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La Lombardia insiste sul bonus per i medici

M.M

Regione Lombardia accelera sul bonus a favore di medici e infermieri che lavorano per la sanità pubblica lombarda in un raggio di venti chilometri dalla frontiera con il Ticino. Un provvedimento preso nella speranza di tamponare l’emorragia di personale sanitario, attirato da stipendi che possono triplicare o quadruplicare oltreconfine. La normativa per aumentare la busta paga (che anche dopo il bonus continuerà comunque a essere più leggera rispetto a quella ticinese) entrerà in vigore nei prossimi mesi. “L’obiettivo è attuarla entro settembre. Si tratta di una misura importante, in applicazione di una legge dello Stato (la tassa sulla salute prevista dalla legge di Bilancio 2024, e mai applicata ndr), che ha la finalità di trattenere sul nostro territorio i medici, scongiurandone il trasferimento in Svizzera”. Lo ha detto l’assessore regionale Massimo Sertori, nel corso della audizione in Commissione speciale per i rapporti con la Confederazione Elvetica, dopo che ripetutamente è stato sollecitato dal Partito Democratico. Lo stesso Sertori, che da sempre è un assertore della tassa sulla salute, recentemente ha fatto sapere che la medesima sarà applicata entro il prossimo mese di settembre e che la riscossione avverrà attraverso una piattaforma dedicata sul portale ‘Tributi’ di Regione Lombardia. Sul portale dovrà essere caricata l’autocertificazione. A breve il Pirellone darà corso a una campagna informativa rivolta ai vecchi frontalieri. Molti aspetti devono infatti ancora essere chiariti. Nel frattempo Sertori è tornato a ribadire che la tassa sulla salute “stabilisce la possibilità di incrementare sino al 20% lo stipendio dei sanitari occupati nel settore pubblico della fascia di confine, ovvero 10mila euro lordi annui per i medici e 5’400 euro lordi annui per gli infermieri. E sono gli aumenti da noi previsti”.

Tassa sulla salute 7mila beneficiari

L’assessore lombardo si è soffermato anche sul fatto che la tassa sulla salute prevede che le risorse (per riconoscere il bonus) si ottengano con un contributo dal 3% al 6% dello stipendio netto versato dai vecchi frontalieri (quelli in servizio il 17 luglio 2023, giorno in cui è stato definitivamente firmato l’accordo italo-svizzero, ndr). La Lombardia ha optato per la soglia minima del 3%. In sostanza a fronte di 4’000 euro netti di stipendio il versamento sarà di 120 euro al mese, che serviranno per garantire e rafforzare la sanità nelle aree di confine, dunque a beneficio degli stessi frontalieri e delle loro famiglie. Non sarà retroattiva, ma riguarderà i redditi del 2025. Nel corso dell’audizione, Mario Melazzini, direttore generale del Welfare di Regione Lombardia, ha stimato che gli operatori sanitari interessati all’aumento di stipendio saranno 7’000 (un migliaio di medici, gli altri infermieri) per un costo annuale di 45 milioni (Regione Lombardia calcola di ricavare dalla tassa sulla salute 120 milioni di euro anni). Con il bonus regionale lo stipendio lordo mensile dovrebbe aumentare di 800 euro, quello di un infermiere di 380 euro. Pochi spiccioli se si considerano gli stipendi pagati al di qua e al di là della ramina. Nel corso dell’audizione non si è parlato del blocco dei ristorni dei frontalieri, minacciato dalle autorità ticinesi che considerano la tassa sulla salute una violazione dell’accordo italo-svizzero sulla nuova fiscalità dei frontalieri. Nel frattempo Regione Piemonte continua a tacere. È ferma sulla volontà di non voler applicare il balzello. Stesso atteggiamento da parte della Valle d’Aosta e delle province autonome di Trento e Bolzano. Per loro il frontalierato si riduce a poche centinaia di lavoratori. Infine, i sindacati confermano il ricorso alla Corte Costituzionale. Per le Organizzazioni dei lavoratori siamo in presenza di una legge palesemente anticostituzionale.

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2026-04-27T07:00:00.0000000Z

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