‘Gettate le basi della stabilità’
Contratto collettivo, sindacati e imprese firmano un accordo record di sei anni per l’edilizia
di Giacomo Agosta e Vittoria De Feo
Una trattativa lunga e difficile. «Spinosa», come l’ha definita chi si è seduto al tavolo delle discussioni. Alla fine però sindacati e Società svizzera degli impresari costruttori sezione Ticino hanno raggiunto un accordo che si è tradotto nel nuovo Contratto collettivo di lavoro cantonale. Un accordo record per la sua durata: fino al 2031. Negli anni passati non si era mai andati oltre il tre o quattro anni. “Grazie a questo accordo – affermano Ssic, Ocst e Unia attraverso un comunicato congiunto – vengono definite regolamentazioni specifiche per il canton Ticino”. Già, perché il primo passo necessario è stato l’accordo nazionale mantello firmato a inizio anno. Una firma arrivata dopo un lungo tira e molla tra le parti culminato nelle giornate di mobilitazione in tutta la Svizzera dello scorso ottobre. Ora, con questa seconda intesa sul piano cantonale, rappresentanti di lavoratori e imprese si sono messi d’accordo su alcuni adattamenti. Si tratta di questioni tecniche, ma che incidono sul lavoro di ditte e impiegati. L’accordo cantonale si concentra soprattutto sulla durata dell’orario di lavoro, sulla flessibilità e sul calendario operativo definito dalle imprese a inizio anno.
«L’aspetto centrale di questo accordo è quello dell’orario di lavoro», commenta il segretario regionale di Unia Giangiorgio Gargantini.
«L’obiettivo per noi era quello di arrivare ad avere giornate meno lunghe per i lavoratori». Obiettivo che, afferma Gargantini, è stato raggiunto. «L’accordo firmato prevede il controllo e il riconoscimento di tutte le trasferte dal primo minuto. Lo scorso anno, quando la trattativa era ancora alle fasi iniziali, si parlava di calcolare l’orario di lavoro dal trentesimo minuto di trasferta». Prosegue il segretario regionale di Unia: «A inizio anno le aziende devono produrre un calendario di lavoro con indicati i giorni di lavoro e questa resta la sola e unica preferenza. Non si possono prevedere altri calendari per accumulare ore supplementari. Queste possono essere fatte solo in caso di vero bisogno». Insomma, «siamo soddisfatti. Le rivendicazioni dello scorso anno sono state accolte. Prima con il Contratto nazionale mantello e ora con quello collettivo cantonale. Ora – conclude Gargantini – sarà importante vigilare sulla loro reale applicazione».
A stupire Paolo Locatelli, responsabile Ocst edilizia, è la durata dell’accordo «inusualmente lunga». Lo scopo è sicuramente quello di «voler normalizzare i rapporti tra partner contrattuali in un periodo in cui il settore è alla ricerca di nuove leve per affrontare il ricambio generazionale. Diverse ditte segnalano una carenza cronica di profili qualificati. E il problema è destinato ad accentuarsi». Una burrasca che va affrontata con un fronte unito. «Il contratto collettivo permette di avere regole chiare che tolgono la concorrenza sleale, ma pure di concentrarsi sulla formazione professionale, che sta diventando una vera urgenza».
‘Un compromesso’
«Per quanto riguarda il calendario annuale: per gli impresari è importante poter scendere a un numero maggiore di ore in negativo rispetto alle disposizioni nazionali. Si tratta di aspetti tecnici che però dimostrano una cosa importante: quello raggiunto è un compromesso dove entrambe le parti hanno lasciato qualcosa sul tavolo delle trattative al fine di ottenere un accordo nel complesso migliorativo per tutti», afferma il direttore della Sezione ticinese della Società svizzera impresari costruttori Nicola Bagnovini. «Siamo soddisfatti perché rispetto al Contratto nazionale mantello si è ridotto al minimo il rischio per le aziende di dover pagare ore non lavorate a causa, ad esempio, di maltempo o canicola. Questo, appunto, grazie a un margine maggiore di ore negative». Altri aspetti tecnici dell’accordo, aggiunge Bagnovini, «sono stati pensati per le piccole e medie imprese in modo da ridurre un po’ il loro carico burocratico nella gestione delle trasferte verso i cantieri». Di positivo, secondo la Ssic, c’è sicuramente la durata dell’accordo. «Sei anni sono un buon periodo. Le regole sono chiare e le aziende hanno quindi una base solida di riferimento. In tempi di grande incertezza internazionale – precisa Bagnovini – non è un aspetto di poco conto». Dalle regole ai controlli: «Il Ticino è una regione particolare, servono indicazioni chiare ma poi anche la capacità di farle rispettare da tutti. Un contratto collettivo cantonale permette infatti di gestire una propria commissione paritetica proprio in questo ruolo di controllo». Non solo, «dal nostro accordo dipendono anche altri aspetti importanti, come la possibilità di adattare la formazione alle esigenze del territorio».
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