‘Alla riunione Gnesa agì correttamente’
Così il presidente del Consiglio della magistratura Stefani sull’incontro svolto da Zali. Ieri le audizioni nella sottocommissione della ‘Giustizia’
Di Andrea Manna e Vittoria De Feo
Nessuna segnalazione, per ora, al Ministero pubblico da parte del Consiglio della magistratura: né a carico della magistrata dei minorenni Fabiola Gnesa, né a carico del presidente del governo Claudio Zali. Lo ha indicato ieri, rispondendo alle domande dei giornalisti, la coordinatrice della sottocommissione parlamentare della ‘Giustizia e diritti’ Cristina Maderni. Sottocommissione che, unitamente a quella della ‘Gestione e finanze’, si occupa – nell’ambito dell’Alta vigilanza – di far luce sull’incontro, tenutosi lo scorso 9 giugno nell’ufficio del consigliere di Stato, sollecitato dallo stesso ministro leghista sul collocamento nel carcere giudiziario della Farera del 14enne della cui madre è conoscente.
Maderni: ‘Elementi da approfondire’
È stato infatti il suo turno. Per tre ore, dalle 9.30, la sottocommissione ‘Vigilanza’ ha infatti sentito in audizione, prima, rappresentanti del Cdm – il suo presidente Damiano Stefani e il sostituto procuratore generale nonché membro dello stesso Cdm Andrea Maria Balerna, con loro la cancelliera attribuita al Cdm – e, in seguito, la magistrata dei minorenni Gnesa. Dall’incontro, spiega Maderni, «sono emersi elementi che pensiamo vadano approfonditi». E questo perché, osserva la deputata liberale radicale, «abbiamo sentito solo una parte delle persone presenti alla riunione sulla detenzione del 14enne. L’auspicio è quindi di creare una collaborazione con la sottocommissione ‘Finanze’ della ‘Gestione’». Quest’ultima settimana scorsa ha audizionato – separatamente – lo stesso Zali, la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti, il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini e la direttrice medica del Servizio di medicina penitenziaria dell’Ente ospedaliero cantonale Teresa Salamone. Insomma, la sottocommissione ‘Vigilanza’ – della quale, oltre a Maderni, fanno parte Sabrina Gendotti (Centro), Mauro Minotti (Lega), Daria Lepori (Ps), Roberta Soldati (Udc) e Marco Noi (Verdi) – intende incrociare le informazioni per capire come proseguire gli approfondimenti.
Tra due settimane è già stato fissato un ulteriore incontro entro cui sarà presumibilmente chiarito se e come sarà imbastita la collaborazione con la sottocommissione ‘Finanze’, capitanata dal presidente del Centro Fiorenzo Dadò. In ogni caso, chiarisce Maderni, «per il momento le audizioni sono terminate. Andiamo avanti con gli approfondimenti passo per passo e il prossimo è interfacciarsi con Dadò. Nei prossimi giorni, poi, riceveremo ulteriore materiale su cui chinarci e che idealmente vorremmo condividere con la sottocommissione della ‘Gestione’». E non da ultimo sulle tempistiche aggiunge: «Saranno i fatti a determinare i tempi. È chiaro che prima si chiude questo caso meglio è».
Tre ore di audizioni come detto. Da nostre informazioni, la sottocommissione ha fra l’altro domandato a Gnesa se in quella riunione avesse avvertito delle pressioni da parte di Zali. La risposta è stata affermativa. Anche se quello che chiedeva il ministro non ha comunque avuto seguito.
Nessuna segnalazione da parte del Cdm
Gnesa è stata sentita qualche settimana fa da una delegazione del Consiglio della magistratura. «Da quell’audizione e dai relativi verbali – spiega, reduce dall’incontro con la sottocommissione della ‘Giustizia e diritti‘, il presidente del Cdm Damiano Stefani, da noi contattato – non sono emersi elementi a carico della magistrata dei minorenni, assolutamente nessun elemento. Gnesa si è comportata correttamente nell’incontro voluto da Zali. Non ha violato alcun segreto. Neppure sono emersi indizi – prosegue il giudice d’Appello alla testa dell’organo di vigilanza sull’apparato giudiziario ticinese – per considerare che la gestione del caso concreto necessitasse di un approfondimento per questioni di natura disciplinare da parte del Consiglio della magistratura, che, non va dimenticato, non ha alcuna competenza per valutare le questioni di merito delle procedure giudiziarie, le quali se del caso devono essere sottoposte alle rispettive autorità giudiziarie di ricorso. Questi sono i motivi per i quali come Cdm non abbiamo fatto alcuna segnalazione alla Procura, né avviato un procedimento disciplinare. Ed è quello che dovevamo appurare tenuto conto che il Cdm ha giurisdizione sui magistrati». Il Consiglio della magistratura non ha neppure fatto una segnalazione alla Procura nei confronti di Zali, ad esempio per l’ipotesi di abuso di autorità, reato peraltro perseguibile d’ufficio. «Dall’audizione con la magistrata – riprende Stefani – non sono scaturiti elementi solidi per una nostra denuncia in tal senso. In ogni caso – continua il presidente del Cdm – se gli eventuali approfondimenti da parte delle commissioni parlamentari che si stanno occupando del caso sul piano politico dovessero fare emergere fatti diversi, ne terremo conto. Così come faremo qualora eventuali atti della Procura pubblica dovessero portare a risultati per noi di rilievo. L’importante è che a tutti i livelli venga fatta la massima chiarezza possibilmente in tempi brevi».
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