‘Altri sei mesi’ Ma i mozionanti insorgono
Il Consiglio di Stato chiede all’Ufficio presidenziale del parlamento una proroga. Dadò e Ferrara non ci stanno: ‘La verifica che sollecitiamo è urgente!’
di Andrea Manna e Giacomo Agosta
Il Consiglio di Stato: dateci altri sei mesi. I mozionanti: no, a questo punto sia il parlamento a decidere. Sullo sfondo c’è l’audit (“un audit indipendente”) sulla Polizia cantonale sollecitato da Fiorenzo Dadò del Centro e Natalia Ferrara del Plr con la mozione che i due deputati hanno inoltrato nell’ottobre dello scorso anno. A far insorgere gli autori dell’atto parlamentare è una recente lettera del governo all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. Nella missiva, datata 22 aprile, l’Esecutivo chiede “una proroga di 6 mesi per la presentazione del messaggio governativo”. E spiega: “Sono infatti in corso delle verifiche interne, tra cui la valutazione dell’assegnazione di un mandato per un audit indipendente”. Ferrara e Dadò non ci stanno: temono un ulteriore allungamento dei tempi. «L’audit è urgente», afferma perentorio Dadò da noi interpellato. Nella lettera il Consiglio di Stato richiama il sesto capoverso dell’articolo 105 della Legge sul Gran Consiglio, secondo cui “In caso di inosservanza, da parte del Consiglio di Stato, del termine di 6 mesi per la presentazione del messaggio, la mozione è trasmessa automaticamente a una Commissione, a meno che l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio conceda una proroga per la presentazione del messaggio, dietro richiesta motivata del Consiglio di Stato formulata prima della scadenza del suddetto termine”. Spetterà dunque all’Ufficio presidenziale decidere. Ma i mozionanti tengono già sin d’ora a manifestare il loro disappunto verso un eventuale accoglimento dell’istanza di proroga.
‘La richiesta dell’Esecutivo non si giustifica’
«Il termine di sei mesi assegnato dalla legge al governo per esprimersi è scaduto – osserva Dadò –. Il Consiglio di Stato però non si è pronunciato. Non solo. Lo scorso autunno in parlamento, rispondendo a un’interpellanza, il ministro Claudio Zali, responsabile politico della Polizia cantonale dopo l’arrocchino leghista in Consiglio di Stato, aveva minimizzato, per non dire ridicolizzato, i risultati del sondaggio promosso dai sindacati di polizia. Un sondaggio dal quale era emerso un diffuso e preoccupante malessere all’interno della Cantonale. Intervistato in marzo dalla ‘Regione’, Zali sostiene però che, cito, “per capire meglio il clima all’interno del Corpo verrà commissionato un audit esterno su basi scientifiche”. Dunque i risultati di quel sondaggio erano tutt’altro che sballati, visto che, dichiara Zali, per capire meglio il clima nella Polizia cantonale si vuole commissionare un audit. Ricordo inoltre che già nel 2024 l’ex ufficiale della Cantonale Giorgio Galusero e il deputato dei Verdi Marco Noi avevano evidenziato pubblicamente disagi e problemi in polizia». Ciò premesso, per il presidente del Centro la proroga di sei mesi chiesta dal governo «non si giustifica». Pertanto, continua Dadò, «la mozione mia e di Ferrara vada al più presto in commissione affinché il plenum del Gran Consiglio possa decidere in tempi brevi, dando, come io e la collega auspichiamo, luce verde all’audit in base ai motivi e alle indicazioni contenuti nel nostro atto parlamentare». Dadò e Ferrara chiedono “l’avvio di un audit indipendente, che valuti la situazione generale in cui si trova oggi il Corpo della Polizia cantonale e il clima di lavoro in cui gli agenti operano, così come delle proposte correttive per sanare eventuali disfunzionalità che potrebbero emergere”. Un audit, per quanto riguarda la sua esecuzione, da affidare “tramite concorso pubblico a un ente esterno al Cantone Ticino”. «Con l’audit che proponiamo – riprende il deputato centrista – non si vuole accusare nessuno o andare contro un’istituzione, in questo caso la polizia: l’obiettivo è riportare serenità nella Cantonale e migliorarne il funzionamento. A maggior ragione alla luce della nuova Legge sulla polizia che assegna importanti poteri alla Cantonale. Faccio peraltro presente che la polizia non è un servizio qualsiasi dello Stato: ha il compito di garantire la sicurezza pubblica ed è il braccio della magistratura».
‘Situazioni da approfondire al più presto’
Rileva a sua volta Natalia Ferrara: «Quando abbiamo chiesto un audit esterno sulla polizia non l’abbiamo fatto a cuor leggero. La nostra mozione era molto dettagliata e obiettiva, simile a quanto già fatto in passato sul piano federale. Ciò nonostante – prosegue la deputata liberale radicale e già procuratrice pubblica – la prima reazione di Zali è stata ‘va tutto bene, non bisogna fare nulla’». E invece… «Una verifica dello stato di salute delle forze dell’ordine dopo tanti anni dall’ultima volta, e soprattutto dopo un sondaggio che dimostra chiaramente l’esistenza di situazioni complesse e da approfondire, è assolutamente necessaria». Dalla mozione, depositata come detto nell’ottobre 2025, sono passati sei mesi. «Bene che il governo si sia comunque manifestato sul tema, con la lettera all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. Male, molto male, che lo abbia fatto per chiedere una proroga di altri sei mesi. Questa richiesta – avverte Ferrara – non è rispettosa della nostra mozione, a maggior ragione se lo stesso consigliere di Stato ne riconosce la necessità». Anche perché l’iter non è proprio breve. «Un mandato di questo tipo, affidato a un ente esterno e indipendente, richiede del tempo per essere eseguito. Ci si attivi subito quindi così da permettere a chi sarà incaricato di portare avanti le verifiche mentre la legislatura e i lavori proseguono». Precisa Ferrara: «Quello che conta per noi è l’obiettivo».
Di forze dell’ordine si è parlato anche settimana scorsa in parlamento, quando è stata approvata la riformata Legge sulla polizia. A far discutere sono state soprattutto le parole di Zali, che ha sollevato alcune criticità del nuovo testo: “La differenza come sempre la faranno le persone più che le leggi”. Ferrara: «Sono d’accordo con quanto ha detto. Ma faccio notare che le persone lavorano in un ambiente, con regole scritte e regole non scritte. Dunque, più si aspetta con l’audit peggio è. Determinate situazioni rischiano di incancrenirsi e, allo stesso tempo, non si ha modo di certificare quanto di buono fa la polizia e cosa funziona al suo interno».
CANTONE
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2026-04-30T07:00:00.0000000Z
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