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Le proteste in tutto il Paese hanno fatto più di 15 morti

Un tragico bilancio di sangue in Iran. La Repubblica islamica entra nella seconda settimana di proteste contraddistinte da violenti scontri con le forze dell’ordine che hanno lasciato sul campo 15 vittime in sette giorni di manifestazioni in oltre 170 località di tutto il Paese. La sicurezza piange invece la morte di un agente. I “rivoltosi” non demordono e vanno avanti, forti anche dell’appoggio del principe Reza Pahlavi. Dal suo esilio negli Stati Uniti il figlio maggiore di Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo scià di Persia, e di Farah Diba, ha incitato la piazza, esortando i dimostranti a mantenere il controllo delle strade e a creare blocchi sulle vie principali delle città per impedire agli agenti di attuare una maggiore repressione. Le difficoltà economiche che l’Iran sta attraversando con un’inflazione galoppante non sono le uniche motivazioni che hanno spinto studenti e civili a scendere in strada. A preoccupare sono anche le mancate libertà civili e democratiche, soffocate per decenni da un regime sordo alle loro richieste.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-01-05T08:00:00.0000000Z

2026-01-05T08:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281573772067412

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