‘Donazioni in aumento ma c’è ancora margine’
Paolo Merlani (Eoc): ‘Il Ticino ha una sensibilità molto maggiore rispetto ad altri cantoni’. Ogni anno 600 interventi e 1’300 pazienti in attesa
Di Giacomo Agosta
È un argomento spesso difficile da affrontare, di quelli che si preferisce rimandare. Parlare con un caro della propria morte, e di cosa fare del proprio corpo, non è semplice. Eppure è necessario. Già, perché il tema della donazione degli organi potrebbe toccare tutti noi. Una decisione importante che i familiari sono chiamati a prendere in una situazione di stress emotivo. Un chiarimento, esprimere la propria volontà, potrebbe dunque essere di grande aiuto a tutti.
‘Una scelta che tocca l’intera famiglia’
Questi e altri temi legati alla donazione di organi sono stati al centro di una recente giornata organizzata dall’Ente ospedaliero cantonale e Swisstransplant. ‘Grazie a voi’, un nome che racchiude anche il senso dell’evento. «È una giornata che si organizza ogni quattro anni in Ticino, la prima volta si è svolta nel 2018. Si tiene anche in alcuni altri cantoni della Svizzera romanda e in pochi della Svizzera tedesca», afferma Paolo Merlani, primario e direttore del Dipartimento Area Critica e ricerca dell’Ente Ospedaliero Cantonale e responsabile per la donazione organi in Ticino. «Vengono invitate le famiglie di persone che sono decedute e hanno donato gli organi per rendere onore al gesto che è stato fatto. Gesto generoso fatto sia da coloro che sono deceduti e sia dalle famiglie che spesso hanno dovuto prendere la decisione al loro posto. Questo perché spesso le persone decedute che sono potenziali donatori non hanno la carta di donatore». Un momento di confronto, ma pure l’occasione per mostrare come stanno andando le donazioni in Ticino. «Siamo riusciti ad aumentare le donazioni di organi in Svizzera. Dieci anni fa – spiega Merlani – la media era di 12 donatori per milione di abitanti. Per fare un paragone: Spagna, Croazia e Portogallo sono sopra i 30 donatori per milione di abitanti. Grazie a numerosi progetti di sensibilizzazione siamo arrivati a superare la soglia di 20 donatori per milione di abitanti». Attualmente ci sono più di 1’300 pazienti in lista d’attesa per ricevere un organo, un dato che resta sostanzialmente costante nonostante ogni anno ci siano circa 600 trapianti. Questo perché si aggiungono costantemente nuove persone che hanno bisogno di un organo.
‘L’impatto della nuova legge è tutto da valutare’
Insomma, un margine di miglioramento c’è ancora. Qualcosa potrebbe cambiare con l’applicazione dell’iniziativa, approvata nel maggio del 2022, ‘Favorire la donazione di organi e salvare vite umane’. Le relative ordinanze sono attualmente in fase di consultazione. «Vedremo se la legge porterà a un vero cambiamento», mette in chiaro il direttore del Dipartimento Area Critica. «Quello approvato dal popolo è un concetto che sta alla base della donazione di organi: senza una chiara volontà contraria, si parte ora dal presupposto che un cittadino sia favorevole a donare i suoi organi». Nella pratica, però, alla famiglia resta l’ultima parola. «Proprio come succede ora, i parenti avranno in ogni caso l’ultima decisione. Non ci sarà nessun caso in cui una famiglia contraria alla donazione degli organi di un suo caro vedrà non rispettata la propria decisione». L’obiettivo di chi lavora nel settore o ha a cuore questa tematica è quindi quello di sensibilizzare sempre di più e far capire l’importanza di questo gesto.
‘Un momento per dire grazie’
«Penso che in Ticino siamo a buon punto, la popolazione è ben informata. Molto più che in altri cantoni della Svizzera», afferma Merlani. E qui si torna alla giornata organizzata recentemente al Lac di Lugano con le famiglie di donatori. «Hanno partecipato famiglie, trapiantati e autorità pubbliche. I termini messi in evidenza durante questa giornata sono stati ‘generosità’ e ‘umanità’ nel senso più nobile del termine. Le famiglie – ricorda Merlani – devono sapere che il loro gesto permette di salvare vite. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, le donazioni hanno successo». Durante l’incontro si sono intercalate testimonianze, sempre con il rispetto della privacy in quanto è vietato mettere in contatto i parenti di chi ha donato e chi ha ricevuto, per condividere la propria esperienza e dare una sensazione di riconoscenza collettiva.
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