Speziali: ‘Il salario minimo va alzato’
Il presidente del Plr rilancia: ‘L’iniziativa del Ps è un passo nella direzione sbagliata. Deve essere sostenibile e fisso: bene un aumento a 21/22 franchi’
Di Jacopo Scarinci
«Trovo ragionevole e solidale intervenire a breve sull’attuale salario minimo, rivedendolo verso l’alto in maniera sostenibile». In funzione anti iniziativa del Partito socialista? «Non necessariamente, anche se loro propongono cifre controverse e quello che come Plr proponiamo àncora un principio a una cifra chiara, permettendo la giusta progettualità all’imprenditoria». Il presidente del Plr rompe gli indugi e a colloquio con ‘laRegione’ rilancia il dibattito sul salario minimo, che attualmente nella Commissione della gestione vede due fronti divisi sull’iniziativa popolare del Ps che lo porterebbe – in maniera appunto mobile – a, dicono i socialisti, 22,50 franchi orari.
Alessandro Speziali Con ordine. Brucia ancora essersi preso del complottista che trama contro i diritti popolari?
Non esiste alcun “complotto” contro la volontà popolare: su temi così, non si scappa e non si gioca. Si discute, si decide, e poi si applica. Punkt, schluss. E qui parliamo di due cose che stanno insieme: potere d’acquisto e mercato del lavoro. Se rompi uno dei due, prima o poi si rompe anche l’altro. Un Ticino attrattivo e competitivo non nasce né dagli slogan né dalle crociate: nasce da un tessuto economico vivo e da salari che permettano di vivere senza trasformare ogni posto di lavoro in un terno al lotto.
D’accordo, ma sul salario minimo attualmente in vigore avete dato battaglia vera, sia in votazione popolare sia in parlamento. Ed eravate piuttosto gelidi.
Mi permetto di correggerla, senza riscrivere la storia. Sul primo salario minimo, avevamo richiesto di verificarne gli effetti. E così abbiamo ricevuto i primi dati e le valutazioni presentate dal governo qualche tempo fa: non hanno evidenziato effetti negativi. Vero, il periodo d’analisi è ancora piuttosto breve, ma già indicativo delle dinamiche. Da liberali radicali, questa è la bussola: correggere la rotta quando i fatti lo impongono, senza innamorarsi delle proprie paure o delle proprie bandierine. Siamo sempre dalla parte delle aziende e di chi crea lavoro, così anche dalla parte di chi il lavoro lo svolge. Uno non esiste senza l’altro, e il loro rapporto deve reggersi sulla pace sociale e non sulle tensioni, come vediamo in Italia o in Francia.
L’iniziativa del Ps fondamentalmente dice che questo salario minimo va alzato. In un modo che però non vi convince?
Questa iniziativa è un passo nella direzione sbagliata. Il punto non è alzare o non alzare: il punto è come lo fai. Oggi il Ticino ha un salario minimo cantonale differenziato per settore, costruito su criteri statistici e con una forchetta che dal 1° gennaio 2026 sta tra 20 e 20,50 franchi orari. L’iniziativa Ps invece vuole ancorare il salario minimo a un parametro esterno e quantificato dagli iniziativisti attorno a 22,50 franchi l’ora. Sembra chiaro e semplice, ma non lo è: è una cifra mobile, perché dipende dai parametri che possono oscillare, e soprattutto rischia di spostare il salario minimo da misura sociale a economica. Infatti, il rischio concreto è che la soglia già oggi sia di fatto attorno ai 25 franchi, con il rischio che aumenti ulteriormente. E questo non è un dettaglio: sul piano giuridico, il Tribunale federale ha già chiarito che un salario minimo cantonale regge se resta una protezione sociale proporzionata, e non una misura di politica economica. Più lo trasformi in automatismo e più lo gonfi, più aumenti il rischio di trovarti un testo di legge contestato e, alla fine, inutile. Sul piano dell’economia reale, tra l’altro, non possiamo permetterci di fissare un’asticella che mette, stavolta davvero, a rischio posti di lavoro e indotto per i Comuni e il Cantone, nonché favorisca eccessivamente i frontalieri a scapito dei residenti.
E quindi la ricetta Plr qual è? E arriva a quale cifra?
Trovo molto più ragionevole, chiaro e solido, nonché solidale, intervenire concretamente e a breve sull’attuale impianto del salario minimo, tra l’altro votato chiaramente dal popolo. E questo rivedendo verso l’alto la soglia minima del salario minimo, ma che sia conosciuta, prevedibile, calcolata e quindi sostenibile. Chiede cifre concrete? Lungi da me iniziare un mercanteggio arbitrario, ma posso immaginare una soluzione attorno ai 21-22 franchi. Immagino tra l’altro che i futuri Contratti collettivi di lavoro si orienteranno in questo senso, senza particolari casistiche che si trovano al di sotto di questa soglia. E ricordiamolo: il valore del partenariato sociale e delle negoziazioni nei vari settori è uno strumento svizzero di successo da promuovere. Oltre a tutto questo, c’è il vantaggio che intervenendo sull’impianto attuale il tutto sarebbe concretizzabile con tempistiche rapide.
Quindi anche lei dice che c’è un problema di salari.
Il problema non è teorico: la mancanza di manodopera è già qui, in diversi settori. E se i salari non reggono, l’attrattiva del Ticino cala. Per questo va difeso il nostro tessuto di Pmi: aziende che ogni giorno si rimboccano le maniche, innovano e fanno vivere il territorio. Sappiamo che a certe aziende si chiede uno sforzo. Proprio per questo diventa ancora più centrale la nostra battaglia contro la burocrazia: invece di sprecare risorse, investiamole. La politica è realtà, non dogma: fatti, numeri e soluzioni che reggono. Niente immobilismo, ma nemmeno azzardi. Miglioriamo ciò che il popolo ha voluto e facciamo del Ticino un cantone dove conviene vivere e costruire famiglia. Così si rilancia anche la demografia.
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