‘Una soglia di dignità’ ‘Attacco al partenariato’
In ‘Gestione e finanze’ sentiti mondo economico e sindacati sull’iniziativa popolare ‘Per un salario minimo sociale’. Il voto forse già a settembre
Di Giacomo Agosta
Il dibattito sull’iniziativa della sinistra ‘Per un salario minimo sociale’, di circa 22,50 franchi l’ora, sta per entrare nel vivo. Sindacati e mondo economico dicono la loro. Voto forse a settembre.
Ventidue franchi e cinquanta centesimi. È la cifra che hanno in testa i promotori dell’iniziativa popolare ‘Per un salario minimo sociale’ promossa dalla sinistra, e sostenuta anche da un ampio fronte sindacale, come retribuzione minima oraria da applicare al mercato del lavoro ticinese. Dell’iniziativa – la proposta è di ancorare alla costituzione il principio secondo cui il salario minimo non può essere inferiore a quanto riconosciuto dalle prestazioni complementari Avs/Ai e di impedire che i contratti collettivi possano derogare allo stesso salario minimo – si è discusso in commissione parlamentare ‘Gestione e finanze’ dove sono stati sentiti gli attori coinvolti. Per il mondo delle imprese erano presenti Michele Rossi e Stefano Modenini, rispettivamente delegato alle relazioni esterne della Camera di commercio e direttore dell’Associazione industrie ticinesi. Lato sindacale sono stati sentiti il segretario regionale di Unia Giangiorgio Gargantini e il segretario cantonale dell’Ocst Xavier Daniel.
«Sono state ampiamente superate le tempistiche di evasione. Vogliamo quindi portare al più presto il tema in aula e poi davanti al popolo», afferma il presidente della ‘Gestione e finanze’ Fabrizio Sirica che è pure primo firmatario dell’iniziativa lanciata nel 2021. «L’obiettivo è che nelle prossime settimane si riescano a firmare i rapporti. I due fronti sono ormai abbastanza chiari anche se alcuni partiti devono ancora esprimersi formalmente». Schieramenti chiari che vedono, come prevedibile, sinistra e Verdi da una parte e partiti borghesi dall’altra. Una possibilità è che il dossier arrivi in Gran Consiglio nel corso della primavera e alle urne a settembre.
Per i datori di lavoro questa proposta rappresenta un indebolimento del partenariato sociale, ovvero del dialogo tra datori di lavoro e chi rappresenta gli impiegati. Per i sindacati, invece si tratta di un passo necessario. Un salario minimo al di sotto delle prestazioni che permettono di vivere, hanno spiegato durante l’audizione, sarebbe un fallimento. Contrario alla proposta, una posizione messa nero su bianco con un messaggio del 2023, è anche il Consiglio di Stato.
A stilare il rapporto che sostiene l’iniziativa popolare, che chiede di modificare l’articolo 13 della Costituzione cantonale e ha raccolto quasi 13mila firme, saranno il capogruppo socialista Ivo Durisch e la cocoordinatrice dei Verdi Samantha Bourgoin. «Quello che si chiede è un principio semplice da capire: un salario minimo sociale, ovvero un salario che corrisponda alla legge sulle assicurazioni complementari che è una legge sociale. Insomma, un salario dignitoso». A proposito dell’audizione: «I sindacati hanno il polso dei lavoratori, per cui si rendono conto della diminuzione del potere d’acquisto e della necessità di dare paghe migliori. Non hanno avuto nemmeno perplessità per quanto riguarda la volontà di subordinare i contratti collettivi, che li vedono attivi in prima persona, al salario minimo». Giudizio diverso, quello di Durisch, a proposito di quanto sentito da parte del mondo economico. «Mi sono sembrati un po’ fuori scala. Si immaginano dei livelli di salario minimo che sono distanti da quello che riteniamo accettabile. Spero che rivalutino le loro posizioni partendo da quello che propone l’iniziativa. Se vogliono sostanziare il loro no possono farlo, ma devono essere più credibili».
A occuparsi del rapporto contrario all’iniziativa sarà Tiziano Galeazzi (Udc). «Mi sono proposto, sperando di avere il sostegno anche delle altre forze politiche borghesi», afferma il democentrista. «Ci sono molti aspetti tecnici e di calcolo che non sono così evidenti. Serve analizzare il dossier». Un modo per prendere tempo e rimandare la discussione? «No, non voglio assolutamente fare questo tipo di ‘giochetti’. Serve arrivare davanti alla popolazione con un quadro chiaro. Ad esempio – aggiunge Galeazzi – non è chiaro quale sia l’impatto per i lavoratori frontalieri. Sarà un disincentivo o un incentivo al loro arrivo?». Per quanto riguarda le audizioni in ‘Gestione e finanze’, «mi hanno convinto Rossi e Modenini, che hanno presentato quale potrebbe essere l’impatto per le ditte».
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