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I giudici mettono il punto finale

Non si tornerà alle urne sull’Id-e. Con tre voti contro due, il Tribunale federale ha stabilito che i ricorsi sono irricevibili. Swisscom ripresa

Ats/red

In una seduta pubblica durata quasi tre ore i giudici del Tribunale federale (Tf) hanno dibattuto davanti a un folto pubblico sui motivi che li hanno spinti a decidere, con 3 voti contro 2, sulla irricevibilità dei ricorsi relativi alla Legge sulla identità elettronica (Id-e) approvata per un soffio (21mila voti di differenza) lo scorso 28 settembre in votazione popolare.

La legge fissa un termine molto breve (tre giorni) per contestare una votazione, e ciò a partire dalla “scoperta del motivo del ricorso”. I ricorrenti disponevano quindi di tre giorni per presentare ricorso dopo aver appreso della donazione di Swisscom.

Resta da chiarire quale sia il momento della ‘scoperta’. Era forse la pubblicazione online, il 26 agosto 2025, sulla piattaforma ‘Finanziamento della vita politica’ del Controllo federale delle finanze della donazione di 30mila franchi da parte di Swisscom alla campagna per il sì? Oppure un articolo pubblicato dalla ‘Neue Zürcher Zeitung’ il 21 settembre 2025, che riferiva del finanziamento?

Due giudici hanno ritenuto che alcuni ricorsi fossero stati presentati in tempo, poiché hanno considerato che fosse la data di pubblicazione dell’articolo di stampa a far decorrere il termine. A loro avviso, la piattaforma della Confederazione è difficilmente consultabile, essendo “nascosta da qualche parte tra le migliaia di pagine del sito della Confederazione”. Inoltre, secondo loro, non si può chiedere ai cittadini di consultare ogni giorno un sito web per tenersi informati. I due giudici rimasti in minoranza erano dell’idea che la data da cui decorre il termine per il ricorso è quella della pubblicazione dell’articolo della ‘Nzz’.

Parità di trattamento

Gli altri tre giudici si sono invece attenuti alla data di pubblicazione sulla piattaforma della Confederazione. “Se si decidesse di fissare il termine a partire dell’articolo di stampa, che ne sarebbe delle persone che non leggono la ‘Nzz’ ma solo il ‘Walliser Bote’?”, si è chiesto un giudice, sottolineando la mancanza di una copertura nazionale.

La maggioranza ha inoltre rilevato che tenere conto di un articolo di stampa a scapito della piattaforma della Confederazione avrebbe compromesso la parità di trattamento. Si può garantire che un’informazione della ‘Nzz’ giunga in ogni angolo della Svizzera romanda o nel Sud del Ticino?, ha aggiunto un altro giudice. La risposta è evidentemente negativa. Per questo motivo la maggioranza dei giudici ha stabilito che i ricorsi sono stati presentati dopo la scadenza dei 3 giorni e quindi troppo tardi.

Neutralità politica

Vista la non ammissibilità, i giudici del Tribunale federale non sono entrati nel merito dei ricorsi. Hanno tuttavia affrontato la questione del sostegno finanziario di Swisscom. Alcuni giudici ritengono si sia trattato di una procedura illecita, vista la posizione particolare occupata da Swisscom, una società anonima di diritto pubblico. I giudici ritengono che Swisscom si trovasse “sotto l’influenza della Confederazione”, nella sua qualità di azionista di maggioranza. Sia l’operatore telecom che la Cancelleria federale sostenevano che questo status particolare non implicasse necessariamente una neutralità politica.

La maggioranza dei giudici ritiene invece che Swisscom debba rimanere politicamente neutrale. Lo Stato non deve partecipare a una campagna per influenzarne il risultato. L’intervento di Swisscom in una campagna elettorale viola quindi la Costituzione e la garanzia dei diritti politici. Un solo giudice non ha trovato nulla da ridire sul sostegno finanziario di Swisscom.

‘Opinioni divergenti’

Swisscom l’ha presa bene. È soddisfatta perché l’Id-e può ora essere introdotta, ha affermato il portavoce Sepp Huber. Il Tf ha discusso la questione della legittimità della donazione con opinioni divergenti. Non è comunque stata presa alcuna decisione nel merito, sottolinea il portavoce. Swisscom valuterà ora come gestire le future campagne e deciderà di volta in volta come procedere. “Ogni votazione è diversa dalle altre”, ha detto Huber.

Di tutt’altro tenore le reazioni dei ricorrenti. Nelle file dell’Unione democratica federale (Udf) c’è delusione. Per Daniel Frischknecht, presidente della formazione politica, la Corte ha offerto uno spettacolo deplorevole. “Non c’era bisogno di tutta questa messinscena”. “Ci sentiamo in qualche modo presi in giro”, ha proseguito. A suo avviso è “semplicemente imbarazzante” che il Tf abbia deciso che, per i ricorsi, si sarebbe dovuto tenere conto della data di pubblicazione dei contributi della campagna sul sito web del Controllo federale delle finanze. Nessuno conosce questa pagina, ha sostenuto Frischknecht, facendo notare che persino uno dei giudici federali ha dovuto cercarla.

SVIZZERA

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2026-04-22T07:00:00.0000000Z

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