‘Una nuova entità politica di destra’
Il comitato cantonale segue, con qualche perplessità, la linea del presidente ad interim Marco Chiesa: con la Lega si deve discutere di una casa comune
Di Giacomo Agosta
Un passaggio di consegna tra sorrisi sgargianti. Già, perché a innescare il cambio alla presidenza dell’Udc ticinese, con la nomina ad interim di Marco Chiesa, è una notizia attesa e inseguita da tempo: l’entrata di Piero Marchesi in Consiglio di Stato. Il consigliere nazionale e – ora ex – presidente cantonale entrerà in carica al più tardi il 7 ottobre prendendo il posto del dimissionario Claudio Zali. Una presidenza ad interim, quella di Chiesa, che parte piantando quella che si annuncia una possibile pietra miliare per il futuro della destra cantonale: l’apertura ufficiale dell’Udc, con l’approvazione del comitato cantonale, alla trattativa per creare una ‘casa comune’ – «un nuovo soggetto politico» per usare le parole del consigliere nazionale Paolo Pamini, «una entità nuova» secondo Chiesa – con la Lega dei ticinesi. Lega che in ogni caso dovrà a sua volta ratificare la proposta. L’avvio della trattativa è stato approvato, però, con più di una critica da parte del ‘parlamentino’ democentrista. Tra i dubbi maggiori sollevati durante un lungo dibattito: l’opportunità di mischiarsi con un Movimento «in grande difficoltà» e che «potrebbe portare meno di quanto riceve». Ma pure la paura per un’unione troppo stretta con chi ha anche un’anima «di sinistra».
«La prima alleanza con la Lega, su iniziativa di Giuliano Bignasca – racconta Chiesa – è stata nel 2008. Da lì non abbiamo mai smesso di discutere con il Movimento in occasione delle tornate elettorali. In alcuni comuni siamo divisi, in altri uniti e quasi difficilmente riconoscibili. A livello cantonale la decisione della Direttiva, di correre da soli alle prossime Cantonali vista la ricandidatura di Zali, era giusta. Ora la situazione è cambiata». E si arriva quindi alla proposta dell’editore del Mattino della Domenica Antonella Bignasca: sedersi ancora a un tavolo per discutere. «La mia idea è chiara: va bene discutere, ma a condizione che lo si faccia per una visione a lungo termine. Basta avere trattative, discussioni e rilanci ogni quattro anni. Serve una casa comune, un’unione forte in un momento dove tutti si frammentano. Questa possibile unione fa paura a tanti, tantissimi». Anche perché, aggiunge il neo presidente ad interim, «non è nulla di nuovo. In tutta la Svizzera la destra ha un centro decisionale solo. Anche io ho avuto delle delusioni dalla Lega. Ma sulle questioni di fondo riconosco una visione comune, le differenze sono molto meno marcate di quelle che si trovano all’interno di altre fronti». L’orizzonte è di arrivare a una decisione su una sua eventuale adozione della ‘casa comune’ entro la fine di giugno 2028.
‘Avevamo e abbiamo un grande potenziale’
Ai saluti, ma solo perché dal 7 ottobre entrerà in Consiglio di Stato, è invece l’ex presidente Marchesi. Dopo dieci anni alla guida del partito il pensiero va giocoforza agli inizi e al rischio di prendere la guida di un partito che veleggiava intorno al 5 per cento di consensi a livello cantonale. «È stato un rischio, anche personale. Decisi di mettermi in gioco, di ridurre la mia attività professionale e impegnarmi per qualcosa in cui credevo», afferma Marchesi. «Ero convinto che l’Udc in Ticino avesse un potenziale enorme. I fatti lo hanno dimostrato». E la lista di fatti che elenca Marchesi è piuttosto lunga: il “picco” del 15 per cento dei consensi raggiunto alle ultime Federali, la creazione di 35 sezioni cantonali e diverse cariche di peso, «dal 7
ottobre l’Udc avrà un consigliere di Stato, due consiglieri nazionali e un consigliere agli Stati. Quattro rappresentanti ai massimi livelli istituzionali. Nessun altro partito ha questi numeri», tiene a sottolineare il futuro consigliere di Stato. Senza dimenticare le numerose vittorie alle urne con otto vittorie in dieci anni tra iniziative e referendum. «Siamo una forza determinante della politica ticinese. Con il sostegno della Lega, del Mattino della Domenica e, a seconda dei temi, di altri partiti borghesi, abbiamo ottenuto vittorie importanti». Tra le più significative: Prima i nostri, il Referendum finanziario obbligatorio e, soprattutto, il Decreto Morisoli. Ovvero il discusso Decreto per ottenere il pareggio di bilancio agendo prioritariamente sulla spesa che ha condizionato per anni il dibattito politico. «Questi risultati dimostrano che sui temi concreti, molto spesso le nostre posizioni rappresentano la maggioranza dei ticinesi». Qui però si arriva alla nuova sfida, al secondo rischio di Marchesi, la necessità di riconfermare il seggio alle urne tra sei mesi. «Oggi mi sembra di tornare al 2016. Allora avevo davanti una scelta: continuare la mia attività professionale oppure mettermi in gioco e scommettere sulla crescita dell’Udc. Scelsi di mettermi in gioco, perché ci credevo. Oggi, dieci anni
dopo, faccio nuovamente la stessa scelta, ma questa volta la posta in gioco è ancora più alta. Per entrare in Consiglio di Stato – dice Marchesi – lascio le mie attività private e le aziende di cui sono titolare, i vari mandati, il Consiglio nazionale e il mandato di Sindaco. Lascio delle sicurezze. E lo faccio sapendo che davanti abbiamo soltanto sei mesi. Dal 7 ottobre ad aprile. Poi saranno nuovamente gli elettori a decidere. Non voglio nascondervelo – ammette il democentrista – affronto questa scelta anche con una certa preoccupazione. È un rischio personale e professionale concreto. L’ho valutato e ho deciso di assumerlo. Perché ci credo ancora. Nel 2016 credevo che un partito attorno al 5% potesse diventare protagonista della politica ticinese. Oggi credo che possiamo compiere il passo successivo: entrare in Consiglio di Stato e restarci». Già, solo sei mesi. «In così poco tempo non si rivoluziona il mondo, ma si può dare un’indicazione chiara». Indicazione che per Marchesi si traduce in «uno Stato efficiente e non invasivo, una fiscalità moderata, attenzione ai contribuenti, alle famiglie, al ceto medio, alle Pmi, a chi lavora e alle regioni periferiche». Un bell’elenco ecco perché Marchesi conclude l’intervento con un «in bocca al sottoscritto, ne avrò bisogno».
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