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Il Governo vede minacciati benessere e sicurezza del Paese

Entra già nel vivo il dibattito sulla ‘Svizzera da 10 milioni’

Quando ancora mancano tre mesi all’appuntamento con le urne, il consigliere federale Beat Jans, rappresentanti dei Cantoni e partner sociali hanno messo in guardia lunedì dai rischi derivanti da un’eventuale approvazione dell’iniziativa Udc ‘No a una Svizzera da 10 milioni!’, detta anche Iniziativa per la sostenibilità. Per il basilese la proposta di modifica costituzionale «rimette in causa la via bilaterale nel suo insieme».

Il testo esige che la popolazione residente non superi i 10 milioni di abitanti entro il 2050. Sono previste misure già a partire dal superamento dei 9,5 milioni di abitanti. I provvedimenti possono andare fino alla denuncia dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (Alc) con l’Ue. Stando alle proiezioni ufficiali, la soglia dei 10 milioni dovrebbe essere superata tra il 2040 e il 2050.

Esecutivo e Parlamento – nonché le organizzazioni dell’economia e della società civile, i sindacati e tutti i partiti tranne l’Udc – respingono l’iniziativa. Un sì creerebbe maggiore incertezza in tempi già complicati, ha affermato il ministro della Giustizia. In virtù della clausola ghigliottina, la disdetta dell’Alc decreterebbe la fine dell’intero pacchetto dei Bilaterali I. Ciò provocherebbe «perdite di entrate pari a diversi miliardi di franchi per l’economia svizzera», ha sottolineato Jans in una conferenza stampa a Berna. Anche l’adesione agli accordi di Schengen e di Dublino

sarebbe a rischio. La Svizzera diventerebbe «un’isola dell’asilo nel cuore dell’Europa»: dovrebbe fare i conti con un aumento delle richieste d’asilo e relativi costi per centinaia di milioni di franchi. Inoltre, la polizia perderebbe l’accesso alle banche dati di ricerca, mettendo a repentaglio la sicurezza interna.

Carenza di personale

Il presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri, Fabio Regazzi, ha ammonito in particolare circa le conseguenze per le piccole e medie imprese, che rappresentano «oltre il 99% delle aziende e circa un terzo degli impieghi in Svizzera». Già oggi molte pmi «cercano disperatamente muratori, falegnami, panettieri, personale di servizio o operatori sanitari», ha detto il consigliere agli Stati. A suo dire, la penuria di manodopera rischia di accentuarsi con l’invecchiamento della popolazione. Senza immigrazione, sul mercato del lavoro mancherebbero fra le 20mila e le 30mila persone all’anno. «Per colmare queste lacune, dobbiamo poter reclutare specialisti stranieri, spesso provenienti da Ue o Aels», ha aggiunto.

Conseguenze ‘di vasta portata’

Anche il presidente dell’Unione sindacale svizzera,

Pierre-Yves Maillard, ha invitato a respingere l’iniziativa. A suo avviso, il progetto arriva in un momento particolarmente delicato sul piano demografico, con l’arrivo alla pensione della generazione dei babyboomer. «Si tratta proprio del momento in cui abbiamo bisogno di giovani forze lavoro per compensare questo shock demografico». Il ‘senatore’ vodese ha inoltre messo in guardia dall’impatto «evidente» che avrebbe un sì all’iniziativa – e il conseguente calo dell’immigrazione – sulle rendite pensionistiche. Un limite massimo rigido alla popolazione «limita fortemente la capacità d’azione dei Cantoni» ed è pertanto in contrasto con il federalismo, ha osservato dal canto suo Markus Dieth, presidente della Conferenza dei governi cantonali. Risolutamente contraria è anche l’Associazione dei comuni svizzeri. A suo avviso, l’iniziativa avrebbe “conseguenze gravose e di vasta portata, anche per le case di riposo e di cura comunali, i centri di smaltimento rifiuti e le organizzazioni Spitex”.

Il Consiglio federale suggerisce piuttosto di far fronte alle sfide della crescita demografica con misure mirate. A questo proposito, Jans ha fatto riferimento alla clausola di salvaguardia contenuta nel nuovo pacchetto di accordi con l’Ue, che il Governo venerdì ha trasmesso al Parlamento. Lo strumento – ha detto il basilese – consentirebbe di limitare l’immigrazione in caso di gravi problemi sociali o economici, senza mettere a repentaglio la via bilaterale.

SVIZZERA

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2026-03-17T07:00:00.0000000Z

2026-03-17T07:00:00.0000000Z

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