Un edificio per visitatori per far crescere l’attrattività
Intanto proseguono gli interventi di valorizzazione dell’antico villaggio medievale. Aberto Marietta: ‘Contiamo di iniziare la seconda fase in primavera’
Di Fabio Barenco
Alberto Marietta ritiene ‘indispensabile’ realizzare un punto di accoglienza per migliorare l’esperienza sul posto. Intanto si proseguirà con la valorizzazione del villaggio medievale.
Dopo un 2025 interlocutorio, quest’anno ripartiranno gli interventi volti a valorizzare l’antico villaggio medievale di Prada. «Contiamo di iniziare con la seconda fase, volta in particolare alla messa in sicurezza di ulteriori edifici, nella tarda primavera», afferma a ‘laRegione’ Alberto Marietta, presidente della Fondazione Prada. «Parallelamente, intendiamo anche procedere con la realizzazione di un punto di accoglienza per i visitatori, indispensabile per rendere ulteriormente attrattiva l’esperienza sul posto». La cosiddetta ‘Cà da Pada’ è ritenuta «un’opera prioritaria» e, di conseguenza, «l’intenzione è di riuscire a partire con i lavori idealmente ancora nel 2026». Cà da Prada che è parte integrante della terza fase, assieme alla sistemazione esterna del terreno tra il nuovo edificio e la chiesa.
Stimato un ulteriore investimento di circa 3,5 milioni
Interventi per i quali è sempre in corso la ricerca di fondi, in particolare tra privati, visto che Comune di Bellinzona, Cantone e Confederazione faranno la loro parte. «Per la fase 2 stimiamo un investimento pari a circa 2,3 milioni di franchi, mentre per la fase 3 serviranno 950mila franchi per la realizzazione del punto di accoglienza e altri 240mila franchi per la sistemazione esterna», precisa Marietta. «Speriamo dunque che i progetti possano generare sempre più interesse, anche fra privati, così da poter raccogliere il loro sostegno per noi indispensabile per portare avanti la valorizzazione di Prada, un esempio unico a livello ticinese di un piccolo nucleo abitativo montano del tardo Medioevo».
Concorso pubblico per i lavori
Ricordiamo che la prima fase (investimento di circa 1,5 milioni) era terminata alla fine del 2024 «con la piena soddisfazione dell’Ufficio cantonale dei beni culturali», sottolinea Marietta. Fase durante la quale sono stati svolti lavori di conservazione e restauro parziale di nove stabili. Ubc che «lo scorso ottobre ha preavvisato favorevolmente la fase 2 che prevede l’intervento (diviso a livello temporale in due parti) su altri 18 edifici». È questo in sostanza il motivo per cui il 2025 è stato un anno interlocutorio. I prossimi passi prevedono dunque «la pubblicazione di un concorso pubblico per i lavori di conservazione che dovrebbero quindi partire entro la metà del 2026». Lavori che mirano in particolare a «consolidare i muri delle costruzioni ancora presenti, rimuovendo al contempo il materiale di crollo». Sono inoltre previsti «interventi per valorizzare ulteriormente il paesaggio e l’allestimento di proposte didattiche e culturali per scuole o altri enti interessati».
Nuovo edificio per i visitatori e sistemazione esterna
Come detto, però, la priorità è quella di realizzare un punto di accoglienza per i visitatori, trasformando i resti di tre edifici ubicati sui lati del nucleo. Più precisamente «la nuova costruzione ospiterà, al primo piano, uno spazio espositivo e una sala dedicata all’accoglienza, mentre al piano terra saranno collocati un deposito, una cucina e i servizi igienici», spiega Marietta. «I muri saranno ricostruiti utilizzando le pietre già presenti sul posto e saranno intonacati a calce in modo da distinguerli da quelli originali, che verranno invece semplicemente consolidati». È inoltre prevista «una grande vetrata che offrirà un punto panoramico privilegiato dal quale osservare l’intero villaggio». Materiale già presente in loco sarà utilizzato anche per la sistemazione esterna: «La porzione di terreno compresa tra la chiesa e il nuovo edificio, attualmente caratterizzata da una scalinata realizzata con vecchie traversine, sarà rimodellata con la costruzione di una nuova scalinata, di muretti a secco, che fungeranno anche da sedute, e di terrazzamenti sui quali sarà possibile collocare tavoli e panchine, ad esempio in occasione di feste».
‘Attrazione turistica interconnessa con le altre sul territorio’
In generale, gli obiettivi principali del progetto portato avanti dal 2018 dalla Fondazione – costituita nel 2016 per volere dei Patriziati di Ravecchia, Bellinzona, Carasso e Daro, della Città di Bellinzona, dell’Associazione Nümm da Prada e della Parrocchia di Ravecchia – sono preservare quanto più possibile del vecchio nucleo medievale, accrescendo al contempo le conoscenze storiche; fermare il degrado dell’abitato e la banalizzazione del paesaggio nei suoi dintorni; raccogliere quante più informazioni sul nucleo ed elaborare un concetto informativo; così come migliorare l’accesso pedestre, creando un’offerta turistica sostenibile. A questo proposito, una volta terminato il progetto di valorizzazione, il presidente si immagina Prada come «un punto di interesse turistico interconnesso con tutte le altre attrazioni presenti sulla sponda sinistra di Bellinzona». Marietta cita in particolare «la Fortezza, ma anche la Via del ferro in Valle Morobbia o i Fortini della fame di Camorino». Un luogo caratterizzato inoltre da «un’importante componente storico-culturale della quale possono beneficiare anche gli istituti scolastici». Prada rappresenta infatti una testimonianza di come si viveva nel Medioevo: nel 1583 vi si contavano ancora 40 famiglie, che corrispondono a circa 160-200 persone; poi dalla prima metà del 1600 il nucleo fu però abbandonato per una serie di cause ancora sconosciute. Inoltre, durante i lavori sono anche emersi reperti archeologici quali un forno per il pane, un focolare, così come oggetti di uso quotidiano, come coltelli, forche da fieno, prede per affilare le falci, chiavi, cocci di recipienti da cottura e un anello, presumibilmente appartenuto a una donna.
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