‘Situazione discreta, ma non mancano preoccupazioni’
Rapporto 2025, aumentano le entrate complessive
La situazione del Tribunale d’appello (Ta) “è da ritenersi discreta, anche se non mancano preoccupazioni per puntuali situazioni di affanno che toccano svariate Camere/Corti”. E, sotto il profilo quantitativo, il 2025 “è stato caratterizzato da un aumento delle entrate complessive, che hanno raggiunto quota 4’292”. È quanto emerge dal Rapporto annuale del Ta pubblicato ieri, nel quale si legge che, queste entrate, “sono 563 in più rispetto al 2024 (quando erano 3’729)”. Quindi, “si tratta del valore più elevato dal picco del 2019 (4’463). Per quanto riguarda le uscite, nel 2025 si è registrato un lieve aumento (3’914 contro le 3’866 del 2024), sostanzialmente in linea con la produzione degli ultimi tre anni, che non è bastato a ridurre le pendenze complessive a fine anno, che sono quindi progredite a 2’714, ritornando in pratica a livello del 2020”.
Globalmente, si diceva, la situazione del Ta soddisfa. Le situazioni di “affanno” riguardano soprattutto “le camere presidenziali (con riferimento, segnatamente, alla Camera di esecuzione e fallimenti, alla Camera di diritto tributario e alla Corte dei reclami penali), la Prima camera civile, il Tribunale penale cantonale, la Corte di appello e di revisione penale e il Tribunale cantonale amministrativo”. Insomma, si legge ancora nella nota che accompagna il Rapporto, “l’aumento delle entrate nel 2025 evidenzia i limiti strutturali del Ta, ovvero la capacità di smaltire l’aumento delle entrate e di ridurre le pendenze accumulatesi negli anni precedenti. I livelli di entrate raggiunti in molte Camere/Corti sono tali che l’organico attuale non appare più al passo dell’evoluzione, contraddistinta anche da una maggiore complessità delle vertenze sottoposte al vaglio del Tribunale”. Sia come sia, “anche nel 2025 si conferma la buona qualità delle sentenze emanate dal Ta. Il Tribunale federale ha emesso 322 sentenze su ricorsi contro decisioni del Ta. I ricorsi accolti integralmente o parzialmente ammontano a 30, con un tasso di accoglimento che rimane quindi inferiore al 10%”.
L’impennata delle entrate nella Cef, e la spiegazione
Parlando di aumento delle entrate, è importante sottolineare la relazione della presidente della Camera di esecuzione e fallimenti (Cef), la giudice Serena Bellotti, dal momento che vi si spiega come “i reclami in entrata hanno subito un’impennata da 184 a 276 (+50%), non da ultimo a causa del notevole aumento delle procedure fallimentari, ma non solo”. A titolo di esempio, “anche le cause di rigetto dell’opposizione sono aumentate. Meritano altresì una menzione i numerosissimi decreti di effetto sospensivo che la Camera ha dovuto emettere nel corso dell’anno, che pur non risultando nei dati statistici, comportano un considerevole dispendio di tempo e risorse. La nota lieta è costituita dal numero delle evasioni degli incarti, in aumento del 30% rispetto al 2024 (da 184 a 240)”. Ad ogni modo, “questo dato positivo da solo non basta a neutralizzare l’evoluzione del carico lavorativo e ad assorbire l’aumento di entrate appena descritto, che ha comportato un significativo aumento delle pendenze da 58 a 95, ovvero del 64%. Ciò attesta che le risorse a disposizione non sono più sufficienti per far fronte alla mole di lavoro, e che un potenziamento dell’organico (idealmente di un/una cancelliere/a a tempo pieno) risulta imprescindibile. Infine, per quanto riguarda la lettura del dato statistico relativo alla (elevata) percentuale di reclami accolti, si segnala che il risultato è ‘falsato’ dalle numerose dichiarazioni di fallimento pronunciate dalla Pretura e poi annullate in seconda sede non per errori della prima istanza, bensì per avvenuto pagamento a posteriori delle relative esecuzioni”.
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2026-03-18T07:00:00.0000000Z
2026-03-18T07:00:00.0000000Z
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