L’agricoltura chiede più prodotti locali agli eventi
Conflitti internazionali, costi di produzione, grandi predatori e ungulati: l’anno in corso preoccupa i delegati degli enti affiliati all’Unione contadini ticinesi
Di Vittoria De Feo
Prodotti locali, cantieri e formazione. Sono i temi delle tre risoluzioni discusse e approvate all’unanimità dall’assemblea della Camera cantonale dell’agricoltura tenutasi sabato a Bellinzona. Tre richieste che si inseriscono in un contesto di generalizzata preoccupazione rispetto al futuro. «Se il 2025, nonostante le difficoltà del settore, è stato un anno globalmente positivo per l’agricoltura, quest’anno si prospetta assai diverso», ci dice a margine dell’assemblea il segretario agricolo cantonale Sem Genini. Ed è in questa direzione che i delegati degli enti affiliati all’Unione contadini ticinesi hanno voluto evidenziare «tre punti in cui è possibile e necessario intervenire a beneficio della realtà cantonale e della collettività».
Tre risoluzioni
Nel merito, la prima risoluzione, proposta dalle maggiori associazioni agricole cantonali, rileva come a numerosi eventi e manifestazioni ticinesi vi sia spesso un grande assente: il prodotto locale. «Questi eventi, specialmente quando organizzati anche con fondi pubblici – rimarca Genini –, sono un’occasione di promozione della realtà intera del Ticino, segno di coinvolgimento e attenzione al territorio». E commenta: «Dalla nostra assemblea è emersa una richiesta chiara: agiamo dove possiamo, valorizzando davvero il nostro territorio e i suoi prodotti. In parte lo facciamo già ma dobbiamo essere più incisivi, anche perché negli altri cantoni vi è già più sensibilità. Rinunciamo a promuovere il Ticino e i suoi prodotti e l’impressione è che ciò avvenga troppo spesso per semplice leggerezza. Con la nostra risoluzione non chiediamo di imporre il prodotto locale a ogni costo, ma che sia la prima opzione, seguito dall’alternativa nazionale e da quella estera solo come eventuale ripiego».
La seconda risoluzione riguarda l’occupazione delle superfici agricole per i cantieri delle grandi opere. «I delegati – riprende Genini – ne riconoscono l’importanza e i benefici collettivi ed esistono tabelle di indennizzi ufficiali. Questi terreni vengono computati nella superficie aziendale, che condiziona anche il numero di animali che si possono tenere. Il trapasso aziendale stesso può essere messo in pericolo». Non solo. «In Ticino – aggiunge Genini – solo il 18% dei terreni agricoli è di proprietà di chi li gestisce e una riduzione improvvisa e temporanea, seppure su più anni, rappresenta un pericolo concreto. La risoluzione chiede quindi misure ad hoc per evitare tali scenari, trovando sistemi di indennizzo più equi, lavorando con parsimonia e minimizzando l’occupazione delle superfici agricole».
Non da ultima, la formazione continua e la sua importanza per le professioni agricole. «Gli scambi e i contatti con il resto della Svizzera – spiega Genini – sono rilevanti sotto molteplici punti di vista, ma questo non significa rinunciare a sviluppare un’offerta formativa locale, in particolare in considerazione della realtà linguistica e geografica del Ticino e delle sue potenzialità. Ciò avviene già in parte e con poche risorse aggiuntive, che è fondamentale mettere a disposizione, si potrebbero ottenere risultati concreti, in collaborazione soprattutto con il Centro professionale del Verde di Mezzana».
Verso un’Interprofessione del latte
Oltre alle risoluzioni, la Camera dell’agricoltura è stata occasione per stilare bilanci e guardare al futuro. Come detto, la stagione 2025 si è sviluppata a livello svizzero positivamente in tutti i settori, con però delle differenze regionali. «Se da un lato il meteo è stato clemente – osserva Genini –, dall’altro ci siamo confrontati con gli spropositati tagli al budget agricolo contenuti nel pacchetto di sgravi proposti dalla Confederazione, fortunatamente bocciati poi in gran parte dal parlamento». C’è poi stata la continua pressione delle epizoozie, le malattie infettive contagiose che colpiscono gli animali, «quali la lingua blu per bovini e ovini o il risanamento dalla zoppina per le pecore, oppure altre che sono alle nostre porte come la peste suina e la dermatite nodulare contagiosa e per cui ci stiamo preparando da tempo». Un altro tema caldo, «che ci sta impegnando da anni e che purtroppo continuerà a toccarci, è quello della fauna selvatica. I cervi – indica Genini – stanno dilagando e così i cinghiali, i corvi e i tassi. Ultimamente si sta riscontrando una maggiore pressione degli ungulati in pianura per via del lupo, che è l’altro enorme problema irrisolto che sta causando danni elevatissimi con numerose aziende che chiudono i battenti». Venendo a quest’anno, dai primi mesi del 2026 emerge «una situazione generale pessima: globalmente i costi di produzione stanno esplodendo a causa dei conflitti mondiali e le preoccupazioni per il clima siccitoso verificatosi finora sono molto grandi. Si fatica inoltre a vendere alcuni prodotti, penso per esempio allo smercio del vino». Il contesto internazionale, in particolare il blocco dello stretto di Hormuz da cui transitava una quota importante di gas e fertilizzanti necessari per l’agricoltura, porta con sé «picchi del 40-50% dei costi in più – dice Genini –. Lo avevamo già visto con l’invasione russa dell’Ucraina e lo vediamo oggi con i blocchi navali e gli attacchi a porti, impianti di estrazione e fabbriche. Non sappiamo quanto questa situazione durerà e come si evolverà. Certo, la Svizzera ha delle riserve di fertilizzanti e di carburanti, ma se sarà necessario ricorrervi bisognerà farlo nel modo più razionale possibile».
Sarà poi anche il rilancio della filiera del latte a occupare nei prossimi mesi l’Uct. Dopo la chiusura della Lati nel 2024, la trasformazione locale del latte sta attraversando una fase di grande affanno. «Per fronteggiare questa situazione – sottolinea Genini – è in corso uno studio su come valorizzare il latte ticinese. Siamo inoltre nelle fasi finali della creazione di un’Interprofessione del latte che possa tutelare gli interessi dei produttori, dei trasformatori e degli affinatori dei prodotti caseari e al contempo coinvolgere la grande distribuzione». L’augurio, va da sé, «è che queste azioni possano dare un po’ di nuova linfa a un settore dove i prezzi pagati ai produttori sono estremamente bassi e insoddisfacenti oramai da anni».
CANTONE
it-ch
2026-05-04T07:00:00.0000000Z
2026-05-04T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281573772306497
Regiopress SA