non potrà essere utilizzato da altri», precisa il presidente. Non da ultimo Giudicetti ricorda che organizzare il Carnevale «è un grandissimo impegno che abbiamo sempre svolto a titolo volontario». Anche a livello di sicurezza, che rappresenta la spesa più onerosa: per l’ultima edizione, su un budget di oltre 400mila franchi, circa 70mila erano destinati proprio alla sicurezza. Sicurezza che sarebbe «difficile da garantire con un Carnevale aperto, non recintato».

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